Mignonnes è un film prodotto da Netflix nel 2020 e girato dalla regista senegalese Maïmouna Doucouré. Per alcune scene, considerate troppo spinte, e soprattutto per la copertina, sul film si è abbattuta una vera tempesta.

La polemica su Mignonnes

La protagonista è Amy. Arrivata in una nuova scuola, in prima media, Amy sarà disposta a tutto per farsi accettare. Il film sviluppa, o almeno prova, il tema della sessualizzazione e oggettificazione precoce dei corpi femminili. Per questo la produzione è stata ritenuta volgare e, da molti, pedopornografica. Sul web è nato un vero e proprio movimento che accusa Netflix di fornire materiale visivo ai pedofili della rete. E’ stato creato l’hashtag #cancelNetflix. La questione ovviamente è risultata spinosa ed economicamente sconveniente per la casa cinematografica la quale, però, ha difeso Mignonnes e ha rifiutato la censura. Netflix ha però deciso di cambiare la locandina ufficiale del film.

Mignonnes (Cuties), film del 2020 prodotto da Netflix e diretto dalla regista senegalese Maïmouna Doucouré.
A sinistra la locandina originale di Mignonnes. A destra quella sostitutiva.

Effettivamente la prima copertina era spinta e volgare, ritraeva 4 bambine di 11 anni (anche se delle attrici non è stata resa pubblica l’età) in abiti succinti e posizioni eroticamente allusive. Mignonnes è però ancora su Netflix e forse, prima di cancellare la propria iscrizione, è bene vederlo per capire davvero da che parte stare in questa lotta. Lo stato del Texas ha deciso di stare dalla parte dei movimenti polemici e ha portato la casa cinematografica a processo.

La domanda è: può il film considerarsi materiale pornografico? Può il film risultare pericoloso per gli spettatori? A mio parere Mignones non fornisce materiale pedopornografico. E’ vero che appaiono ragazzine in posizioni sessualmente provocanti e che i loro vestiti spesso lasciano intravedere natiche e seni. Tuttavia, a parte forse in una scena che supera il limite, l’intenzione non è quella di eccitare lo spettatore.

La sessualizzazione dei corpi

Netflix ha dichiarato che si tratta di un film di denuncia contro la sessualizzazione delle bambine. Però, purtroppo, questa denuncia rimane campata per aria. Infatti, nonostante le protagoniste siano fortemente sessualizzate, non si capisce per quale motivo accada loro questo. Non vengono affrontate le cause del problema.

Solo due volte Amy guarderà video su internet a forte sessualizzazione, materiale a cui prima di iniziare la scuola media non aveva mai avuto accesso. Tuttavia la pressione erotica che subisce è talmente forte che la porta a pubblicare sui social network addirittura una foto della sua vagina (che ovviamente nel film non si vede). Spendere qualche minuto in più per mettere a fuoco le cause che hanno spinto la bambina a compiere questo gesto era, a mio parere, doveroso.

Tutti noi siamo immersi in una società che ci bombarda con allusioni sessuali continue. Basta accendere un momento la televisione (in Italia abbiamo una delle televisioni più sessiste del mondo) o camminare per strada e vedere cartelloni pubblicitari, per essere circondati di messaggi subliminali. Oppure è sufficiente entrare nei negozi di abbigliamento per vedere come la moda richiede – e impone – alle donne e alle bambine abiti sempre più striminziti, attillati, corti.

In una grande catena come H&M, per esempio, nel reparto di intimo femminile bisogna darsi molto da fare per trovare un reggiseno senza imbottitura. Decathlon, che dovrebbe occuparsi di raggiungere la maggior comodità per gli sportivi e le sportive, produce costumi da bagno imbottiti per il reparto nuoto-bambine.

Ma tutto questo in Mignonnes non appare. Si denuncia un fenomeno che non si capisce da dove arrivi e da dove parta e la riflessione manca.

La trama

Amy è una undicenne che vive in Francia ma di origini senegalesi. La sua famiglia è musulmana e suo padre sta per prendere una seconda moglie ed è, per questo, temporaneamente assente. Quando inizia la scuola media, Amy non ha amici. Attrae la sua attenzione un gruppo di bambine che si veste e si comporta in modo succinto.

Mignonnes. Il film sviluppa, o almeno prova, il tema della sessualizzazione e oggettificazione precoce dei corpi femminili.
Una scena di Mignonnes (Cuties) di Maïmouna Doucouré.

Amy è attratta soprattutto dalla loro abilità nel ballare che la porterà ad esercitarsi nella danza per riuscire ad entrare nel gruppo. Magicamente la piccola Amy, che non ha mai ballato in vita sua, diventa la regina del twerk e inizia persino ad insegnare alle altre bambine.

Più che la sessualizzazione la regista sembra voler mettere in evidenza i problemi della preadolescenza. Infatti Amy all’inizio viene derisa, bullizzata e picchiata da quelle stesse ragazze. Muore dalla voglia di diventare amica di ragazzine sfrontate, ladre, violente e con tendenze criminali. In parte attratta dal loro comportamento pseudo-adulto che si esprime nell’uso di tacchi e minigonne, tinte per capelli, linguaggio scurrile e trucchi; in parte semplicemente per il desiderio di essere accettata.

Con il gruppo di ragazze, che si autodefinisce, appunto: le Mignonnes, sarà un rapporto di odio e amore per Amy. Infatti Amy riuscirà a diventare quasi l’elemento principale del gruppo e, dopo che quelle stesse ragazze le avevano letteralmente lanciato un sasso in faccia, sarà felicissima di essere loro amica. Anche questo aspetto però non è particolarmente approfondito. E’ vero che l’adolescenza e gli anni ad essa collegati sono periodi estremamente complessi in cui il bene e il male si confondono, ma forse la regista poteva soffermarsi di più sui motivi che causano determinati comportamenti.

Ipotesi di interpretazione di Mignonnes

Altro aspetto poco approfondito del film è quello del rapporto con la madre e con la religione musulmana. Presentata a grandi linee come una religione che fa soffrire e sottomette le donne, l’Islam rimane silenzioso sullo sfondo del film. Per quanto riguarda la madre di Amy, che pure sembra abbastanza premurosa, non si capisce dove sia quando la figlia inizia a rubarle i soldi per comprarsi top e minigonne. Amy infatti non viene mai punita: le sue azioni, anche le più gravi, non sembrano avere conseguenze e il giudizio finale della madre sulla sua sessualizzazione non è chiaro.

Nonostante, alla fine del film, Amy sembri optare per un ritorno alla normalità, non si capisce quale sia la morale della storia. Forse il finale è volutamente lasciato aperto per lasciare che lo spettatore decida da sè cosa è giusto e cosa non lo è ma con quali strumenti, visto che il film non ne ha forniti?

Forse con l’atteggiamento lascivo della madre, Maïmouna Doucouré vuole rappresentare il comportamento della società contemporanea. Effettivamente nessuno sta facendo nulla contro la sessualizzazione delle bambine imposta dai mass media, dalle case stilistiche, dalle case pubblicitarie, dal capitalismo e dal sistema patriarcale. La situazione è sempre più lampante, basta entrare sui social network per vedere bambine di 12 anni vestite come le Mignonnes, basta fare un giro fuori da una scuola media. Sul web c’è addirittura chi incolpa le bambine stesse del fenomeno, come se a quell’età potessero rendersi conto della manipolazione mediatica che subiscono.

Mignonnes (2020). Il titolo inglese è Cuties. Distribuito da Netflix.
Mignonnes (2020)

La verità è che Mignonnes non è un film fatto particolarmente bene ma è il primo film che mette in scena questi argomenti. La prima pellicola che prova a porre il problema e che, effettivamente, è riuscita a sollevare un polverone al rispetto. Maïmouna Doucouré ha ancora molta strada da fare come regista e, probabilmente, anche come attivista femminista ma sicuramente ha avuto il coraggio di parlare di qualcosa che sta accadendo alle nostre figlie, incredibilmente pericoloso ed incredibilmente sottovalutato.

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