“Il bello della zingarata è proprio questo: la libertà, l’estro, il desiderio…come l’amore. Nasce quando nasce e quando non c’è più è inutile insistere. Non c’è più!” Giorgio Perozzi (Philippe Noiret), uno dei protagonisti di Amici Miei, con queste parole riesce ad esplicitare il significato di una trilogia che è entrata di diritto nell’immaginario collettivo di milioni di italiani.

Il film, diretto da Mario Monicelli, ci narra le vicissitudini di quattro inseparabili amici toscani che cercano di esorcizzare le nefandezze della vita rifugiandosi in un’ironia spesso cinica e goliardica che li porta sistematicamente a mettere in atto beffe deprecabili ai danni di poveri malcapitati. Pertinenti a tal proposito risultano essere le seguenti parole dell’indimenticato scrittore irlandese Oscar Wilde: “Un cinico è un uomo che conosce il prezzo di tutto e il valore di nulla.”

In quest’opera sono presenti scene divenute ormai cult, come quella in cui i nostri quattro vitelloni si recano alla stazione a prendere a schiaffi i passeggeri che stanno sul treno, oppure quella esilarante in cui fanno credere a un gruppo di turisti che la torre di Pisa cadrà.

Il cast, capitanato dal mostro sacro Ugo Tognazzi, è di prim’ordine e comprende artisti del calibro di Renzo Montagnani, Gastone Moschin, Adolfo Celi e Duilio Del Prete, oltre al già citato Philippe Noiret. Sempre lui spiegherà nella seguente frase la vera e propria arte della burla: “Che cos’ è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione”, facendoci intendere che lo scherzo segue delle dinamiche ben precise che in un certo senso richiedono rigore e una buona dose di abnegazione e di serietà. Ed è proprio il contrasto tra il serio e il faceto a decretare la grandezza dei tre lungometraggi che compongono la saga. Tutti e tre si servono di quella comicità dolceamara che ha reso immortale la commedia all’italiana.

Una scena di Amici Miei

Il progetto di Amici Miei apparteneva al compianto Pietro Germi, il quale non riuscì a portarlo a termine a causa del sopraggiungere della malattia. Secondo Gastone Moschin il titolo della suddetta opera era un vero e proprio omaggio a Germi. Pensate che per ideare gran parte degli scherzi gli autori si sono ispirati a fatti realmente accaduti a Firenze nell’epoca precedente a quella in cui fu realizzato il film.

Il film si rivelò essere un grande successo sia di pubblico che di critica. Mario Monicelli e Ugo Tognazzi ottennero rispettivamente il David di Donatello per il Miglior Regista e il Miglior Attore Protagonista. Inoltre la pellicola in questione fu campione d’incassi assoluta della stagione 1975-76; ad oggi detiene il ventunesimo posto nella classifica dei film italiani più visti di sempre con 10.467.254 spettatori.

In conclusione se ancora non avete visto questo gioiellino, fatelo immediatamente! E ponetevi il seguente quesito: “Antani, blinda la supercazzola prematurata con doppio scappellamento a destra?”.

Mi congedo con il seguente aforisma dell’intramontabile Katharine Hepburn, fortemente correlato al significato intrinseco di Amici Miei: “La vita può essere selvaggiamente tragica delle volte, e ne ho avuto la mia parte. Ma qualunque cosa ti accada, devi mantenere una leggera attitudine comica. In ultima analisi, non devi dimenticare di ridere.”

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