Siamo nel 1971 e Stanley Kubrick, reduce da 2001: Odissea nello spazio, uscito nelle sale cinematografiche appena tre anni prima, porta sul grande schermo Arancia Meccanica. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess, è scritto, diretto e prodotto dallo stesso regista. Il film otterrà 4 nomination agli Oscar, compreso miglior film e miglior regia, senza però portare a casa nessuna statuetta.

Il titolo originale della pellicola è A Clockwork Orange, che nel dialetto dell’ East London significa strano come un’arancia ad orologeria, modo di dire utilizzato per descrivere qualcosa (o qualcuno) di fortemente bizzarro all’interno, ma che si presenta esternamente con un aspetto normale e naturale.

La pellicola alla sua uscita destò scalpore e indignazione, tant’è che lo stesso Kubrick si trovò costretto, dopo aver ricevuto più volte personali minacce e intimidazioni, a fare pressioni alla casa di distribuzione per far ritirare il film dalle sale, una cosa mai successa prima. Tutto questo perché una parte del pubblico e della critica gridò al capolavoro, l’altra invece contestò il film per le troppe scene di violenza, per lo stile utilizzato, ma soprattutto per la forte critica all’intera società.

Scelta curiosa ma di forte impatto, quella di utilizzare costantemente, come colonna sonora, musiche poderose, in particolare brani di musica classica, passando da La Gazza Ladra di Rossini alla Sinfonia n. 9 di Beethoven.

Malcolm McDowell, attore scelto da Kubrick per interpretare la parte del protagonista, fu messo a dura prova dal regista, che come noto era un perfezionista. Infatti, gli infiniti ciak e le molteplici scene violente porteranno il nostro giovane attore a continui infortuni, tra cui una costola rotta e l’abrasione delle cornee.

La storia è tra le più crudeli e surreali, ma nasconde in realtà una forte critica alla società contemporanea.

I drughi in una scena del film

Il film ci racconta le imprese e le disavventure di Alexander DeLarge (McDowell), giovane capo di una banda di criminali, i così detti Drughi, che in un futuro prossimo nella città di Londra trascorrono il proprio tempo libero dedicandosi ad azioni mostruose: stupri, furti e ultraviolenza.

La continua prepotenza di Alex verso il resto del gruppo porterà la banda criminale a consegnare il suo capo nelle mani della polizia. Condannato per omicidio, durante la sua lunga detenzione viene a conoscenza di un trattamento sperimentale rieducativo: un’iniziativa del nuovo governo in carica che promette ai detenuti, se sottoposti alla cura, la scarcerazione immediata, il così detto Trattamento Ludovico.  Alex accetta di prestarsi ad atroci esperimenti di medici e psichiatri, tanto da trasformarsi alla fine del percorso rieducativo in un soggetto totalmente diverso, una persona innocua, priva di libero arbitrio, e che agisce sempre in nome del bene: “strano come un’arancia meccanica”.

E come promesso dalle autorità, Alex verrà liberato ma presto si troverà a scoprire che la sua stessa famiglia lo ha rinnegato e che l’intera società lo ha completamente dimenticato. Solo e senza un posto nel modo, tra molteplici disavventure, il nostro protagonista, incapace ormai di scegliere liberamente chi o che cosa essere, si troverà in qualche modo costretto ad infliggersi del male e inevitabilmente a riconsegnarsi nelle mani del potere che, consapevolmente, lo ha trasformato in un (vero) mostro.

Ed è proprio qui che si nasconde il significato del film: la negazione del libero arbitrio, il non poter scegliere chi e che cosa essere. La critica socio-politica che fa Kubrick attraverso questo film è soprattutto rivolta alle istituzioni, interessate ad avere un controllo pressoché totale sulle masse. Lo stesso Burgess, autore del libro, ha dichiarato di non aver scritto un inno alla violenza ma alla libertà dell’uomo, cosa che il nostro protagonista, alla fine del film (forse) non ha più.

Possiamo definire quindi che, anche se uscito nel 1971, Arancia meccanica, per lo stile in cui è stato girato, innovativo e sperimentale e per le tematiche trattate, resta e resterà per sempre un film moderno e attuale.

Almeno fino a quando vivremo in una società come la nostra: malata e guasta.

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