Vajont: la diga del disonore è un film del 2001 diretto da Renzo Martinelli e ispirato ai tragici eventi del 9 ottobre 1963 che coinvolsero i paesi sulla valle del Piave, nel bellunese, e quelli sulla valle del Vajont.

Vajont di Renzo Martinelli. Con Michel Serrault, Leo Gullotta e Daniel Auteuil.
Vajont – La diga del disonore (2001)

Alle 22 e 39 di quel 9 ottobre, dopo settimane di incertezze e paura, 270 milioni di metri cubi di terra e roccia si staccano dal Monte Toc e precipitano nel lago artificiale, venutosi a formare dopo la costruzione della diga e i primi invasi. Si generano tre onde: una colpisce il paese di Casso, la seconda si dirige verso le sponde del lago e la terza scavalca il ciglio della diga e si incanala nella gola verso il paese di Longarone, spazzandolo via dalla faccia della terra.

Quasi 2000 i morti e altrettanti dispersi. Il disastro del Vajont è qualcosa che supera la realtà. L’onda che andò verso Longarone creò uno spostamento d’aria pari a due Fallout nucleari. Ma come dice Marco Paolini nel suo Il racconto del Vajont: “Vajont è anche questo!”. Quella del Vajont è una tragedia iniziata nel 1959, con la costruzione della diga, e perpetrata per anni, fra frane, terremoti, nazionalizzazione e tante belle parole da parte di quelli che poi furono i veri responsabili della catastrofe. Il 9 ottobre del ’63 non è che un grande ed ennesimo capitolo di una tragedia a molti atti che non termina mai. Questa tragedia potremmo chiamarla Italia.

Sul disastro ambientale del Vajont molti furono i personaggi, della letteratura, del teatro, della musica e del cinema, che hanno cercato di fare luce sull’accaduto. Uno di questi è proprio Marco Paolini, con lo spettacolo teatrale del 1993, scritto assieme a Gabriele Vacis. Degno di nota resta comunque Vajont di Renzo Martinelli, interpretato da grandi professionisti del cinema italiano e francese.

Vajont di Renzo Martinelli – “La religione non è un portafortuna. Non la si può estrarre dalla tasca quando serve!”

Martinelli inizia il suo racconto partendo dal 1959, anno in cui la diga stava raggiungendo il suo completamento. Ai fatti reali s’intreccia la storia del geometra Olmo Montaner, ispirato alla figura di Giancarlo Rittmeyer, di guardia sulla diga la sera del 9 ottobre e spazzato via dallo tsunami assieme ad altri operai.

Olmo è infatti uno di quelli che sostengono la diga, convinto che tale opera porterà lavoro e ricchezza nella valle. Altri non la pensano come lui, come gli abitanti dei villaggi circostanti o come la giornalista Tina Merlin, interpretata da Laura Morante. Dopo aver conosciuto Ancilla Teza, di Longarone, inizia una storia d’amore fra i due che s’interrompe con la frana del Monte Toc. Olmo, sopravvissuto alla tragedia, non troverà più Ancilla e di lei gli resterà solo la foto sulla tomba.

Sulla scia del grande successo di James Cameron, Titanic, Martinelli fa lo stesso con il caso Vajont. Il regista romanza gli avvenimenti reali in una storia sentimentale che sia vera ed epica allo stesso tempo. Così facendo, tuttavia, il regista lombardo si concentra troppo solo su alcuni elementi, ma tralasciandone di altri: essenziali ai fini della verità storica.

Molti di quegli episodi che si sono succeduti tuttavia vengono stravolti o tralasciati. Vengono tralasciate le figure di Pietro Caloi, il geofisico convinto che la frana sul Toc fosse solo superficiale e non pericolosa e quella di Leopold Müller, geologo che per primo scoprì la frana a forma di M. Alcuni avvenimenti, che nel film sono descritti con tanta accuratezza, nella realtà avvennero in maniera molto diversa.

Il vero bisogno di Martinelli non è tanto quello di una ricostruzione storica precisa, quanto quello di allontanarsi un po’ dalla realtà per seguire il filo amoroso di Olmo e Ancilla. C’è il bisogno di usare ottimi effetti speciali per ricreare la diga, la valle del Vajont e Longarone com’erano prima del disastro.

Martinelli punta molto sull’estetica, facendo scalpitare lo spettatore che non vede l’ora che arrivi la frana, l’onda e i morti. Gioca tutte le sue carte, inoltre, sulla bravura degli attori. Oltre alla Morante spiccano interpreti di prim’ordine come Michel Serrault e Daniel Auteuil, rispettivamente nei ruoli dell’ingegnere Carlo Semenza, mente del progetto, e Alberico Biadene. Poi c’è Jorge Perugorría, nella parte di Olmo Montaner, Anita Caprioli, Nicola Di Pinto, Philippe Leroy e Leo Gullotta. Quest’ultimo vincitore del Ciak d’Oro nel 2002 per il ruolo dell’ingegnere Mario Pancini. Da citare anche Mauro Corona nella parte di Pietro Corona, e lo storico e archeologo Valerio Massimo Manfredi in quella del Giudice.

Vajont (2001), regia di Renzo Martinelli.
Una scena del film

Vajont: la diga del disonore non rende del tutto giustizia alle vittime. È un disaster movie che pecca di superficialità e che vuole cavalcare l’onda dei grandi successi hollywoodiani. Anche le musiche di Francesco Sartori, si avvicinano molto a quelle di Titanic. Resta comunque un film sulla memoria, utile per non dimenticare: tuttavia non attendibile né dal punto di vista scientifico né da quello storico.

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