Gli Anni Amari (2019) è un film di Andrea Adriatico, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2019 e anche, dopo un passaggio in sala, nella sezione Showcase Emilia Romagna durante il Ravenna Nightmare Film Fest.

La pellicola è un biopic su Mario Mieli, attivista italiano da molti considerato uno dei fondatori del movimento omosessuale italiano. Oltre a raccontarci la vita di un personaggio profondamente complesso, l’opera si concentra sugli aspetti più intimi e personali del protagonista, limitandosi invece ad accennare brevemente le performance che l’hanno portato ad essere un personaggio tanto discusso. Il tutto viene mostrato nella magnifica cornice degli anni ’60, sottolineando l’aspetto della trasgressione e dell’eccesso.

L’eredità di Mario Mieli

Mario Mieli è una delle figure più importanti del ’68, un personaggio complesso quanto controverso, soggetto spesso ad una censura talmente ostinata da risultare perlopiù sconosciuto al grande pubblico. Non è difficile immaginare il perché: da rampollo di una agiata famiglia milanese diviene attore teatrale, scrittore e soprattutto attivista per i diritti degli omosessuali, diventando uno dei principali fondatori del movimento omosessuale italiano. Convinto sostenitore della lotta al patriarcato e ad una società maschilista, è stato un’icona anche per il movimento femminista e un attento studioso della filosofia marxista e di Freud. Ciò che però ha decretato la sua condanna al dimenticatoio da parte del grande pubblico è stata la sua tesi di laurea Elementi di critica omosessuale, un’opera diffusissima e così completa da divenire la base per i successivi studi di genere in Italia. All’interno della sua opera Mieli parla non solo di omosessualità e polimorfismo, ma soprattutto di educastrazione, termine da lui coniato per indicare quell’insieme di valori che imprigionano l’Eros dell’individuo in binari prestabiliti. La rivoluzione che Mieli portò avanti è quella della “liberazione dell’Eros dai tabù” in ogni sua forma, arrivando anche ad affrontare i temi della pedofilia e della coprofagia. Naturalmente i suoi discorsi (e alcune delle sue performance) vanno intesi in un’ottica di provocazione alla morale comune, in un contesto storico dove la parola d’ordine era rivoluzione ad ogni costo; ma soprattutto va ricordato che Mieli non è mai stato accusato di atti di pedofilia. Svilisce quindi sapere che sono state molte le critiche e le difficoltà incontrate dallo staff durante la produzione del film, tanto da rischiare che perdesse i finanziamenti.

Gli Anni Amari – Un monumento al ’68

Consapevole che la vita di Mario Mieli può essere compresa solo contestualizzandolo nel suo tempo, Gli Anni Amari dimostra di essere un vero e proprio memoriale di quell’epoca grazie alla ricostruzione dettagliata degli ambienti e dei costumi. Non poteva essere altrimenti, visto che l’esuberante personalità di Mieli lo spingeva ad indossare abiti e gioielli femminili, con il puro intento di provocare il prossimo. Ma oltre ai costumi e alle caratteristiche scenografie, è la regia a trasmettere il forte senso di trasgressione di quel periodo, unito ad un aspetto intimo ed introspettivo: l’attenzione che Andrea Adriatico pone sui dettagli aiuta lo spettatore ad immergersi in una realtà ormai lontana dalla nostra, trasportandolo nei lussuosi ma alternativi salotti letterari frequentati da personaggi quali Ivan Cattaneo o Fernanda Pivano. Ulteriore tocco di classe è la colonna sonora, altro elemento distintivo di quegli anni che va a fondersi con le numerose citazioni ad elementi della cultura pop dell’epoca.

Gli Anni Amari – Le influenze cinematografiche

Nonostante il regista si dichiari un amante di ogni tipologia di cinema, è innegabile che all’interno della pellicola siano presenti diversi elementi che richiamano i grandi nomi del cinema italiano: a cominciare da Pasolini, figura di grande importanza per la crescita interiore di Mieli (la sua interviste agli operai dell’Alfa Romeo non possono non richiamare Comizi d’Amore) ma anche per Andrea Adriatico, che omaggia la tipica regia del maestro valorizzando i dettagli all’interno della sua opera. E se Sandra Ceccarelli (interprete della madre di Mario Mieli nel film) è un omaggio a Silvana Mangano in Teorema, le sequenze dove viene mostrata il lusso della famiglia Mieli richiamano le atmosfere tipiche dei film di Ettore Scola, dove l’attenzione viene posta sull’eleganza degli ambienti in contrasto con l’ipocrisia dei personaggi.

Gli Anni Amari è un film potente, dove l’eccesso e la trasgressione degli anni ’60 vengono armonicamente fusi con la ricerca di libertà del protagonista, una ricerca che, per citare Mario Mieli, mette “il benessere e la felicità come obiettivo esistenziale dell’individuo.”

Vedi qui sotto l’intervista al regista del film Andrea adriatico.

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