“Per assicurarsi una buona riuscita, il bluff dev’essere condotto fino in fondo, fino all’esasperazione. Non c’è compromesso. Non si può bluffare fino a metà e poi dire la verità. Bisogna essere pronti ad esporsi al peggior rischio possibile: il rischio di apparire ridicoli”. Queste parole pronunciate da Titta Di Girolamo (Toni Servillo) descrivono appieno la condizione esistenziale di questo personaggio fittizio partorito dall’estro del regista premio Oscar Paolo Sorrentino nel film del 2004 Le conseguenze dell’amore.

Le conseguenze dell'amore (2004), regia di Paolo Sorrentino.
Le conseguenze dell’amore (2004), regia di Paolo Sorrentino.

Titta è un uomo grigio e misterioso che vive da otto anni ai confini della realtà in un lussuoso albergo di Lugano, in Svizzera. Le sue giornate sono rigorosamente metodiche. Gli unici rapporti interpersonali che intrattiene sono quelli con il direttore dell’albergo per pagare il conto all’inizio di ogni mese. Poi ci sono quelli con una coppia di nobili anziani caduti in rovina a causa del gioco d’azzardo. Nel corso della vicenda si arriverà progressivamente a scoprire cosa cela realmente l’enigmatico Titta. Quest’ultimo, inoltre, dopo anni in cui si è limitato ad “esistere” in una specie di esilio forzato deciderà di riprendere in mano la propria vita abbandonandosi al sentimento dell’amore.

Dimenticatevi il folclore e le sequenze oniriche de La grande bellezza. Le conseguenze dell’amore infatti è un film per certi versi minimalista che ha come indimenticabile protagonista un uomo che è l’antitesi di Jep Gambardella. Toni Servillo dimostra ancora una volta di essere un fuoriclasse e tratteggia alla perfezione un personaggio pieno di contraddizioni, come nella migliore tradizione sorrentiniana.

Il regista partenopeo, come al solito, mescola sapientemente il genere drammatico con quello comico. Non rinuncia nemmeno a mettere alla berlina Cosa Nostra, vera e propria piaga della società italiana. Presentato in concorso al 57° Festival di Cannes, Le conseguenze dell’amore ha fatto incetta di premi ottenendo ben cinque David di Donatello, di cui quattro rispettivamente per la miglior regia, miglior attore protagonista, miglior film e miglior sceneggiatura.

La suddetta pellicola è atipica nel panorama cinematografico italiano. Prevede molteplici colpi di scena fino ad arrivare ad un finale sorprendente che non lascerà indifferente lo spettatore.

Il cinema di Sorrentino funziona perché si discosta dai facili moralismi per raccontare delle storie che rappresentano la quintessenza della Settima Arte. Nelle sue opere niente è lasciato al caso, compresi gli aspetti visivi e musicali. In una sequenza decisamente drammatica del film a un certo punto si inizia a udire Rossetto e cioccolato di Ornella Vanoni. Una canzone frivola come il nome del protagonista, che in quel determinato contesto non c’entra niente. Questo perché il regista de Il Divo e Youth ama giocare con il cinema. Di conseguenza lo stravolge allo stesso modo di come faceva l’indimenticato Federico Fellini.

Le conseguenze dell’amore inoltre affronta in modo singolare molti temi come il sopraggiungere della vecchiaia, l’insonnia e il problema della droga. Il nobile anziano infatti dice di voler morire in modo rocambolesco. Titta ammette di appartenere alla setta degli insonni e inoltre confessa di essere un consumatore occasionale di eroina.

Pensateci, chi è che ha osato affrontare temi simili con tale sarcasmo e distacco? Solo Sorrentino lo ha fatto, perché la sua forza sta proprio nel non prendersi mai sul serio.

C’è però, oltre all’amore, un altro tema sul quale il regista non ironizza: l’amicizia. In una sequenza del film, infatti, Titta affermerà con convinzione: “Quando si è stati amici una volta, lo si è per tutta la vita”.

Il seguente aforisma dello scrittore portoghese José Saramago è correlato al significato del film in questione. “Arriva sempre un momento in cui non c’è altro da fare che rischiare”. Vi auguro buona visione consigliandovi di non sottovalutare Le conseguenze dell’amore.

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