Se l’omicidio di George Floyd e l’ultimo caso avvenuto in Wisconsin che ha visto protagonista Jake Blake, afroamericano ferito da un poliziotto mentre stava entrando in macchina, ci hanno insegnato qualcosa è che non puoi estirpare l’odio. Questo torna sempre come un morbo che non si può uccidere. Se un film come Mississippi Burning ci insegna ancora qualcosa è che la storia non cambia mai e gli episodi più terribili continuano a ripetersi.

Mississippi Burning (1988), regia di Alan Parker.
Willem Dafoe e Gene Hackman in una scena del film.

Questo film del 1988 diretto dal grande regista inglese Alan Parker, scomparso lo scorso 31 luglio 2020, era ambientato nell’America degli anni ’60 e vedeva il grande abisso di disuguaglianza che ancora c’era fra la popolazione bianca e quella nera. Un abisso che, come mostra la cronaca odierna, si allarga ogni giorno di più e questa grande ferita non si è rimarginata con la presenza di specifiche forze politiche al potere. Al contrario, con la loro politica la spaccatura si è riaperta e non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.

Mississippi Burning, fra tutti i film di denuncia e fra tutte le opere che si prendono a cuore la causa nera e i problemi razzisti perpetuati dai bianchi, è forse la pellicola più magnifica e toccante. Questo grazie anche alle interpretazioni indimenticabili di Gene Hackman e Willem Dafoe.

La trama di Mississippi Burning “Ma cos’ha in corpo questa gente?”

L’agente dell’FBI Alan Ward (Dafoe) e il detective Rupert Anderson (Hackman) sono due uomini di legge totalmente diversi. Ward è un agente serio, calmo, rispettoso della legge e davvero integerrimo. Anderson, al contrario, si fa guidare più dall’istinto e non rinuncia a metodi violenti, spesso al confine con la legalità.

Tuttavia, fra i due, Anderson è forse quello che ha capito che, molto spesso, per parlare con gente dura e violenta, è necessario usare la stessa arma. Così questi due dissimili esseri umani si ritroveranno insieme a Jessup, in Mississippi, per indagare sopra la scomparsa di tre ragazzi, uno dei quali nero, appartenenti all’African-American Civil Rights Movement. I tre attivisti infatti avevano lasciato la città nella notte fra il 21 e il 22 giugno 1964 e stavano per tornare alla loro sede. Non avevano fatto mai ritorno.

Gli abitanti della contea non sono affatto contenti nel vedere gli agenti di Hoover indagare in ogni dove. Persino i vertici più alti del Ku Klux Klan sono avvertiti e poco dopo l’arrivo di Anderson e Ward aumentano le ripercussioni contro la popolazione nera. I cittadini, specialmente i poliziotti di Jessup, non intendono collaborare e faranno di tutto pur di bloccare i due agenti. Ma alla fine la verità deve per forza venire a galla.

Una verità che, tuttavia, a distanza di 56 anni dagli eventi di Jessup e di 32 dalla realizzazione del film di Parker, non riesce a cambiare la storia. Quell’odio ce lo portiamo dietro ed è una vera e propria malattia incurabile. Mississippi Burning è un monito, un grido di uguaglianza che dovrebbe essere trasmesso più spesso per inculcare e insegnare un pacifico rispetto del prossimo.

Eppure nulla è così semplice. Gli stessi disagi che oggi stiamo vivendo, come le rappresaglie per l’uguaglianza o l’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, ci attenderanno sempre. Fra venti, trenta o cinquant’anni sarà sempre così.

“Ora io dico a quella gente, guardate la faccia di questo giovane e vedrete la faccia di un nero. Ma se guardate il sangue che viene versato è rosso! è come il vostro! E’ proprio come il vostro!”

Una frase di Mississippi Burning (1988)
Mississippi Burning. Con Gene Hackman e Willem Dafoe.
Il regista Alan Parker e Gene Hackman durante la lavorazione di Mississippi Burning.

A definire questa indimenticata pellicola ci sono ben altri interpreti che vanno ad amplificare la potenza, anche visiva, del film. Frances McDormand, vincitrice di due Oscar per Fargo e per Tre manifesti a Ebbing Missouri, in Mississippi Burning interpreta la signora Pell, moglie del vice sceriffo. Quest’ultimo interpretato da Brad Dourif. R. Lee Ermey, il sergente Hartman di Full Metal Jacket, è il sindaco Tilman. Stephen Tobolowski veste i panni di Clayton Townley, il leader locale del Ku Klux Klan.

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