“Tutto ciò che è stato, se lo abbiamo visto quando era, quando se ne va è tolto da dentro di noi. Alla fine rimane ciò che è rimasto di ieri e ciò che rimarrà di domani; l’ansia insaziabile e molteplice dell’essere sempre la stessa persona e un’altra.” L’aforisma del compianto filosofo portoghese Fernando Pessoa presente alla fine del film Passato prossimo ne riassume il significato intrinseco. La suddetta opera, diretta da Maria Sole Tognazzi, racconta le vicissitudini di cinque amici che alla soglia dei trent’anni si ritroveranno in una reunion nella villa di Claudia, interpretata da Paola Cortellesi.

Claudia, ragazza molto complessa che attualmente sta con Alberto (Gianmarco Tognazzi), crea l’occasione di fare il bilancio delle proprie esistenze. Andrea (Claudio Santamaria) è un attore emergente che si è fatto tutto da solo e aspetta la risposta di un provino importante per la propria carriera, mentre Edoardo (Ignazio Oliva) rappresenta, invece, l’emblema stesso del figlio d’arte per antonomasia che non riesce a scrollarsi di dosso l’ombra del celebre padre. Abbiamo poi Carola (Valentina Cervi), un’aspirante attrice disposta a tutto pur di fare questo lavoro e Gianmaria (Claudio Gioè), un giovane laureato in letteratura vessato da molti dubbi esistenziali. Chiudono il cerchio Filippo (Pierfrancesco Favino), un aitante veterinario che ha un flirt con Carola, Francesca (Francesca Figus), una fiamma di Andrea e Monica (Alessia Barela), un’amica di Francesca che farà perdere la testa a Gianmaria.

Passato prossimo (2003)

Al suo primo lungometraggio Maria Sole Tognazzi dirige un cast di attori d’eccezione per portare sul grande schermo una storia che racconta la paura dei cambiamenti e la difficoltà di riuscire a intrattenere certi tipi di interazioni sociali. Pertinenti a tal proposito risultano essere le seguenti parole dell’indimenticato scrittore francese Anatole France: “Tutti i cambiamenti, anche i più attesi, hanno la loro malinconia, perché ciò che lasciano dietro di noi è parte di noi stessi, dobbiamo morire in una vita prima di poter entrare in un’altra.”

Nella pellicola, uscita nelle sale nel 2003, inoltre si rievoca pure il fantasma del compianto padre della regista, Ugo Tognazzi: il personaggio di Ignazio Oliva infatti è sistematicamente adombrato da un padre famoso che gli condiziona ineluttabilmente la vita. Maria Sole Tognazzi mostra allo spettatore che essere figli di un artista celebre è un arma a doppio taglio; infatti inevitabilmente il pubblico farà quasi sempre un impietoso paragone con l’illustre genitore.

Passato prossimo, vincitore del prestigioso Globo d’Oro assegnato per la Miglior Opera Prima, non si può definire come un film generazionale, piuttosto lo si può considerare come un lungometraggio in parte biografico che racconta le contraddizioni di cinque esseri umani che ambiscono a trovare la felicità. Inoltre la regista riflette su cosa vuol dire effettivamente essere attori; pertinente a tal proposito risulta essere la bellissima sequenza in cui Edoardo afferma che un attore deve essere principalmente l’artigiano di se stesso.

Alla sua prima prova da regista, Maria Sole Tognazzi, vincitrice per questa pellicola del Nastro d’Argento come Miglior Regista Esordiente, pesca a piene mani da Il grande freddo di Lawrence Kasdan e dal capolavoro verdoniano Compagni di scuola.

L’unica figlia femmina dell’intramontabile Ugo Tognazzi realizza una godibilissima commedia agrodolce arricchita da significativi flashback che parla di lei, ma soprattutto di noi!

Buona visione e mi raccomando state attenti a non farvi troppo condizionare dal passato prossimo!

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