Il mondo dello spettacolo è sempre stato popolato dai cosiddetti figli d’arte: artisti come Christian De Sica, Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman nel corso della loro carriera sono e saranno sempre perseguitati dallo spettro dei loro illustri genitori. Gassman parte da questo spunto prettamente autobiografico per realizzare Il premio, la sua secondo opera di finzione da regista.

Il suddetto film vede come protagonista Giovanni Passamonte (Gigi Proietti), un illustre scrittore italiano che verrà insignito del prestigioso premio Nobel per la letteratura. L’uomo andrà a Stoccolma a ritirarlo con tutta la famiglia al seguito. Oreste (Alessandro Gassman) è il figlio primogenito di Giovanni ed è vessato da problemi matrimoniali e di autostima. Lucrezia (Anna Foglietta), sorella minore di Oreste, è invece una fashion blogger con velleità letterarie. Infine abbiamo Rinaldo (Rocco Papaleo), il fedele segretario di Giovanni.

Alessandro Gassman e Gigi Proietti ne Il premio

Uscito nei cinema italiani nel 2017, Il premio è una commedia on the road agrodolce che, come nella miglior tradizione del cinema italiano, coniuga mirabilmente il riso alla riflessione.

Gigi Proietti è sublime nell’incarnare questo acclamato scrittore fortemente egocentrico: Giovanni Passamonte è l’emblema stesso di tutti quei grandi artisti che non accettano l’idea di doversi fare da parte. Gassman dal canto suo se la cava egregiamente nell’interpretare un individuo debole che ha scarsa fiducia in se stesso. La Foglietta invece col suo personaggio rappresenta mirabilmente un fenomeno sociale odierno che non può più passare inosservato, ovvero quello degli influencer. Lo stesso Rocco Papaleo è straordinario nel dar vita ad una sorta di maggiordomo che per paura di vivere una vita tutta sua ha preferito occuparsi totalmente degli affari di Passamonte, rinunciando persino ad Ingrid, suo unico grande amore. Da menzionare infine la talentuosa Matilda De Angelis nei panni di Britta, un avvenente ragazza con la quale Oreste avrà una fugace relazione.

Con l’ausilio di Walter Lupo e Massimiliano Bruno in fase di sceneggiatura, Gassman da vita ad uno script brillante che coinvolge pienamente lo spettatore anche grazie a molteplici colpi di scena che mantengono alta l’attenzione del pubblico. Dopo avere affrontato lo spinoso tema del razzismo in Razzabastarda Gassman utilizza il Nobel come espediente per portare sul grande schermo una storia che parla fondamentalmente dell’importanza che ha nelle nostre esistenze la condivisione.

Pertinente a tal proposito risulta essere il seguente aforisma dell’acclamato scrittore brasiliano Paulo Coelho: “L’amore non sta nell’altro, ma dentro noi stessi. Siamo noi che lo risvegliamo. Ma, perché questo accada, abbiamo bisogno dell’altro. L’universo ha senso solo quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni.”

Da brividi risulta essere il monologo finale del compianto Gigi Proietti, il quale con il consueto carisma che da sempre lo ha accompagnato durante la sua lungimirante carriera ci ricorda che nessuno basta a se stesso e che non dobbiamo aver paura di mostrare le nostre fragilità in quanto “un uomo che cade offre la possibilità di tendergli una mano.

Essere amati per quello che si è dalle persone a cui vogliamo bene. È questo il vero premio a cui allude questa imperdibile commedia all’italiana.

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