Commedia del 1980 diretta da Walter Bernstein, Little Miss Marker uscì in Italia con il titolo E io mi gioco la bambina. Nonostante questa traduzione che non restituisce completamente al film il senso profondo che l’originale voleva dargli, la commedia è un piccolo gioiello di quella comicità già sviluppata fra gli anni ’50 e ’60 da grandi registi come Billy Wilder o Blake Edwards. Non a caso il film è interpretato da Walter Matthau, amico ma soprattutto interprete di molte pellicole dell’indimenticabile Wilder, assieme al compagno Jack Lemmon.

Walter Matthau, Julie Andrews e Sara Stimson sono i protagonisti di questa divertente pellicola del 1980 diretta da Walter Bernstein.
E io mi gioco la bambina (1980). Walter Matthau, Sara Stimson e Julie Andrews.

Assieme a Matthau un Tony Curtis spregevole nei panni di un gangster, molto diverso dai ruoli fondamentalmente positivi ai quali era abituato. Ma soprattutto, a smorzare il cinismo e l’indole burbera di un Matthau che è già un attore arrivato e ha già vinto un Oscar, c’è la britannica Julie Andrews e la piccola Sara Stimson. Questi elementi vanno a fare di E io mi gioco la bambina un film godibile e divertente. Non un capolavoro, ma un lavoro soddisfacentemente sollazzevole e innocuo. Uno di quei film che non impegnano troppo, ma neanche un’opera a tirar via. Onesta nella sua comicità mai volgare e rilassante nel mix eterogeneo di grandi attori che poi abbiamo visto molte altre volte e in pellicole molto differenti per quanto riguarda il genere e i temi trattati. Volti noti che, in questo frangente, rilassano e ti fanno sentire sempre a tuo agio.

Remake del film del 1934 Little Miss Marker diretto da Alexander Hall, E io mi gioco la bambina ci porta nel mondo delle corse dei cavalli. Per noi italiani sarebbe meglio dire “ci riporta” nel mondo delle corse ippiche, dato che soli quattro anni prima era uscito il celebre e nostrano Febbre da Cavallo, diretto da Steno e interpretato da Gigi Proietti ed Enrico Montesano. Ma se il cult con Mandrake e Pomata era più nello stile della commedia all’italiana, e anche meno infantile, Bernstein riesce a trasportare lo stesso cinismo e lo stesso gusto grottesco e nel frattempo, come piace agli americani, arrivando ad un delicato e fiabesco lieto fine. Finale dolce che chiude la vicenda drammatica di una bambina rimasta orfana, ma non stucchevole grazie alla performance di Matthau e alla sua mimica facciale.

“Io non accetto scommesse dai minorenni. E non voglio che giochi a carte per soldi….. Potresti perdere!!”

Tristezza Jones (Matthau) in una scena di Little miss marker (1980)

La trama di E io mi gioco la bambina (Little Miss Marker)

Siamo negli anni della Grande Depressione. Tristezza Jones -nell’originale è Sorrowful Jones– è un bookmaker di New York tirchio, burbero e conosciuto da tutti perché è un uomo che non ride mai. Preferisce pensare al guadagno piuttosto che alle gioie che può dargli la vita. Un giorno, dopo aver avuto una discussione con il gangster locale, lo spietato e viscido Blakie (Curtis), riguardanti l’apertura di un casinò illegale, un povero e squattrinato scommettitore chiede a Tristezza di prestargli dieci dollari. Durante il tempo in cui starà via, gli lascia come pegno la piccola figlia che poi dovrà riprendersi una volta trovati i soldi.

Tuttavia il padre viene trovato morto pochi giorni dopo e Tristezza, affezionatosi alla bambina, decide di tenerla nascosta cercando, sebbene i suoi modi ruvidi, di darle una vita migliore. Il carattere scorbutico e scostante di Tristezza si scioglierà non solo dopo essere venuto a contato con la bambina, ma anche grazie all’incontro con Amanda (Andrews), una vedova amante dei cavalli e socia di Blakie al quale aveva prestato la sua villa per imbastire quello che, secondo il manigoldo, doveva diventare il più noto club privato della città.

E io mi gioco la bambina (1980), di Walter Bernstein.
Walter Matthau durante le riprese di E io mi gioco la bambina (Little Miss Marker), di Walter Bernstein.

Il tutto attorno alle scommesse ippiche. Tristezza è infatti un allibratore con il suo buon giro di affari ma si rovinerà la fama facendo di tutto pur di far vincere Sir Galahaad, lo sfortunato cavallo di Amanda che arriva ultimo ad ogni corsa. Le corse dei cavalli sono perciò il fulcro attorno al quale si evolve la storia e attorno al quale Tristezza perde ogni sua precedente certezza. La bambina e la donna lo metteranno in uno stato di dubbio e confusione. La stessa confusione che alla fine lo porterà a sposare Amanda e ad adottare la figlioletta. Ma non prima di aver regolato i conti con Blakie e la sua guardia del corpo, Herbie (Brian Dennehy).

E io mi gioco la bambina fa parte di quel panorama sconfinato di pellicole che potremmo chiamare col nome di commedia americana. Nonostante quelle più irriverenti e demenziali abbiano preso già piede, qui c’è un’attenzione per i particolari. C’è, inoltre, una serie di battute che, come in questo caso, sono scritte appositamente solo per alcuni eletti del cinema. Matthau è una garanzia in questo genere di film anche se in questo caso non lo troviamo al fianco del grande Lemmon, bensì è spalleggiato da una serie di attori che provengono da esperienze e da contesti lavorativi totalmente differenti.

Tony Curtis è forse un’altro grande protagonista della commedia americana. Di lui si ricordano interpretazioni memorabili come in A qualcuno piace caldo assieme a Marilyn Monroe, 20 chili di guai…. E una tonnellata di gioia!, o La cintura di castità di Pasquale Festa Campanile, con Monica Vitti. Eppure di Curtis si ricordano anche ruoli essenzialmente drammatici come ne La parete di fango di Stanley Kramer e Spartacus di Stanley Kubrick. Poi c’è la meravigliosa Julie Andrews che porta a questa pellicola un tocco del buon vecchio humor inglese. L’attrice veniva da esperienze recitative tra loro diversificate. A ventisette anni aveva interpretato uno dei suoi ruoli più famosi, Mary Poppins, specializzandosi poi in ruoli brillanti e in musical come Tutti insieme appassionati. Uno dei più noti ruoli seri di Andrews è quello della dottoressa Sarah Sherman nel film di Alfred Hitchcock, Il sipario strappato.

Degni di nota sono gli altri interpreti di E io mi gioco la bambina. Bob Newhart, che nel film veste i panni di Regret, sottoposto di Tristezza, era diventato un comico famoso grazie a film quali Milioni che scottano, L’amica delle 5 ½ di Vincente Minelli e a programmi televisivi come The Bob Newhart Show. Il gorilla di Blakie è invece interpretato da Brian Dennehy. La sua fama accrescerà solo alcuni anni più tardi, nel 1982 con il film Rambo e nel 1987 con il film di Peter Greenway, Il ventre dell’architetto. Noto per i suoi ruoli da caratterista è Kenneth McMillian che in questa pellicola veste i panni dell’ispettore di polizia Brannigan. Uno dei suoi primi film a cui aveva preso parte era stato Serpico di Sidney Lumet. Successivamente il suo volto paffutello sarà riconoscibile in altri capolavori del cinema come L’assoluzione, Dune e Amadeus.

E io mi gioco la bambina (Little Miss Marker).
Walter Matthau si prende una meritata pausa

Da non dimenticare assolutamente è la recitazione della piccola Sara Stimson. La giovane attrice riesce, nonostante l’età, a tener testa al grande Matthau e a dare a E io mi gioco la bambina un carattere molto più melodioso e delicato. E’ infatti lei, sebbene gli altri grandi attori, la protagonista del film di Bernstein. Colei che intenerisce il cupo Tristezza e che ci porta fino a quel finale lieto che solo gli americani sanno costruire.

“Il mio dottore mi diede sei mesi di vita, ma quando non potei pagare il conto, me ne diede altri sei”

Walter Matthau

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