Molecole è il nuovo documentario del regista Andrea Segre. Girato subito prima del lockdown, mostra una Venezia che d’improvviso si svuota e riporta a galla vecchi ricordi su cui Segre costruirà la sua opera.

Tutto gira intorno alla figura del padre. Una figura che Andrea non ha mai capito. Un uomo taciturno e inquieto, la cui anima riuscirà a sviscerare proprio girando questo film.

Una fotografia tratta dal film che ritrae il regista da bambino insieme al padre

Nel documentario, immagini di Venezia di fine febbraio 2020 si alternano a riprese fatte dal padre, e ritrovate dopo la sua morte, all’età di 16 anni con una Super8. Con emozionante professionalità Segre sa spostare l’attenzione dell’osservatore da una scena all’altra, da un’epoca all’altra, dalla storia del padre alla sua. La voce di Andrea accompagna tutto il lungometraggio, spiegando al pubblico le sue riflessioni al vedere la città vuota.

Quel vuoto gli ricorda suo padre. Un padre che faceva il fisico e stava sempre chiuso nel suo studio a studiare le molecole. Man mano che narra dell’inevitabile destino del padre, il regista delinea il destino di Venezia: destinata ad affondare. Da un parte sotto a un mare che si alza sempre di più e allaga le case e mangia la terra; dall’altra schiacciata da un mare di turisti che la affollano e soffocano i suoi abitanti originari. Del resto i due fenomeni sono collegati, le logiche capitaliste legate al turismo sono le stesse che provocano e impediscono di risolvere i problemi ambientali.

Andrea Segre voleva inizialmente realizzare un documentario proprio sul sovraffollamento della città ma, come spiega lui stesso durante il film, il Corona virus lo sorprende durante le prime riprese e la città rimane deserta. E’ l’occasione per parlare di altro, anche se non tralascia il primo intento e riesce comunque a portarlo sullo schermo grazie alle interviste fatte a vari abitanti locali.

Nell’immagine un esperto di voga veneziana

Così, Segre riesce a girare, con grande maestria e sensibilità, un documentario che omaggia da una parte la bellissima Venezia e, in simbiosi con essa, il padre. Tra i due infatti c’è un costante rimando: Venezia deserta, Venezia che affonda, Venezia che nessuno riesce a capire diventa metafora del padre di Segre.

La verità è che ci sarebbe tantissimo da dire su un documentario emozionante e ricco di spunti come questo. Molecole è un lungometraggio che trasporta lo spettatore in un universo di parole e pensieri, ma anche di bellissime immagini e luci. Molecole riporta il pubblico nel passato e, allo stesso tempo, lo proietta nel futuro presentando una città, un mondo, che piano piano muore. Così, come le persone a volte sono sole in questa vita, anche Venezia ora è sola.

Venezia deserta nei primi giorni di marzo 2020

Molecole è un’opera ricca di allusioni intratestuali che risulta divertente cogliere e scoprire durante la visione. In realtà non è un film su Venezia ma è dedicato a un padre scomparso. A un padre che non lo diceva, ma amava suo figlio. A un padre che, come Venezia, viveva in bilico, cercando continuamente l’equilibrio tra ciò che accade e ciò che è destinato ad accadere.

Dal fondo del mio avvenire, durante tutta questa vita assurda che avevo vissuta, un soffio oscuro risaliva verso di me attraverso annate che non erano ancora venute e quel soffio uguagliava, al suo passaggio, ogni cosa che mi fosse stata proposta allora nelle annate non meno irreali che stavo vivendo.

Albert Camus – Lo straniero

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