Capita che spesso si comprino i libri più per impulso che per vero interesse. Con il tempo i frequentatori di librerie raggiungono una vasta e completa collezione di volumi da leggere che prendono polvere fino a quando capitano nuovamente sotto l’occhio di chi li ha comprati. Questo è quello che mi è capitato in questi mesi dove ho avuto la possibilità e, in un certo senso, la necessità di recuperare alcune letture. Tra queste figurava anche un leggero libricino comprato in una graziosa libreria di una minuscola località termale della Val d’Orcia: Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi.

Edito nei primi giorni del 2019, il libro racconta di un’Italia distopica ma non troppo. Non troppo nel senso che sembrava non discostarsi di molto dalla realtà.

L’Italia sta attraversando degli impetuosi movimenti rivoluzionari. Il populismo pervade oramai ogni angolo del paese e persino la lingua italiana viene messa sotto osservazione in quanto troppo complicata. Una sera, ospite di un noto talk show, il professor Giovanni Prospero, confrontandosi con il popolarissimo Ministro dell’Interno, commette la colpa di citare Spinoza mentre il popolo muore di fame.

Sulla strada di casa il professore viene pestato a morte, obbligando la figlia Olivia a rientrare dall’Inghilterra per il riconoscimento e i funerali. La giovane troverà un paese molto diverso da quello che aveva lasciato.

Il paese è stufo dei professoroni che complicano le cose. L’Italia è ormai ai piedi del Ministro dell’Interno, un milanese di cui è facile capire l’origine della parodia. L’astio verso quelle persone che cercano di comprendere un po’ di più di quello che è necessario alla minima sopravvivenza vengono passo dopo passo esclusi, fino a che il censimento dei radical chic di cui parla il titolo del romanzo diventa realtà.

Nato per proteggerli meglio, il registro con i nomi di questi pensatori diventa un nuovo metodo di oppresione del pensiero critico.

Il censimento dei radical chic è un libro riflessivo e divertente che prendendo spunto dall’attualità del periodo immagina un lento e inesorabile declino autocratico. Dai comizi nei talk show (tipici nel nostro paese) Giacomo Papi arriva ad immaginare un nuovo organo per il controllo e la semplificazione della lingua italiana.

In poco più di 130 pagine l’autore ci aiuta a riflettere sull’importanza della conoscenza, su quanto sia necessaria per poter avere un proprio spirito critico, su quanto alla fine siamo tutti umani con le stesse debolezze e insicurezze e soprattutto sul dramma dell’arroganza e della superficialità nel dibattito politico.

Giacomo Papi estremizza una situazione vissuta realmente nel Conte 1, con Matteo Salvini nei panni di un Ministro dell’Interno sempre in bilico tra l’esercizio delle sue funzioni e l’abuso di potere. Ma nemmeno la fervida immaginazione di un così bravo narratore poteva immaginare le folli giornate del Papeete.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here