Nel corso degli anni la settima arte si è cimentata spesso con il delicato e complesso tema dell’aldilà. Film come Ghost, Il settimo sigillo, Al di là dei sogni, Il sesto senso, Hereafter, Amabili resti, Linea mortale, Prossima fermata: paradiso, After.Life ed il recente Lasciami andare ne sono degli esempi illustri. Nel 1981 anche il maestro Dino Risi con Fantasma d’amore raccontò una vicenda che parlava della vita oltre la morte.

Il regista de I mostri e Il sorpasso, dopo aver realizzato Profumo di donna, capolavoro assoluto del cinema italiano di cui nel 1992 Martin Brest fece il fortunato remake con Al Pacino come protagonista, riesce ad anticipare di nove anni persino l’intramontabile Ghost, portando sul grande schermo una storia inquietante che vede come protagonista Giovanni Monti (Marcello Mastroianni), un placido commercialista pavese che improvvisamente comincerà a rivedere l’ex fidanzata Anna (Romy Schneider) in circostanze a dir poco singolari.

L’uomo comprendendo di non aver mai smesso in tutti questi anni di amarla cercherà in ogni modo di arrivare ad una verità sconvolgente che cambierà per sempre l’esistenza di Giovanni.

Marcello Mastroianni è straordinario nel calarsi nei panni di un individuo accecato dall’amore. L’attore feticcio dell’indimenticato Federico Fellini alterna un registro interpretativo misurato ad uno schizofrenico. La stessa Romy Schneider è divina nell’interpretare un personaggio molto sfaccettato: chi vedrà il film molto difficilmente si toglierà dalla testa il volto diafano di Anna.

Giovanni all’inizio della pellicola è totalmente scettico nei riguardi della vita ultraterrena, tanto da eludere sistematicamente gli incontri spirituali con Don Gaspare (Michael Kroecher), a cui invece prende sempre parte la moglie Teresa (Eva Maria Meineke). Successivamente l’ostentato raziocinio del nostro protagonista inizierà fortemente a vacillare. D’altronde, come asserì il celebre scrittore russo Fëdor Dostoevskij: “Il volere umano, molto spesso e anzi il più delle volte si trova assolutamente e cocciutamente in contrasto con il raziocinio.”

Tratto dall’omonimo romanzo di Mino Milani, Fantasma d’amore è un bellissimo thriller sentimentale a tinte horror ambientato in una Pavia plumbea e spettrale che fa da splendida cornice ad una storia inusuale per il cinema italiano. Per quanto riguarda la colonna sonora la suddetta opera si avvalse delle musiche composte da Riz Ortolani, il quale per l’occasione collaborò proficuamente con Benny Goodman, autentico asso dello swing.

Dino Risi, coadiuvato in fase di sceneggiatura da Bernardino Zapponi, rievoca lo spettro di Ingmar Bergman partorendo uno script dinamico e coinvolgente che contribuisce mirabilmente ad evitare che il lungometraggio in questione cada nel patetico. Non è facile infatti risultare credibili quando si affrontano in maniera seria argomenti di questo genere; si rischia di cadere in banali cliché.

Il pluripremiato regista milanese dopo Anima persa e La stanza del vescovo conclude la sua personalissima trilogia gotica e decadente del brivido in modo eccelso. Vi auguro buona visione congedandomi con il seguente aforisma del compianto scrittore britannico Aldous Huxley, profondamente correlato al significato più recondito di Fantasma d’amore: “L’amore vero essendo infinito ed eterno, non può essere consumato che nell’eternità.”

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