Tratto da un racconto del 1989 di Stephen King, trent’anni dopo Rainy Season diventa un cortometraggio diretto da Patrick Haischberger. Non è sempre facile trovare un regista che adatti alla perfezione un’opera di Stephen King, ma soprattutto che segua alla lettera le indicazioni dello scrittore. Molte volte la visione di un regista ha stravolto e migliorato il testo di partenza. Altre volte, invece, il romanzo, trasportato al cinema, è stato deturpato del suo significato profondo.

Rainy Season (2019), diretto da Patrick Haischberger.
Locandina di Rainy Season di Patrick Haischberger

Ma cos’è che rende uno scritto di Stephen King importante e fruibile a tutti? La sua attualità. Anche Rainy Season, come altre opere dello scrittore americano, trovano spazio e senso anche in epoche più moderne. E’ il sapere che sono state scritte trent’anni fa a fare veramente paura.

I coniugi Graham, John ed Elise, si trasferiscono in una località montuosa per passare un periodo di tempo isolati dal mondo esterno. Non appena arrivati al villaggio vengono messi in guardia da ciò che succederà stanotte. Ogni sette anni a Willow piovono rospi. Se resteranno in casa non succederà nulla di male. La coppia, incredula e stupita, decide di non dare adito a quelle voci sistemandosi felici nella casa.

Simile a quello che sta succedendo oggi nel mondo, Rainy Season mette in guardia l’uomo da fenomeni naturali, in questo caso fantastici, che, nonostante l’evoluzione della scienza, non possono essere sottomessi e controllati dall’uomo. La pandemia di Coronavirus, cento anni dopo la pandemia di febbre spagnola, è un po’ come la pioggia di rospi che ogni sette anni avviene ne villaggio di Willow. Come ci si salva? Restando in casa.

Nel cortometraggio di Haischberger, così come nel racconto di King, c’è un’aura biblica da Vecchio Testamento che circonda la vicenda dei coniugi Graham. Allo stesso la pioggia di animali è un raro evento meteorologico spiegabile con i forti venti che transitano nei bacini d’acqua, raccogliendo pesci o rane. King mescola il possibile con l’impossibile, il mito con la realtà e, come spesso accade nei suoi scritti, mette insieme il sovrannaturale e il male con una famiglia o una coppia apparentemente tranquilla e felice.

Pochi dialoghi e pochissimi personaggi che si muovono in un paesaggio campestre accecato dal sole per poi cadere nell’oscurità. In pochi minuti quella calda atmosfera amorosa e coniugale si trasforma in un incubo tenebroso in cui il male la fa da padrone. L’essenziale è quello che mette lo spettatore in uno stato di forte tensione. Tensione che nasce ed esplode nel giro di breve tempo, per poi tornare alla luce, alla quiete e anche ad un tenue stato confusionale in cui è necessario rimettere insieme i pezzi di questo puzzle.

Haischberger, fedele al racconto dello statunitense, sposta solo il luogo delle riprese. Il regista infatti gira nella campagna austriaca, luogo sublime e perfetto per un racconto dell’orrore. Rainy Season è stato presentato al Ravenna Nightmare Film Fest nella sezione dedicata al Concorso Internazionale Cortometraggi.

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