Sembra che le grandi città di oggi siano tutte uguali: centri meravigliosi che emanano successo e bellezza; periferie degradate dove i nuovi poveri vengono abbandonati a loro stessi. In Italia, come negli Stati Uniti, così come in Francia, con le dovute differenze culturali e sociali, la situazione sembra ripetersi con la stessa struttura: grandi periferie dormitorio, dove regnano il degrado e la criminalità, e dove i piccoli nascono già senza futuro. Sono i nuovi miserabili.

Proprio di loro parla il film del francese Ladj Ly, chiamato per l’appunto I Miserabili, come il celebre libro di Victor Hugo. Candidato ai Premi Oscar come Miglior Film Straniero, il film racconta una giornata nella banlieue di Montfermeil, alla periferia di Parigi.

L’agente di polizia Stéphane Ruiz, interpretato da Damien Bonnard, si fa trasferire a Montfermeil per poter essere più vicino al proprio figlio. Viene assegnato alla squadra di pattuglia capitanata da Chris (Alexis Manenti), nella quale opera anche l’agente Gwada (Djibril Zonga). La prima uscita del trio sembra scorrere liscia, con un po’ di prese in giro verso il nuovo arrivato.

Ruiz scopre presto però che l’attività di pattuglia a Montfermeil è leggermente diversa da quella a cui era abituato in campagna. Chris non si fa remore a oltrepassare quelli che sono i limiti stabiliti dalla legge durante i controlli: bisogna farsi rispettare.

Da sinistra: Damien Bonnard, Alexis Manenti e Djibril Zonga

Montfermeil è una realtà complessa, dove la gestione del territorio deve essere coordinata con alcune personalità di spicco delle varie comunità. Il sindaco è una di queste: è lui che gestisce il personale degli assistenti di quartiere, uomini con la pettorina arancione che aiutano le mamme a portare la spesa fino a casa nelle palazzine dove l’ascensore è ormai fuori servizio da anni. Salah è, invece, il gestore di un ristorante molto fedele all’Islam. Ex-detenuto, conosce tutti e tutto, e non esita a mediare pur di raggiungere la pace promessa ad Allah.

In questa foresta di autorità legali e non, la pattuglia sta perlustrando il territorio quando esplode la prima grana della giornata: al circo è sparito un cucciolo di leone. Il proprietario accusa un bambino nero, per cui si dirige proprio dal sindaco con l’intenzione di minacciare di mettere a ferro e fuoco il quartiere se il leoncino non dovesse venir fuori a tempo debito.

La squadra di Chris interviene per riportare la calma e promette di risolvere la situazione. Capito chi è il responsabile, grazie a una foto su Instagram, lo vanno ad arrestare. Il piccolo Issa, poco più che tredicenne, prova a scappare quando i tre arrivano a prenderlo al campo di calcetto dove stava giocando con i suoi amici. Dopo una lunga fuga Issa viene però arrestato e ammanettato. I suoi amici lo hanno però seguito e iniziano a lanciare oggetti contro i tre poliziotti. Gwada, preso dal panico, spara con la pistola flash ball colpendo Issa sul volto.

Issa si accascia al suolo e perde i sensi. Ruiz vuole chiamare i soccorsi, ma Chris lo ferma: bisogna prima pensare a salvare la faccia di Gwada. C’è un altro problema però: qualcuno, con un drone, ha ripreso tutta la scena.
Bisogna trovarlo. Poi si penserà al piccolo Issa.

Parte così l’intreccio narrativo de I Miserabili di Ladj Ly: da un uso eccessivo della forza da parte della polizia unito alla volontà di insabbiare quanto successo. Il film arriva nelle sale proprio nel periodo in cui le forze dell’ordine sono sotto la lente d’ingrandimento in tutto il mondo. Anche in Francia.

Il racconto etnografico di Ladj Ly scava però più in profondità della semplice denuncia. Il regista, nato e cresciuto proprio a Montfermeil, racconta di una parte della cittadinanza francese, che sembra però non esistere, se non per la polizia o quando si parla di calcio.

I Miserabili si apre proprio con un suggestivo prologo dedicato alla vittoria della Francia ai Mondiali 2018. In quel frangente l’unità nazionale è solida, e tutti si ritrovano sotto il tricolore a festeggiare e a celebrare i blues. Ma la storia non cambia per una partita di calcio. Il giorno dopo, la vita a Montfermeil torna la stessa di prima.

Il giorno dopo la vittoria della coppa, i nuovi miserabili tornano a vivere nell’esilio dei blocchi abitativi dove sono cresciuti: senza prospettive, ma pieni di rabbia. Dimenticati e abbandonati, esistono solamente per essere controllati.

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