Alberto Sordi è stato una macchina da film. Oltre ai film più famosi e iconici, rimasti nell’immaginario collettivo fino ad oggi, è stato protagonista di decine di altre pellicole. Il 30 dicembre 1955 esce nei cinema italiani Lo scapolo.

Nella Roma degli anni Cinquanta, Alberto Sordi è l’impenitente scapolo Pietro Anselmi. Imprenditore del settore degli elettrodomestici, in particolare dei frigoriferi, ritiene il celibato l’unica possibilità per un uomo di mantenere la sua libertà. Il matrimonio è infatti una prigione, la fine del divertimento e della leggerezza.

Così quando il suo amico e socio in affari Amedeo si sposa, si trasferisce in una pensione, lasciando il proprio appartamento agli sposini. Nella pensione Pietro conosce un’assistente di volo con la quale stringe una relazione. Ma appena si inizia a parlare di sposalizio, la romantica storia d’amore viene immediatamente interrotta.

Pietro Anselmi riprende così la sua frenetica vita da scapolo, fino a quando, a causa di una sfebbrata, rivaluta la possibilità di avere qualcuno accanto.  Inizia così, la sua ricerca di una moglie.

Diretto da Antonio Pietrangeli, Lo scapolo è una commedia divertente, anche a distanza di 65 anni. Certamente il contesto culturale e sociale è ormai completamente stravolto, ma la chiarezza della sceneggiatura e la grande capacità espressiva di Alberto Sordi colmano questo gap temporale regalando anche ad un pubblico odierno delle sonore risate.

Alberto Sordi è magistrale nel dare corpo a un giovane di paese, che nella grande città trova la sua dimensione, lontano dalle costrizione sociali tipiche di un tempo. Ma non basta frequentare locali alla moda e cantanti straniere per fuggire alla morsa dell’amore. Quando questo si presenta e si palesa, diventa molto più difficile resistere al naturale corso degli eventi.

Nell’Italia del Dopoguerra il matrimonio aveva un significato e un peso diverso dall’Italia di oggi. Era il traguardo stabilito dalla società per le donne, da raggiungere a tutti i costi, indipendentemente dal sentimento. Così la segretaria di Pietro Anselmi lo mette nel mirino per migliorare la propria condizione economica, mentre la proprietaria della pensione prova ad approfittare di un momento di debolezza del nostro eroe per maritarsi prima che sia troppo tardi.

Prima dell’istituzione del divorzio, il matrimonio era per sempre per davvero, con o senza amore, con o senza affetto e rispetto. Il passo era certamente importante, ma da compiere in gioventù. Il contrario di quanto avviene invece oggi, dove più si sposta in là questo fatidico passaggio meglio è.

Ovvio. Si parla proprio di epoche e mondi differenti. Ma anche questo è il fascino che si cela dietro film come Lo scapolo. Il loro linguaggio, sebbene riprenda alcuni leitmotiv universali, è fortemente ancorato a un’epoca e ad un pubblico precisi. L’epoca è ormai passata e superata, mentre quel pubblico non esiste più.

A 100 anni dalla nascita di Alberto Sordi ci siamo noi, che vediamo per la prima volta alcuni dei suoi film, e ne rimaniamo colpiti. Non solo per l’istrionica comicità, ma anche per il mondo che ci raccontano.  Un mondo passato, che abbiamo conosciuto solamente dai racconti di giovinezza dei nostri nonni.

Un mondo che è stato, con i suoi pregi e i suoi difetti.

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