Pane e Cioccolata è un film del 1974, diretto da Franco Brusati e interpretato da Nino Manfredi. Il 92° film nella lista dei 100 film italiani da salvare. Una delle opere madri del cinema drammatico e soprattutto del cinema che guarda oltre i confini italiani, incuriosito dalla situazione di quegli individui che hanno dovuto lasciare la loro bella, disprezzata ma sempre amata Italia. Il film che, tutt’ora, chi parte per lavoro e lascia questa nazione dovrebbe vedere: almeno solo una volta.

Pane e Cioccolata con Nino Manfredi. Regia di Franco Brusati.
Nino Manfredi e Johnny Dorelli in una scena di Pane e Cioccolata (1974)

Ancora oggi, quando un italiano lascia il proprio paese per rifarsi una vita fuori dallo stivale, i luoghi comuni e i pregiudizi lo attendono all’arrivo. Specialmente se si va nei paesi del Nord Europa, dove lo shock etnico e culturale è molto più consistente. Forse oggi le cose sono migliorate anche per noi, specie per i più giovani. Ma pensate cosa significava essere italiani nei primi anni del ‘900. O magari anche più vicino, negli anni settanta, quando l’analfabetismo era ancora alto. Chi lasciava l’Italia non lo faceva per svago, ma per seri problemi economici. Chi partiva, un tempo, partiva all’oscuro di tutto: non sapeva se avrebbe trovato lavoro subito o fra un anno. Non sapeva che ambiente lo avrebbe atteso dopo un lungo viaggio in nave o in treno. Sapeva solo che aveva una famiglia da mantenere e non poteva portarla con sé. 

Queste parole si avvicinano al significato e al fulcro del film di Brusati. Pane e Cioccolata parla di un povero immigrato ciociaro di nome Giovanni Garofoli (Manfredi). Giovanni, per mantenere la famiglia rimasta in Italia, fa il cameriere in Svizzera ed è molto vicino all’assunzione ufficiale nel locale. Nonostante il duro lavoro, Giovanni non riesce ad integrarsi in quel paese così civile: anche troppo civile. A causa di un pipì fatta sul muretto di un ponte gli farà perdere il lavoro. Senza permesso di soggiorno è costretto a tornare in Italia. Con l’aiuto di una donna greca e di un industriale italiano, Giovanni riuscirà a prolungare la sua permanenza. Permanenza non sempre facile e soprattutto felice.

Fra battute rimaste nella storia e alcune scene, fra le più belle del cinema, Pane e Cioccolata racconta, a cavallo fra la commedia e il melodramma, l’emigrante italiano. Guardando attentamente il film si capisce che nessun altro individuo, italiano, greco, turco o spagnolo, è veramente contento e a proprio agio quando deve lasciare casa, amori e abitudini per rifarsi una vita altrove. Ripartire da zero è forse il pensiero più straziante. Altri ostacoli sono la lingua, la cultura e le abitudini del paese ospitante. Abitudini non semplici da digerire ma che bisogna accettare se ci si vuole integrare.

Pane e Cioccolata (1974), regia di Franco Brusati.
La famosa scena della partita di calcio in Pane e Cioccolata

Ciò che lega il grande Manfredi/Garofoli a tutti gli emigranti di qualsivoglia cultura e lingua, è la miseria. La miseria, la fame e la volontà di sopravvivenza a tutti i costi. Manfredi, maschera più drammatica che comica, dà al film quel pizzico di verità che il film ricerca. Tuttavia dona alla storia anche un po’ di leggerezza, data la drammaticità della vicenda. Nel film di Franco Brusati ci sono altri interpreti che intervengono e costellano con la loro forza recitativa la storia di Garofoli. Johnny Dorelli nella parte dell’industriale, Ugo D’Alessio nei panni dell’allevatore di polli, Anna Karina in quelli di Elena e Gianfranco Barra nella parte del Turco.

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