Tratto dal romanzo omonimo di Umberto Eco, Il nome della rosa di Jean Jacques Annaud è forse uno dei thriller più famosi e coinvolgenti della storia del cinema. Scritto assieme a Jean Godard, Andrew Birkin e Howard Franklin, il film è ormai un classico della settima arte. Un capolavoro al pari del libro dal quale è tratto.

Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, anno 1986.
Locandina de Il nome della rosa (1986)

Il romanzo di Eco, infatti, ebbe un tale successo quando fu pubblicato nel 1980, inaspettato soprattutto per l’autore, che divenne col tempo la sua opera maestra. Era quasi impossibile non farci un film. Dopo cinque anni di preparazione, la lavorazione ebbe luogo in Germania e in Italia fra il 1985 e il 1986. Sotto la regia di Annaud Il nome della rosa uscì come una sorta di maestoso giallo corale. A farla da padrone è l’ex spia inglese più famosa e carismatica del cinema: Sean Connery. Tuttavia, l’opera non funziona solo attraverso l’attore scozzese. Molti sono gli attori di contorno che il regista francese scelse accuratamente e che con la loro recitazione eterogenea diedero al film davvero molto più spessore.

Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, così come il romanzo, si sviluppa nell’epoca buia dell’umanità: il Medioevo. A parte la precisa descrizione della vita all’interno di un’abbazia di monaci benedettini, la storia ha come nocciolo una serie di misteriosi omicidi. Tutti i delitti sono legati ad un libro andato perduto: la famosa Commedia di Aristotele, appartenente alla sua Poetica. Mai arrivato a noi, a differenza della Tragedia, l’opera di Aristotele torna fra le pagine di Eco e nel film di Annaud come una sorta di libro maledetto, malvisto dai religiosi di quel luogo.

La trama de Il nome della rosa (The Name of the Rose) – “Verba vana aut risui apta non loqui“.

In un lungo flashback, il vecchio frate francescano Adso da Melk racconta la sua gioventù al seguito del suo maestro, frate Guglielmo da Baskerville. I due, dopo essere arrivati in un’abbazia del Nord Italia, vengono a sapere dall’abate che un terrificante fatto di sangue si è consumato fra le mura della struttura. A morire è infatti il giovane traduttore dal greco il quale, dopo un violento uragano, è stato trovato morto ai piedi della maestosa biblioteca.

L’abate, che conosce il passato da inquisitore del dotto Guglielmo, gli affida l’incarico di far luce su questa faccenda. Dovrà risolvere il caso prima che arrivino i mandatari del papa e altri monaci per partecipare alla disputa sopra le tesi dell’ordine francescano. Visti con sospetto dal resto dei monaci, Guglielmo e Adso iniziano ad indagare sull’accaduto. Nel giro di pochi giorni dal loro arrivo, altri frati iniziano a morire per mano di un misterioso individuo. Per molti la causa di tutto è la presenza del maligno: il demonio.

Gugliemo capisce che per svelare l’arcano, e arrivare al vero colpevole, è necessario entrare nella biblioteca. Tuttavia, l’ingresso a essa è vietato. Solo due monaci sono ammessi ad entrare: il frate Malachia, il fidato consigliere del vecchio Jorge da Burgos, e frate Berengario. Anche quest’ultimo verrà trovato morto e anche lui, come le precedenti vittime, avrà strane macchie di inchiostro sulle dita e sulla lingua.

Christian Slater e Ron Perlman in una scena del film.
Christian Slater è il giovane Adso da Melk, mentre Ron Perlman è il gobbo dolciniano Salvatore

Come spesso accade con altre opere cinematografiche, anche Il nome della rosa ebbe uno scarso successo al botteghino negli Stati Uniti. In Europa, e nel resto del mondo, al contrario, il film di Annaud riuscì ad affermarsi come un’opera destinata a rimanere aggrappata nella memoria collettiva. In breve tempo divenne un cult emozionante ancora oggi apprezzato. Quindi possiamo dire, e senza troppi indugi, che il problema è negli Stati Uniti. Il nome della rosa di Eco mescola una descrizione storica, sociologica e culturale puntale con personaggi falsi e altri realmente esistiti. In questo modo l’autore ci permette di vivere una buona parte del Medioevo.

Nel libro e nel film, personaggi reali, come Ubertino da Casale e Bernardo Gui, si impastano con eventi e altri individui di pura fantasia. Annaud segue lo stesso metodo di Eco. Sebbene molte parti del romanzo siano abbreviate o persino saltate, il film riesce ad essere fedele e allo stesso tempo fantasioso. Annaud è quindi libero di descrivere e mostrare: non per forza legato alle regole e agli elementi descritti nell’opera letteraria.

Il nome della rosa di Annaud resta un classico sublime da punto di vista della costruzione estetica della pellicola. In particolare per quanto riguarda le atmosfere lugubri ricreate e la scelta delle locations. Le riprese, infatti, si svolsero in differenti luoghi della penisola italiana e d’Europa come l’Abbazia di Eberbach in Germania. La biblioteca a forma ottagonale la fecero ricostruire nei tetri di Cinecittà: il regista prese come spunto la fortezza pugliese di Castel del Monte.

Ciò nonostante, la scelta degli attori è un altro vanto e un punto a favore per questa indimenticabile pellicola. Oltre a Connery, una serie di altri grandi interpreti del cinema europeo e statunitense sfilano nella storia e danno al film un’ulteriore spessore. Christian Slater (Adso da Melk), F. Murray Abraham nei panni di Bernardo Guy, Fëdor Fëdorovič Šaljapin in quelli di Jorge da Burgos. E ancora: Ron Perlman, Micheal Lonsdale, Helmut Qualtinger e Leopoldo Trieste.

Il nome della rosa (1986), regia di Jean-Jacques Annaud.
(da sinistra) Sean Connery, Michael Lonsdale e Fëdor Fëdorovič Šaljapin in una scena de Il nome della rosa

“Ma ora che sono molto, molto vecchio, mi rendo conto che di tutti i volti che dal passato mi ritornano alla mente, più chiaro di tutti, vedo quello della fanciulla che ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo. Eppure, dell’unico amore terreno della mia vita non avevo saputo, né seppi mai il nome…” 

La voce narrante dell’anziano Adso da Melk nelle ultime scene del film

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