Dal primissimo film, J’ai tué ma mère del 2009, Xavier Dolan non si è mai fermato e non ha mai smesso di dirigere opere che avessero a che fare con problemi legati all’omosessualità, ai giovani e al rapporto con la madre. Quest’ultimo è il tema che maggiormente affolla la sua filmografia fatta di melodrammi di vita contemporanea. Tom à la ferme è forse il film che più si discosta da quel dramma malinconico ma in alcuni punti anche gioioso e spensierato che avevamo visto nel primi lungometraggi come Les Amours imaginaires o anche nell’ultimo Matthias & Maxime.

Tom à la ferme, diretto e interpretato da Xavier Dolan
Xavier Dolan è Tom Pudowski in Tom à la ferme (2013)

Tom à la ferme è più un thriller psicologico che con la sua cruda rappresentazione di un lutto o di un paesaggio campestre ipnotizza lo spettatore e segue attentamente la strana quanto angustiante vicenda di un ragazzo che amava, di una madre che non si da pace per la morte del figlio e di un fratello che non è capace di vivere al di fuori del suo mondo.

Il film del 2013, diretto, possiamo dire magistralmente da un Dolan ogni volta più maturo, è tratto dall’omonima opera teatrale di Michel Marc Bouchard. Presentato alla 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove ha vinto il premio FIPRESCI (il premio consegnato dalla federazione internazionale della stampa), Tom à la ferme è interpretato dal medesimo regista che veste i panni del protagonista. Nel film compaiono anche Pierre-Yves Cardinal, Lise Roy e Évelyne Brochu.

Tom à la ferme (2013) – La trama

Tom Pudowski, un giovane pubblicista di Montréal, parte verso la campagna per partecipare al funerale del suo fidanzato Guillame, morto in un incidente stradale. Lì avrà modo di conoscere la famiglia del ragazzo e porgere tutte le sue condoglianze. Fa conoscenza di Agathe Longchamp, la madre di Guillame, la quale non sa nulla di Tom né dell’omosessualità del figlio. L’unico a sapere la verità è il fratello del ragazzo, Francis, che lavora alla fattoria di famiglia.

Oggi una parte di me è morta e io non posso piangere!

Tom à la ferme (2013)

Quest’ultimo, una volta incontrato Tom, si scontra con lui in maniera violenta. Gli ordina di non dire nulla alla madre, di fare il suo discorso al funerale e poi sparire per sempre. Tuttavia, a causa di alcuni imprevisti, Tom non può tornare in città, e costantemente perseguitato e minacciato da Francis, è costretto a rimanere alla fattoria per lavorare. Lo strano e aggressivo comportamento di Francis scaturisce nel ragazzo una particolare attenzione, il quale comincia a capire di non aver mai conosciuto fino in fondo l’amato Guillaume e il suo soggiorno forzato in campagna lo porterà a rivedere parte della sua vita.

Nello stesso tempo subentra il problema con Sarah, la fidanzata immaginaria che Guillaume aveva detto alla madre di avere. Dato che Francis aveva portato avanti tale menzogna, obbliga anche Tom a mentire, fino a quando non si decide a chiamare la vera Sarah, una collega d’ufficio, perché venga ad aiutarlo e fare contenta la vecchia Agathe.

Tom à la ferme (2013).
Pierre-Yves Cardinal, Lise Roy e Xavier Dolan in una scena del film.

Come più volte si è detto, Tom à la ferme può essere visto come la fantasiosa drammatizzazione dello scontro fra due mondi, quello della città e quello della campagna, che tutt’ora continuano ad essere incompatibili. Tom, che a parte la sua omosessualità fino al suo arrivo in campagna mai celata, è un ragazzo di città, vestito alla moda e dai modi gentili. Francis, la sua antitesi, è invece un ragazzo nato e cresciuto in quella fattoria, dai toni e dai modi bruschi ed estremamente violenti.

La madre, Agathe, è un personaggio che sottolinea ancora di più questo contrasto fra le due parti. Gentile con Tom e severa con Francis, ma abituata al comando e soprattutto abituata a seguire le sue idee fino in fondo. La donna non si da pace per la morte del figlio, del quale poco sa. Preferisce ascoltare le menzogne che escono dalla bocca di Francis pur di sapere qualcosa. Menzogne che lo stesso Tom ricama dal suo rapporto d’amore con Guillaume.

Tom va in campagna per conoscere la famiglia del suo fidanzato deceduto, ma non sa che va a conoscere se stesso in un mondo a lui estraneo. S’immerge nel panorama campestre come un Ulisse che discende nell’Ade per interrogare il saggio Tiresia e dove poi incontra la madre. Ma la madre che Tom incontra è estranea, incapace di comprendere il suo mondo. Tiresia è un barista che si fa i fatti suoi ma che in realtà racconta tutto e lo mette in guardia da Francis. L’Achille che Ulisse incontra negli inferi, è ora un uomo diviso a metà: la parte dolce e gentile, quella che ha amato e che corrisponde al suo Guillaume. Ma questi è morto, e ciò che rimane è l’altra metà, quella violenta e passionale, quella di Francis. Il montone che Ulisse doveva sacrificare, è ora un piccolo vitello che nasce e poco dopo muore.

Il protagonista tornerà in città. Ma in che modo? Come un estraneo: alienato, stralunato e profondamente trasformato. Tom à la ferme, con il suo ritmo hitchcockiano e le musiche di Gabriel Yared, mostra subito il colpo di scena, non appena il personaggio principale entra nella campagna. Il problema è uscire da quella peripezia e tornare alla normalità. Tom è allo stesso tempo un virus estraneo in un ambiente che mantiene un po’ di quell’arcaica visione del mondo.

Il film di Dolan affascina per la situazione insolita che si viene a creare una volta arrivati in quella fattoria. La crudeltà di Francis nei confronti del protagonista o l’apatia di Agathe è talmente straziante che al contempo non se ne può fare a meno. La costante angoscia che si crea e che rimane fino alla fine diventa per il pubblico una scomoda quanto eccitante condizione che ti tiene legato.

Nel film Pierre-Yves Cardinal è Francis Longchamp. Xavier Dolan è Tom Pudowski.
Una scena di Tom à la ferme

Tom à la ferme è uno dei migliori lungometraggi diretti e interpretati dal regista e attore canadese. Nel film compare e non compare anche Caleb Landry Jones (Tre Manifesti a Ebbing Missouri, Get Out), nella parte di Guillame Longchamp.

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