Quando nel 2016 è uscito Split al cinema, in pochi avrebbero potuto comprendere ed apprezzare a pieno il finale del film. E quando nel 2019 è uscito Glass sarebbe stato impossibile seguire il percorso narrativo della trama senza la visione preliminare del primo – seppur sconosciuto ai più – film della trilogia diretta da M. Night Shyamalan: Unbreakable.

Rispetto ad altri film quali Il sesto senso (1999), Signs (2002), The Village (2004), le gesta di Unbreakable (2000) sono rimaste nell’ombra com’è successo con altre pellicole del noto regista di thriller americani – si veda ad esempio Devil (2010), L’ultimo dominatore dell’aria (2010) e The Visit (2015).

David Dunn (Bruce Willis) in una scena del film

Grazie a Split e Glass però, Unbreakable è tornato sui nostri schermi, rifunzionalizzato e riattualizzato – cioè arricchito – dallo sviluppo escatologico sviluppato nei due sequel. Sebbene Split sia autonomo nella vicenda – sia rispetto ad Unbreakable che a Glass, rispetto al prequel (Unbreakable) riceve una nuova lente interpretativa, e rispetto al sequel (Glass) ha un rapporto di discendenza diretto relativo al nucleo del terzo film. In termini hegeliani si potrebbe quindi considerare Glass come il momento di Sintesi tra Unbreakable (Tesi) e Split (Antitesi). Come la Fenomenologia dello spirito di Hegel descriveva il dispiegarsi dello spirito nel mondo, i tre capitoli della saga di Shyamalan sviluppano, a livello cinematografico, il dispiegarmi dello spirito soprannaturale nel mondo moderno.

Unbreakable infatti non solo rappresenta uno degli esercizi stilistici più riusciti del percorso cinematografico di Shyamalan – totalmente coerente con la sua prima poetica estetica, ma è anche una potente lente d’ingrandimento puntata sull’inconscio collettivo della modernità. Quello che potrebbe sembrare niente più che un viaggio nel universo fantastico dei supereroi, è in realtà un percorso meta-narrativo nel cuore dell’inconscio delle culture occidentali del Nord.

Elijah Price (Samuel L. Jackson) e David Dunn (Bruce Willis) in una scena del film

Prima di procedere oltre però è il caso di dare uno sguardo alla struttura essenziale della trama: David Dunn (interpretato da un Bruce Willis reduce da Il sesto senso) è il tipico americano medio, un uomo la cui esistenza anonima trascorre sotto il segno dell’insoddisfazione. David, assente nei confronti del figlio di 10 anni e sul punto del divorzio, lavora come guardia giurata allo stadio. È frustrato, fa un lavoro che non lo interessa e cerca in ogni modo di sfuggire dalla vita quotidiana che lo circonda. La sua vita sembra circondata da un’atmosfera stagnante di noia sartriana fino a quando un evento epocale interrompe la sua banale esistenza. Dopo essere ”magicamente” sopravvissuto – senza nemmeno un graffio tra l’altro –  ad un deragliamento del treno, David scopre di avere degli strani poteri, ossia delle caratteristiche che lo rendono diverso dagli altri: ha una forza straordinaria, non si è mai rotto un osso né ammalato, e il suo intuito nei confronti di criminali e malfattori fanno di lui un uomo fuori dal comune. Ad aiutare David nella consapevolezza di sé è Elijah Price (Samuel L. Jackson), un esaltato e introverso appassionato di fumetti dall’aria sinistra. Elijah conduce David fuori dalla caverna dell’ignoranza per spingerlo verso la luce della verità; una luce talmente accecante da cambiare per sempre la vita e la realtà di David. Però, Il mondo soprannaturale in cui David è appena entrato è pronto a divorarlo se questo non mostrerà di essere all’altezza del compito che il destino gli ha assegnato.

Bruce Willis in una scena di Unbreakable di M. Night Shyamalan
David Dunn (Bruce Willis) in una scena del film in cui testa la sua forza

Il concetto metaforico (nel senso di meta-testuale) centrale della vicenda narrativa è lo spazio logico del ”Fumetto” – tanto che si potrebbe pensare a tutto lo svolgimento della storia come ad una esplicazione della filosofia del Fumetto.  Ossia qui l’ideologia culturale dei ”supereroi da fumetto” viene sviscerata ed articolata proprio perché rappresenta il retaggio arcaico che le culture del nord hanno ancora nelle loro viscere. L’inconscio collettivo che prima si auto-rappresentava nelle vesti di Sigfrido ora assume la forma di Superman. Il lupo germanico ha perso il pelo ma non i suoi idoli culturali. Infatti se si considera che la lingua è il primo strumento attraverso cui l’individuo costruisce la sua realtà sociale e culturale, appare in modo lampante l’origine nordica della cultura Statunitense (nazione fondata all’inizio prevalentemente da inglesi e olandesi).

David Dunn (Bruce Willis) in una scena del film in cui si rende conto di essere l’unico sopravvissuto al disastro ferroviario

A muoversi sullo sfondo delle vicende più esplicite sono le categorie culturali fondamentali della civiltà occidentali: il Bene e il Male. Si tende a ritenere queste due categorie – almeno nella loro interpretazione morale – come fenomeni basilari delle culture mitologiche. In realtà però le mitologie panteistiche dell’Europa pre-cristiana (come la mitologia greco-romana o quella germano-norrena) erano prive di questa concezione dualistica. L’idea del bene e del male per come la conosciamo noi è comparsa per la prima volta nella storia della civiltà con lo zoroastrismo in medio oriente. Questa struttura di pensiero cosmologico-teologico è alla base sia dei monoteismi classici (ebraismo, cristianesimo e islam) che delle forme filosofiche e religiose orientali (si pensi ad esempio all’idea buddista-induista del Karma o all’idea taoista dello Yin e Yang). Nei paesi occidentali del nord, l’idea cristiana del bene e del male si è plasmata sulla base delle modalità interpretative dei culti precedenti. L’idea cosmica del concatenamento tra bene e male è il binario di tutta la storia di Unbreakable. Bene e male infatti s’intrecciano, si separano e si ricongiungono in una danza ciclica come nelle antiche leggende. E come accade in molti miti Elijah da maestro si trasforma in nemesi, ultimo stadio del percorso dell’eroe per diventare sé stesso.

Elijah Price (Samuel L. Jackson) in una scena di Unbreakable
Elijah Price (Samuel L. Jackson) in una scena del film dentro un negozio di fumetti

Inoltre la rappresentazione sensoriale propria della letteratura fumettistica ha molto in comune con le modalità tipiche di rappresentazione e comunicazione delle culture arcaiche: ossia punta tutto sull’occhio e sull’effetto che su di esso hanno le immagini (i graffiti preistorici della caverna di Lascaux e i geroglifici egizi di Akhenaton non sono che esempi).

Nella pellicola cinematografica avviene poi l’estremizzazione di tutto ciò: il cinema è infatti la suggestione delle immagini in movimento, è la forza di persuasione dovuta al ritmo delle immagine, alle relazioni tra le immagini. E Shyamalan gioca molto su questo: inserendo la trama del supereroe fumettistico all’interno dello spazio estetico cinematografico, potenzia l’esperienza artistica sulla base di due registri comunicativi estremamente potenti. In questo film, il grande genio dei thriller americani, interroga l’animo arcaico dell’uomo contemporaneo del mondo occidentale; e, avvicinando la fenomenologia del super-eroe di matrice statunitense ai prototipi dell’esperienza mitologica (germanica e norrena), Shyamalan ci mostra un volto dell’Occidente che non avevamo mai visto.

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