Secondo Leonardo Pieraccioni è una delle commedie più belle del cinema. A suo dire, quella in cui maggiormente si delineano le capacità recitative, anche più drammatiche, dell’indimenticabile John Belushi. Chiamami Aquila (Continental Divide), è una pellicola del 1981 diretta da Michael Apted, e interpretata da uno dei comici più amati di sempre.

Con questa commedia sentimentale e ambientalista, Belushi vuole discostarsi un po’ dai precedenti ruoli: più demenziali e grotteschi. La storia d’amore con una bella ornitologa fa di Chiamami Aquila un modo per gettarsi alle spalle i personaggi di Bluto Blutarski e di Jake Blues.

La trama di Chiamami Aquila (1981)

Il celebre giornalista del Sun Times di Chicago, Ernie Souchak, porta avanti la sua battaglia a colpi di articoli contro un importante uomo d’affari della città, il quale sarebbe immischiato in loschi traffici mafiosi.

Quando viene pestato da alcuni scagnozzi, il direttore della testata giornalistica, Howard (Allen Goorwitz), decide di mandarlo sulle montagne rocciose. Lì, potrà riprendersi e scrivere un reportage su Nell Porter (Blair Brown), un’ornitologa che sta studiando le aquile calve: una specie in via d’estinzione.

Ernie parte sebbene non del tutto convinto. Lo stesso si potrà dire della donna che, a causa del suo carattere scontroso, specialmente nei confronti di coloro che vivono in città, all’inizio non vuole saperne di un’intervista. Ernie però è un professionista e sa aspettare. Impara a vivere isolato, a contatto con la natura e nel puro rispetto degli animali. Questo soggiorno lo porterà a smettere di fumare e ad innamorarsi di Nell. Al suo ritorno in città, naturalmente, qualcosa non sembra quadrare.

Un flop che non dette a Belushi gli onori e il successo che forse avrebbe meritato. Molti fan dell’attore, infatti, rimasero delusi nel non aver ritrovato il classico ruolo del casinaro e del folle al quale erano abituati. A distanza di anni, Chiamami Aquila non smentisce la bravura di Belushi, che si cala in un personaggio serio, sempre ironico, ma comunque più riflessivo.

Ora è un cult che, per chi ama il buon vecchio John, non può non vedere. È un dramma che comunque non si trasforma in tragedia. È una commedia che non scade nel grottesco e si mantiene anche grazie alle costose riprese sulle Rocky Mountains che rallentarono la lavorazione.

Il film, che all’inizio doveva essere diretto da Steven Spielberg, il quale fu costretto a declinare i compiti dopo l’insuccesso di 1941: Allarme a Hollywood, passò nelle mani del regista Michael Apted. Dopo questo ruolo, la carriera di Belushi cominciò a spegnersi poco a poco. Possiamo dire che Ernie Souchak e Chiamami Aquila, sono rispettivamente l’ultimo personaggio e l’ultimo film di un attore che, nonostante i problemi con l’alcol e la droga, voleva rinnovarsi.

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