Higitus figitus, abracazè
Prestate attenzione tutti a me!

State per leggere la recensione di uno dei film d’animazione che, se non avete visto, vi invito caldamente a farlo, perché vi entrerà nel cuore e avrete voglia di rivederlo un centinaio di volte. O almeno, questo è il caso della sottoscritta.

Si tratta de La spada nella roccia (The Sword in the Stone), diretto da Wolfgang Reitherman e uscito nel 1963, è il primo prodotto pubblicato dopo la morte di Walt Disney e l’ultimo ad essere realizzato sotto la sua supervisione. La storia che vediamo nel film trae ispirazione dal romanzo omonimo scritto da T.H White di cui esistono due edizioni, la prima del 1938, mentre la seconda risale al 1958. Il libro offre una versione rielaborata dell’infanzia di Re Artù, l’iconica figura del sovrano protagonista, assieme ai cavalieri della tavola rotonda, del vasto repertorio di miti e delle leggende riguardanti la storia della Bretagna e delle isole britanniche.

Nella versione della Disney, il racconto si svolge nel VI secolo in un Inghilterra dilaniata dalle lotte di potere a causa della scomparsa del re, avvenuta senza lasciare un erede. Una possibile soluzione non può che arrivare dal cielo per mezzo di una spada prodigiosa con su scritto: “Chiunque estrarrà questa spada da questa roccia e da questa incudine sarà di diritto re d’Inghilterra”. Malgrado i numerosi tentativi, nessuno sembra riuscire nell’impresa e, di conseguenza, la spada viene preso dimenticata mentre il paese si abbandona all’oscurità dell’epoca medioevale.

Passano gli anni senza che nulla cambi, ma, nella foresta, Mago Merlino sta aspettando per l’ora del tè un giovane tutto pelle e ossa di nome Artù, anche se tutti lo chiamano Semola, che, da quanto ha intuito dalle sue visioni, è destinato a fare grandi cose e, per questo, vuole diventare il suo precettore così da aiutarlo a destreggiarsi fra i rischi e le difficoltà che la vita può avere in serbo per lui. E così, dopo aver ricevuto l’autorizzazione dal tutore del ragazzino, anche se con riluttanza, il mago inizia ad impartire le sue lezioni particolari, affiancato da Anacleto, il suo gufo altamente istruito. Queste hanno lo scopo di mostrare a Semola l’importanza dell’impegno e dell’astuzia, due elementi che se, ben sfruttati, possono essere di gran lunga più utili rispetto alla forza fisica.

Artù è molto entusiasta di imparare, ma lo è anche quando il suo tutore gli comunica che dovrà fare da scudiero al fratellastro Caio durante il torneo organizzato alla fine dell’anno il cui vincitore sarà dichiarato re d’Inghilterra. Merlino, di fronte alla decisione di Semola, si infuria e decide di partire per Honolulu, un’isola che verrà scoperta solo molto tempo dopo. Durante la giostra, Caio ha bisogno di una spada e manda Artù a cercarne una. Il giovane si imbatte nella spada magica e,  dato che la estrae agilmente, viene proclamato sovrano in modo inaspettato. Il ragazzino, molto spaventato di fronte all’incarico che lo aspetta, vorrebbe scappare, ma, per fortuna, Mago Merlino torna per restare al suo fianco e accompagnarlo nel suo destino.

Il film non viene accolto caldamente in America, dove i critici ritenevano la sua narrazione debole e troppo ricca di humour. Ciononostante, La spada nella roccia riceverà una candidatura all’Oscar alla Migliore Colonna Sonora nel 1964 e, in generale, l’idea che si afferma è quella di un prodotto in cui l’elemento chiave sono i personaggi, capaci di conquistare e di imprimersi nella memoria. Inoltre, Neil Sinyard, nel suo libro intitolato The Best of Disney, apprezza le animazioni del film, la sua struttura complessa, ma soprattutto la sua impronta filosofica che lo distingue rispetto ad altre creazioni della casa di produzione. Non a caso, molte scene invitano lo spettatore alla riflessione, come ad esempio il ciclo delle lezioni che si svolgono secondo una scala tripartita che procede dal basso verso l’alto, seguendo il progresso nel percorso di apprendimento del giovane e nella complessità degli insegnamenti: l’esistenza e l’importanza degli opposti, la forze che muovono la vita e l’incoraggiamento a superare i propri limiti, pur mantenendo sempre i piedi per terra.

Dal mio punto di vista, La spada nella roccia ha un potenziale che purtroppo, in linea di massima, non viene abbastanza apprezzato, vista la tendenza di porlo sempre in secondo piano quando si parla di Classici Disney. Al contrario, il prodotto si contraddistingue per il carattere attuale dei messaggi che vuole trasmettere e per le scene destinate non andarsene dalla mente.

La grassa risata di Anacleto per prima.

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