Il libro della giungla è il diciannovesimo Classico Disney, uscito nelle sale nel 1967. Come anche altre opere cinematografiche trae ispirazione dall’omonimo libro scritto da Rudyard Kipling nel 1894. 

Kipling era nato e cresciuto in India dove probabilmente aveva fatto esperienza degli animali e della flora del paese che era anche rappresentata nella versione illustrata del suo volume.

Il libro è in realtà una raccolta di racconti separati, ognuno dei quali ha un animale diverso come protagonista. Ogni animale presenta caratteristiche umane e la sua storia serve per descrivere una “legge della giungla”. Queste leggi rappresentano in realtà consigli e precetti per la vita dei giovani a cui Kipling indirizzava la sua opera. 

Questa suddivisione non si ritrova nell’adattamento cinematografico realizzato dalla Disney. La regia è affidata a Wolfgang Reitherman e la produzione sarà l’ultima curata direttamente da Walt Disney, prima della sua morte avvenuta nello stesso anno. 

Tra le varie vicende del libro di Kipling viene presa quella di Mowgli, il cucciolo di umano cresciuto dai lupi. In essa vengono inseriti altri personaggi tratti dal romanzo. 

Il libro della giungla di Walt Disney ha come narratore esterno la voce di Bagheera, la pantera nera. È lei a trovare Mowgli dentro una cesta e ad affidarlo alle cure di una lupa. 

Dopo qualche anno di vita del bambino, che nel film vengono completamente sorvolati, arriva la notizia del ritorno di Shere Khan. Shere Khan è un esemplare di tigre che vaga per la giungla e odia gli uomini e i loro fucili.

Preoccupati che essa possa nuocere al bambino, i lupi chiamano Bagheera affinché lo riporti nel villaggio degli uomini. Fin dall’inizio Mowgli si oppone fermamente. 

Mentre la pantera nera lo conduce a forza lontano dalla giungla, fanno la loro comparsa diversi personaggi. 

Il primo è il serpente Kaa. Un essere subdolo che cercherà di ipnotizzare il bambino per mangiarselo. Impossibile non notare le somiglianze con il serpente di re Riccardo nel successivo Robin Hood (Disney 1973).

Successivamente, Mowgli e Bagheera si imbattono in una mandria di elefanti definita la pattuglia della giungla. Essi si muovono con fare militare guidati da un maschio alfa. Il bambino si unisce a loro, chiedendo a un cucciolo del gruppo di aiutarlo a seguire il ritmo della marcia. Quando il capo se ne accorge, decide subito di allontanarlo in quanto non ama i cuccioli di uomo. E’ facile capire perché la tigre e gli elefanti siano i più restii nei confronti di Mowgli dal momento che sono le due specie animali da sempre più cacciate in India e oggi, ancora più che allora, in via d’estinzione. 

La mandria degli elefanti è guidata, come si è detto, da un maschio. Questo denota una scarsa conoscenza, o uno scarso interesse a mostrare la realtà, da parte di Disney. Elemento che sorprende perchè la casa cinematografica aveva sempre realizzato lungometraggi su paesi esotici in seguito a una esplorazione, anche fisica, di essi. Si sa che gli elefanti vengono guidati dalla femmina più anziana in quanto i maschi adulti generalmente non vivono in mandrie ma in piccoli gruppi di soli adulti.

Quando Bagheera chiederà aiuto agli elefanti per ritrovare Mogwli, la moglie del capo affermerà “noi lo aiuteremo o prenderò io il comando”, a queste parole, il marito risponderà “una femmina a capo della pattuglia? questo non può essere”. Viene da chiedersi perché un’organizzazione animale che in natura è matriarcale venga non solo descritta visivamente come patriarcale in un cartone per bambini, ma che questo potere venga anche ribadito esplicitamente con le parole. 

Il terzo personaggio ad entrare in scena è Baloo, l’orso. Mowgli lascerà Bagheera per restare con lui. Infatti Baloo promette al bambino di tenerlo con sè nella giungla. I due stringono subito una forte amicizia ma l’orso è troppo spensierato e vive senza responsabilità.

Fanno la loro comparsa le scimmie che rapiscono Mowgli e lo portano alla presenza del loro re nelle rovine di un antico tempio. E’ possibile individuare nel tempio il forte Chittor, in India; infatti le descrizioni del luogo in cui vivono le scimmie nel libro di Kipling sembra poter identificarsi con esso. Il re vuole che il bambino gli insegni i segreti degli umani per poter andare a vivere tra loro, in cambio lascerà che Mowgli viva nella giungla.

Bagheera e Baloo corrono a salvarlo e mostrano la grande diversità dei loro caratteri. Impulsivo, Baloo entra in scena travestito da scimmia e inizia a ballare con il re. Riflessivo, Bagheera entra di nascosto e cerca di portare via il bambino. La scena è molto dinamica e divertente.

Portato in salvo il piccolo umano, Baloo tenterà di condurlo al villaggio degli umani. Scoperte le intenzioni dell’amico orso, Mowgli scapperà via nella giungla. 

Finalmente entra in scena per la prima volta Shere Khan che si mette subito sulle tracce di Mowgli. Il bambino, nel frattempo, è incappato di nuovo nel serpente Kaa. Questi lo convince a restare con lui e lo ipnotizza. Il bambino è rappresentato come un ingenuo che si fida di chiunque incontri. 

Scappato da Kaa, Mowgli incontra un gruppo di avvoltoi che lo accolgono tra loro. Mowgli durante tutta la pellicola fa amicizia con gli animali che incontra ed è subito disposto a restare con loro, senza nessun problema ad abbandonare chi lo aveva accompagnato fino a prima. All’inizio del film i lupi sono tristi per la sua partenza ma lui accetta subito di partire con Bagheera, almeno fino a che non capisce qual è la loro meta. La pantera nera si prende cura di lui più di tutti ma quando conosce Baloo, Mowgli è subito pronto a voltargli le spalle. Stessa cosa accade quando conosce le scimmie, il bambino è disposto a lasciare l’orso per loro. Poi il serpente e infine gli avvoltoi. 

Mentre gli animali sono ritratti come capaci di attaccamento, il piccolo cucciolo d’uomo sembra non esserne soggetto. Non gli importa con chi sta, vuole solo poter stare nella giungla. Sembra non nutrire affetto per nessuno mentre tutti lo nutrono per lui.

Quando Shere Khan trova Mowgli si arriva allo scontro finale. Tutti corrono a difenderlo e lui stesso combatte per la sua vita. Saranno gli avvoltoi a suggerirgli di spaventare la tigre con il fuoco, il dono che solo gli umani sanno dominare. 

Sconfitta la tigre, Mowgli si accinge a tornare al branco di lupi con Bagheera e Baloo. Un canto in lontananza attira l’attenzione del bambino. Una ragazzina sta prendendo l’acqua al fiume. 

Mowgli ne rimane abbagliato e mentre Baloo fa le parti del genitore apprensivo che non vuole che il figlio lasci il nido, Bagheera lo spinge ad andare. Mowgli segue la fanciulla e sembra dimostrare di aver messo a repentaglio la vita di tutti gli animali che lo amavano solo per un capriccio.

Se si cerca di analizzare un po’ più a fondo, quello che sembra il capriccio di un bambino è in realtà la ricerca di un’identità della quale Mowgli non ha nessun modello di riferimento. Tutto ciò che sente dire sulla sua specie è negativo, questo lo spinge a negare le sue origini e a identificarsi con chiunque incontri fuorché con gli essere umani. O almeno finché non ne vede uno. 

Quando Mowgli vede la ragazza e sente il suo canto armonioso capisce che l’essere umano non è quel mostro con il fucile che gli hanno descritto e finalmente può sentirsi libero di essere se stesso e lasciare la giungla.

Il finale sarebbe perfetto se non fosse per una gigantesca pecca nelle parole del canto della ragazza. Mowgli è evidentemente attratto da lei in senso amoroso e lei stessa cerca di attirare le sue attenzioni. La canzone che intona mentre prende l’acqua recita: “Un giorno avrò un buon marito, andrò a prendere l’acqua, in cucina io sarò”. 

Insomma, nel 1967, agli albori di quella che sarà la rivolta femminista americana, in un momento di inquietudine da parte della popolazione più giovane che non si identifica più all’interno dei ruoli imposti dalla vecchia società patriarcale, Walt Disney, poco prima di morire, risponde così per mettere in chiaro alle sue giovani spettatrici qual è il loro posto nel mondo. 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here