Un petalo alla volta, presto la rosa sfiorisce, lasciando come unico ricordo del perduto splendore un misero stelo che sfoggia solo spine. Dove risiede la vera bellezza? In un effimero involucro o in ciò che di prezioso si nasconde al suo interno?

Nel 1991, Gary Trousdale e Kirk Wise hanno provato a darne una rappresentazione ne La Bella e la Bestia, trentesimo Classico prodotto della Walt Disney che ha riscosso un tale successo dopo la sua uscita nelle sale da divenire il primo film di animazione a ricevere più candidature all’Oscar, portandone a casa due: Miglior Canzone e Miglior Colonna Sonora, quest’ultima curata dal famoso compositore Alan Menken. D’altronde a chi, vedendo questo film, la canzone Beauty and the Beast non è rimasta nel cuore?

Tratta principalmente dall’omonima fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, la storia è ambientata in Francia in un tempo lontano.

Un arrogante principe viene privato della sua straordinaria bellezza per aver prepotentemente negato l’ospitalità a una vecchia mendicante che, dopo aver subito l’affronto, mostra le sue vere sembianze. Questa, infatti, è una fata e per punirlo del suo comportamento lo trasforma il suo castello in un luogo spettrale in cui i suoi servitori prendono la forma di oggetti parlanti e lui di un’orrenda bestia, ma con una possibilità di salvarsi.

La fata gli fa dono di una rosa magica, di cui l’ultimo petalo sarebbe caduto per il suo ventunesimo compleanno. Se, arrivato a quel giorno, il ragazzo non fosse stato ancora in grado di provare e di trovare il vero amore, allora l’incantesimo non si sarebbe mai spezzato. Il principe, privo di speranze, si rinchiude nel castello. Passano gli anni e, non molto lontano dal castello, c’è un paesino in cui Belle, una bellissima fanciulla appassionata di lettura, abita con lo stravagante padre inventore e vuole essere sposata a tutti i costi dal presuntuoso e narcisista Gaston.

Gaston è tra i protagonisti de La bella e la Bestia (1991)
Gaston

In occasione di una fiera, il padre di Belle deve mettersi in viaggio, ma, attraversando la cupa foresta, si perde e per sfuggire dai lupi si ritrova alle porte del maestoso castello in cui verrà fatto prigioniero dalla Bestia. La ragazza, preoccupata per la scomparsa del padre, decide di andare a cercarlo e, dopo aver scoperto dove si trova, si offre come prigioniera al posto del padre. Il compromesso non dispiace alla Bestia che vede riaccendere le sue speranze.

Nonostante l’inizio burrascoso della convivenza, con il passare dei giorni i due si avvicinano sempre più così da scoprirsi e aprirsi l’un l’altro. Tuttavia, nel momento in cui la Bestia concede a Belle di vedere il padre attraverso il suo specchio magico, viste le sue condizioni di salute, la fanciulla desidera lasciare il castello, seppur a malincuore, e la creatura, consapevole ormai del significato dell’amore, la lascia andare. Ciononostante, una volta affrontati i nemici, capitanati da Gaston, e superate le difficoltà, i due insieme riusciranno a infrangere l’incantesimo e ad avere il loro lieto fine.

Dopo La Sirenetta e Bianca e Bernie nella terra dei canguri, La Bella e la Bestia è il terzo film d’animazione a far parte del cosiddetto Rinascimento Disney, ossia il periodo compreso tra il 1989 e il 1999 che ha visto la casa di produzione riprendere il controllo dell’industria cinematografica dopo una fase di incertezze.

La Bella e la Bestia - Recensioni dei Classici Disney
La rosa incantata che scandisce il tempo per la Bestia

La Bella e la Bestia, infatti, è e sarà sempre un classico intramontabile grazie a un’animazione dai disegni incantevoli, a una narrazione che intrattiene senza annoiare lo spettatore con intramezzi musicali piacevoli e armoniosi e, infine, ai personaggi, ben caratterizzati e interessanti. Un punto di forza del film, come spesso avviene nei prodotti Disney, è la linea comica brillante, in questo caso affidata specialmente ai due servitori del castello Lumière e Tockins, trasformati rispettivamente in un candelabro e in un orologio  a pendolo. I due non possono che conquistare lo spettatore con la loro gentilezza e la tenera amicizia che li lega nonostante i continui e divertenti bisticci.

Inoltre, se c’è qualcosa che rende La Bella e la Bestia una perla del repertorio Disney è sicuramente l’importanza dell’argomento che, secondo me, affronta con intelligenza e delicatezza offrendone una rappresentazione azzeccata e che non fatica a saltare all’occhio grazie ai dettagli visuali molto curati.

Il film invita a riflettere sul significato della bellezza attraverso contrasti visivi molto accentuati realizzati attraverso la cura dei tratti e dei colori, come ad esempio del caso di Gaston e la Bestia. Si può comprendere che la vera bellezza, quella inestimabile, non consiste in qualcosa di visibile, bensì in ciò che solo può trasparire da un gesto, un pensiero ma, soprattutto, dagli occhi che consentono di andare oltre il gradevole inganno dell’aspetto esteriore racchiuso nella metafora di un petalo di rosa.

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