Ho sempre pensato a L’insostenibile leggerezza dell’essere come uno di quei libri che avrei dovuto necessariamente leggere prima o poi. Anche solo per provare soddisfazione nel saperlo tra le pagine lette della nostra esperienza o per evitare di rimanere esclusi da casuali conversazioni che ruotano attorno a quelli considerati come must letterari per i quali ammettere di non averli letti è sempre un duro colpo.

Questa estate è finalmente arrivato il momento anche per il quinto romanzo, scritto nel 1982 e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1984, dell’autore di origine ceca Milan Kundera, che spero potrà perdonarmi per il ritardo, ma ogni cosa ha il suo tempo. 

La storia si svolge principalmente a Praga alla fine degli anni Sessanta, una fase segnata dalla Primavera di Praga e l’invasione dell’Unione Sovietica e che suscita scompiglio all’interno del panorama culturale. Il narratore, la cui figura coincide con quella dell’autore, restringe il campo su quattro personaggi seguendoli nelle vicende che li interessano fino alla fine delle loro vite. Tomáš è un chirurgo e intellettuale molto celebre e stimato, così tanto da venir preso di mira dagli uomini del regime comunista a seguito della pubblicazione di un suo articolo su un giornale. La ragazza che diventerà sua moglie si chiama Tereza, una giovane molto sensibile, mentre quella che più si distingue tra le sue amanti è Sabina, una pittrice stravagante che, nel periodo in cui vive a Ginevra, ha una relazione con un professore universitario di nome Franz.

Come si capisce, la ricchezza del libro non dipende troppo dal succedersi degli eventi, quanto dal modo in cui i protagonisti ne sono interiormente coinvolti. Il narratore, che rende la sua presenza forte e chiara servendosi di elementi che toccano in un modo o nell’altro le esistenze del quartetto come spunti di riflessioni metaletterarie e filosofiche, permette a noi lettori di addentrarci in quelle che sembrano le anime e le menti dei personaggi. Questi, infatti, non li vediamo, ma li sentiamo grazie a un meccanismo di compassione, da interpretare nel senso più letterale del termine di estrema partecipazione emotiva, che viene azionato fin dalle prime pagine del romanzo. Si riesce a comprendere e, addirittura, a condividere l’indagine ossessiva che Tomáš intende realizzare attraverso i suoi rapporti con le donne, la gelosia e le insicurezze di Tereza, la spinta vitale che costringe Sabina a tradire in continuazione e la risolutezza speranzosa di Franz.

I quattro protagonisti, dal mio punto di vista, rispondono a una dialettica degli opposti collocandosi sui due poli essenziali della leggerezza e della pesantezza, di cui la coppia ossimorica contenuta nel titolo è indizio lampante, denunciando così immediatamente la logica dell’opposizione su cui il libro si basa. Difatti, se da una parte due dei personaggi sembrano voler ricercare e dare un giusto peso alle loro vite, nel senso di avverare un ideale di consistenza, dall’altra gli altri due tendono a sfuggire da ciò che intendono come una limitazione, per poi divenire inevitabilmente vittime di questa fuga.

Mi rendo conto che le mie parole possano risultare poco chiare, se prese senza aver letto il libro. Motivo per cui vi invito a farlo, anche se non lo consiglierei a tutti. Questo perché il romanzo tende frequentemente ad assumere la forma di un saggio, vista la natura delle riflessioni a sfondo filosofico che possono risultare difficili per chi non si è mai confrontato con la materia minando, oltretutto, alla comprensione generale dell’opera.

In caso contrario, allora potete tranquillamente lasciarvi trasportare dal libro, specialmente dal linguaggio colto, coraggioso e, soprattutto, bello che trasporta il lettore, i personaggi e gli affascinanti ritratti del loro essere.

L’insostenibile leggerezza dell’essere è disponibile su Amazon e su Audible, piacevolmente narrato dall’attore Fabrizio Bentivoglio.

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