Unbelievable è una miniserie del 2019 prodotta e girata da Susannah Grant e distribuita da Netflix. Basata su fatti realmente accaduti, racconta una serie di stupri avvenuti in Colorado nel primo decennio del nostro secolo.

Unbelievable è composta da 8 episodi lunghi circa 50 minuti l’uno. Il primo va un po’ a rilento ma con il secondo la storia ingrana e avvolge lo spettatore in una spirale di indagini e sospetti.

Diretta e ideata da una donna, anche i personaggi principali sono al femminile. Marie Adler è la prima vittima. Ragazzina che vive in una comunità dopo essere passata da una famiglia affidataria all’altra e aver subito ogni tipo di sventura, Marie dichiara di essere stata assalita mentre dormiva nel suo letto. Lo stupratore, indossando una maschera, la lega, la violenta e le scatta delle foto.

Ma la tragedia per Marie non finisce nella violenza carnale. Infatti la polizia sembra non crederle, le chiede 5 deposizioni e la ammonisce riguardo alle conseguenze della falsa testimonianza. La ragazza si sente minacciata e vulnerabile e decide di ritirare le denunce dichiarando di essersi inventata lo stupro.

Mentre Marie subisce derisioni, licenziamenti, inseguimenti da parte dei giornalisti e insulti sui social network, un’altra ragazza viene stuprata. Karen, un’investigatrice, si occupa del caso.

Karen è una donna forte ed estremamente sensibile che fin dal primo minuto aiuta e sostiene la sua vittima, dedicando notte e giorno alle indagini.

Anche la poliziotta Grace Rasmussen ha un caso simile per le mani e, per una fortunata coincidenza, le due si ritrovano a fare coppia fissa. Grace è il tipo di donna che il nostro sistema sessista definirebbe “con le palle”. Molto diversa da Karen, Grace non esterna le sue emozioni e quando lo fa, non mostra empatia quanto indignazione.

Queste tre donne sono le protagoniste della storia. Le altre vittime hanno i profili più disparati, differiscono per età, etnia, religione; l’unica cosa che le accomuna è che tutte vivono sole. Tutte vengono stuprate con le stesse modalità: in casa loro mentre dormono, legate, minacciate con un’arma. Lo stupratore usa dei guanti e il preservativo e, alla fine dell’atto, fa lavare le donne. Insomma, non lascia tracce.

La serie è molto interessante sotto vari punti di vista. Sicuramente per chi è amante del genere poliziesco è intrigante e verosimile. Ad aiutare le due investigatrici c’è un’intera squadra di colleghe e colleghi. La regia fa attenzione ai dettagli delle indagini offrendo una buona panoramica degli strumenti e delle tecniche investigative. Lo spettatore rimane con il fiato sospeso insieme alle protagoniste aspettando i risultati delle analisi delle impronte trovate sulle scene del crimine. Oppure si vede riflesso nella figura del giovane tirocinante che fa di tutto per farsi venire un’idea utile per aiutare le indagini. Episodio dopo episodio, lo spettatore si sente parte della squadra e gli sembra di essere sempre più vicino alla risposta e, allo stesso tempo, sempre più lontano.

Ma, l’aspetto più importante di Unbelievable è il tema del sessismo. Di fatto, tutto gira intorno a questo. La serie vuole mettere in evidenza un problema purtroppo molto frequente nella nostra società; ovvero la tendenza a non credere alle accuse per stupro. Le donne che dichiarano una violenza spesso vengono trattate in modo molto diverso rispetto a quelle che denunciano, per esempio, un furto. Di fatto nessuno mette mai in discussione che un furto sia avvenuto, qualora venga denunciato, mentre molto spesso la violenza sessuale viene ritenuta una falsa accusa.

Questo è evidente nei vari interrogatori posti a Marie, talmente invasivi che la spingono a rimangiarsi tutto, piuttosto che dover continuare con quella tortura. La ragazza non viene assistita nel suo trauma e nel suo dolore. Le vengono più volte chiesti i dettagli della violenza, le viene chiesto di mettere tutto per iscritto. Senza che possa riposarsi, senza che possa riflettere e calmarsi.

Marie Adler è la prima vittima, se i poliziotti le avessero creduto e avessero avviato le indagini forse sarebbe stata anche l’ultima. Ma per loro è solo una ragazzina che vuole attirare l’attenzione e il suo caso viene chiuso. Saranno due investigatrici, due donne, a scoprire la verità.

Lo stupratore è un militare, un uomo addestrato. Karen e Grace avevano capito che si trattava di una forza dell’ordine fin dall’inizio per via del suo modus operandi. La serie riporta le statistiche di violenza tra i poliziotti e si preoccupa di metterle in evidenza. Il 40 per cento dei poliziotti uomini in America è accusato di violenza domestica e di questi, il 30 per cento, continua a fare il suo lavoro.

Karen e Grace sembrano sole in un mondo che non crede alle donne e che, anzi, le denigra. Ma la loro forza travolge la vicenda, fa mobilitare tante persone tra cui anche molti uomini e, anche se molti di loro, come dice Grace, non mostrano indignazione per le violenze accadute, contribuiscono a risolvere il caso.

Anche il poliziotto che aveva interrogato Marie Adler, grazie a Karen e Grace, capirà i suoi errori. La determinazione di queste due donne che non dormono, non mangiano, non cenano con la loro famiglia per stanare un uomo che da un momento all’altro potrebbe colpire ancora è immensa.

Amber, la seconda vittima, afferma di aver chiamato la polizia per impedire che il suo aggressore potesse fare del male a qualcun altro. La solidarietà è il grande tema che, di nascosto, percorre tutta la serie. La solidarietà che Karen sente nei confronti di Amber, la solidarietà che Amber sente per le altre vittime, la solidarietà che diventa indignazione di Grace. E, dall’altro lato della medaglia, la solidarietà che viene negata a Marie, non solo dagli uomini ma anche dalle donne che la circondano.

Marie è sola, nessuno le crede. Viene stuprata e viene accusata di essersi inventata tutto. Viene violentata due volte. Marie è l’esempio estremizzato di tutte quelle volte che sentiamo qualcuno mettere in dubbio la veridicità di un’accusa per stupro.

Il titolo, Unbelievable, è un gioco di parole; significa infatti incredibile. Ma cos’è ad essere incredibile? La denuncia di Marie è incredibile perché non ci sono tracce di una intrusione nel suo appartamento ma, alla fine, ci rendiamo conto che ciò che è davvero incredibile è che un poliziotto giudichi falsa una denuncia per stupro di una ragazza e, a causa di ciò, altre 29 donne vengano stuprate dallo stesso uomo. Ciò che è incredibile è vivere in un mondo in cui Marie non è credibile.

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