“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.” Voglio partire da questa bellissima frase del protagonista realmente esistito Giuseppe Impastato detto Peppino per parlarvi di questa pellicola diretta da Marco Tullio Giordana che alle soglie del 2000 realizzò il film italiano sulla mafia per antonomasia: I cento passi.

La suddetta opera è divenuta nel corso degli anni una vera e propria pietra miliare del cinema nostrano ed ha consacrato Luigi Lo Cascio come uno dei più bravi attori della sua generazione. È riuscito ad interpretare Peppino Impastato in modo encomiabile conferendogli quel coraggio e quella passione che hanno fatto di lui un simbolo della lotta alla Mafia. D’altronde come asseriva la premio Nobel Rita Levi-Montalcini: “Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.”

E Peppino di coraggio ne aveva da vendere, sfidò Cosa Nostra in modo intelligente servendosi di un’ironia sagace e pungente andando contro la sua famiglia e soprattutto contro suo padre che si era sempre mostrato servizievole e docile nei confronti del boss Gaetano Badalamenti al fine di ottenere favori e protezione.

I cento passi, che corrispondevano alla distanza che intercorreva tra casa Impastato e casa Badalamenti, fu un’opera che ottenne all’unanimità il consenso sia del pubblico che della critica, tanto da aggiudicarsi ben cinque David di Donatello tra cui quello come miglior attore protagonista a Lo Cascio e quello come miglior attore non protagonista assegnato ad un eccezionale Tony Sperandeo nei panni di Tano Badalamenti.

Tullio Giordana, come in altre sue opere, realizza un vero e proprio film di impegno civile che strizza l’occhio al Francesco Rosi di Le mani sulla città non limitandosi a parlarci solo di mafia; dipinge infatti un vero e proprio affresco generazionale sui giovani del ’68 che attraverso le loro idee rivoluzionarie che spesso sfociavano in utopie riuscirono realmente a smuovere le acque nel nostro paese.

Luigi Lo Cascio ne I Cento Passi
Luigi Lo Cascio ne I cento passi

La regia è spesso nervosa e riesce bene a far vibrare lo spettatore di giusta indignazione, mentre la sceneggiatura, premiata anch’essa con il David e il Nastro d’argento, scritta dal regista con l’ausilio del giornalista Claudio Fava e di Monica Zapelli riesce nel difficile intento di eludere la facile retorica e di dare molto rilievo ai personaggi di contorno, nessuno escluso.

Da sottolineare anche la scelta di una bellissima colonna sonora composta da veri e propri capolavori musicali che scandiscono i momenti più rilevanti della storia: House of the rising sun degli Animals infatti fa da sottofondo agli istanti più felici della vita di Peppino, Summertime di Janis Joplin accompagna invece uno degli attimi più tragici del film così come A whiter shade of pale del gruppo inglese Procul Harum presente nella sequenza del funerale.

Cos’altro dire?!? Se ancora non lo avete fatto, guardate questo gioiellino! ne vale veramente la pena.

Vi lascio con le seguenti parole piene di rabbia di Peppino Impastato che mettono in risalto tutto il suo temperamento e la sua audacia nel combattere la criminalità organizzata: “Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”

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