Siamo nel 2014 e Alejandro González Iñárritu alla sua quinta opera firma il capolavoro. Sì, esatto, di Birdman si può parlare come di un capolavoro. Vincitore di numerosi riconoscimenti tra cui 4 premi Oscar.

Il film è realizzato in modo da apparire come un lunghissimo piano sequenza. In realtà, le lunghe riprese realizzate sul set, solo successivamente, in post produzione, sono state unite per restituire l’effetto finale di un unico piano sequenza.

Questa tecnica cinematografica, dove attraverso un’unica inquadratura (generalmente piuttosto lunga), regala allo spettatore una maggiore vicinanza con la realtà, in quanto la vita reale di tutti i giorni, di fatto, è priva di montaggio. Quindi grazie a questa audace tecnica, in qualche modo, si restituisce un tempo più dilatato all’azione della scena, facendo prestare al pubblico una maggiore attenzione ai dettagli e alle sfumature.

Gli esempi più noti di questa tecnica sono nei film Arca Russa di Alexander Sokurov, Nodo alla gola di Alfred Hitchock, nel finale di Professione Reporter di Michelangelo Antonioni, nella scena dell’ingresso al club Copacabana nella pellicola Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese, e a inizio film nei più recenti Gravity e La La Land.

L’impresa quindi di voler raccontare un’intera storia in un’unica ripresa richiede sforzi notevoli, sia da parte della troupe che da parte degli attori, costretti a recitare proprio come a teatro, senza interruzioni, sempre che non ci siano errori.

Il regista per questa impresa si affida al suo più stretto collaboratore, nonché amico: il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, vincitore di ben 3 premi oscar. Il risultato finale è stupefacente: lo spettatore viene immediatamente proiettato nel bizzarro mondo del protagonista, abitato da personaggi surreali, grotteschi, ma che in fondo sentiamo familiari. Il cast è capitanato dall’immenso Michael Keaton, rispolverato dopo anni di assenza dal grande schermo proprio per questo ruolo, seguito da attori e attrici di grande spessore come Edward Norton, Emma Stone e Naomi Watts.

La storia è quella di Riggan Thomson (M. Keaton), attore fallito, che per riscattarsi decide di portare in scena un grande spettacolo teatrale a Broadway tratto da un’ opera di Raymond Carver. Il nostro protagonista è in continua corsa contro il tempo, dovuta alle prove per andare in scena, agli inconvenienti e alle varie scadenze di pagamento.

A complicare il lavoro di Riggan Thomson è una voce immaginaria, una sorta di coscienza; l’attore infatti è perseguitato da Birdman, un personaggio che egli stesso interpretò 20 anni prima in un film commerciale (quello che oggi definiamo “Cinecomics”).

Questa voce infatti cercherà di convincerlo costantemente a mandare a monte la nuova carriera teatrale, e a farlo tornare a recitare nei film blockbuster, per ricevere più popolarità. Il ruolo di Birdman anni prima regalò a Thomson la celebrità, ma anche senso di colpa e rimorso, in quanto il protagonista non si sentiva all’altezza di definirsi attore, avendo sempre recitato in film scadenti.

Ecco che l’occasione di portare in scena a teatro un importante testo drammatico, rappresenta per Thomson il giusto riscatto artistico.

Così, tra le esilaranti prove teatrali e la continua lotta di coscienza tra l’attore e il personaggio immaginario, assistiamo ad un film di una originalità unica, qualcosa di mai visto prima, un’opera che da nuovamente ossigeno al cinema e che ci proietta in chissà quali innovative future esperienze cinematografiche.

Un film sull’ego e sulla fragilità umana, sulla celebrità e sul nostro tempo, inafferrabile e incontrollabile.

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