Film che da anni ormai precede ogni tipo di votazione. Quando in televisione trasmettono Don Camillo è davvero tempo di votare. Ma votare per chi?

Bè, il film di Julien Duvivier, così come veniva detto anche nei racconti di Giovannino Guareschi, dai quali il regista si è ispirato, descrive l’Italia del dopoguerra. L’Italia della nascente Repubblica ma soprattutto l’Italia divisa in due: da una parte i democristiani e dall’altra i comunisti. Con Togliatti a capo del PCI e la Democrazia Cristiana al governo, Guareschi si divertì a raccontare questa netta separazione fra le due forze politiche però dal piccolo paesino di Brescello, nella Bassa Emiliana.

Don Camillo (1952), regia di Julien Duvivier.
Fernandel e Gino Cervi in una scena del film

E come il Po, che divide in due una parte dello stivale, anche Brescello è a sua volta un piccolo borgo diviso e con forti contrasti e valori ideologici e politici diversi. C’è il sindaco, Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, agguerrito comunista e capo della sezione locale del PCI. Tarchiato con i baffoni neri: uno Stalin dell’Emilia. Poi c’è Don Camillo: l’opposto del prete loquace dai modi gentili. Un curato di campagna che invece di assolvere preferisce picchiare. Alla croce preferisce di certo la mitraglia che tiene nascosta in canonica. Alla fine è sempre disposto a perdonare.

Sono due personaggi letterari e cinematografici assolutamente nostrani e unici. Ognuno dei due hai suoi pregi e i suoi difetti, tuttavia Guareschi, e così anche Duvivier, non fanno di certo appello al bipartitismo. Al contrario, al comunista preferiscono mettersi con il prete per descrivere la situazione dalla parte della chiesa: come se fosse la chiesa la rappresentante di un’Italia che sta cambiando.

Dopotutto Don Camillo parla direttamente con Gesù Cristo, il quale gli risponde, e alla fine è sempre lui a riportare la pace nel paese. Lo stesso Peppone, molto spesso, deve piegarsi alla volontà del curato. Perciò, in un Italia in lenta trasformazione, Guareschi strizza l’occhio ai democristiani e così fa lo stesso regista francese.

Don Camillo, diretto nel 1952, è ancora oggi un cult. Un cult che deve essere preservato anche per permettere alle nuove generazioni di capire il mondo di quegli anni. Il film, interpretato magistralmente da Fernandel e da Gino Cervi ha avuto ben 4 remake e due sequel, uno dei quali diretto da Terence Hill. L’opera in questione è stata inserita nella lista dei 100 film italiani da salvare.

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