Vogliamo i colonnelli, anno 1973, diretto da Mario Monicelli. Film minore del grande regista, padre di Amici Miei, è comunque un documento di quel nostro glorioso cinema. Nell’ironia e nel grottesco l’opera racconta eventi storici e reali che sono accaduti. In questo caso, che sono avvenuti solo in parte. Grazie alla faciloneria italica e a quel lato un po’ volubile che ci appartiene non sono fortunatamente andati in porto.

Vogliamo i colonnelli, anno 1973, regia di Mario Monicelli.
Vogliamo i colonnelli (1973).

Stiamo parlando del tentativo di colpo di stato, chiamato Golpe Borghese, avvenuto in Italia tra il 7 e l’8 novembre 1970 e organizzato, per l’appunto, dal fondatore del Fronte Nazionale, Junio Valerio Borghese. Il mancato colpo di stato è chiamato anche Golpe dell’Immacolata, Golpe dei Forestali o Tora Tora -nome in codice che avevano dato all’operazione segreta. Fu proprio questo fallimento che stimolò Monicelli e gli sceneggiatori Agenore Incrocci e Furio Scarpelli a scriverne un film adatto per la commedia all’italiana.

Vogliamo i colonnelli è una farsa che ne ridicolizza un’altra e con un unico grande protagonista: Ugo Tognazzi. Il mattatore, vestendo i panni di un deputato golpista con l’idea di rovesciare l’Italia, restituisce una credibile descrizione di ciò che è successo nella realtà in quella oscura notte di novembre.

Vogliamo i colonnelli – La trama

L’onorevole Giuseppe Tritoni, dopo che il suo partito, La Grande Destra, ha abbandonato le idee più reazionarie per una politica più pacifica e volta al dialogo, decide di agire per conto suo e mette in atto il complotto tanto sperato. Con un manipolo di seguaci, che in questo caso c’è proprio bisogno di dirlo, una vera e propria Armata Brancaleone, Tritoni pianifica un colpo di stato che deve avvenire a giugno, nel giorno dei festeggiamenti della Repubblica.

Nonostante gli uomini reclutati facciano parte dell’esercito, sono scalcagnati e anche un po’ fessi, tanto da trasformare il golpe in una baracconata senza esito. Dopo essere stati scoperti, Tritoni tenta la fuga ma viene comunque braccato mentre sta fuggendo con la figlia di un importante ex generale e sarà per questo allontanato dalla politica e da ogni altro incarico pubblico. Il finale che tanto attendiamo si consuma al tavolino di un bar. Tritoni, che ora è diventato un consulente esperto in colpi di stato, cerca di spiegare a due dirigenti africani il suo piano. Piano che poi è tutto un marchingegno per arrivare prima al guadagno.

Vogliamo i colonnelli (1973)

Vogliamo i colonnelli, per la sua satira così poco mascherata, anzi tagliente e plateale, trovava riscontro allora ma trova riscontro anche adesso nell’attuale situazione di questo paese. Nel momento più delicato dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, ritroviamo anche ora un malcontento che proviene sempre da una precisa ala politica. La maretta delle destre, che non ha mai cessato di esistere, trova nel film di Monicelli una proiezione buffa ma allo stesso tempo esatta, allucinante nella sua somiglianza. Scontentezza che a volte riesce anche a trovare la strada spianata per poter attaccare e agire.

Per quanto riguarda il tentato colpo di stato del ’70, Vogliamo i colonnelli deride un episodio storico che, tuttavia, all’epoca non era stato preso troppo goliardicamente. Dopotutto in Spagna, dopo una guerra civile durata tre anni, il Levantamiento dei nazionalisti aveva portato alla nascita della dittatura fascista di Franco. In Grecia, la famosa Dittatura dei colonnelli si era instaurata nel 1967, solamente due anni prima del golpe borghese. Quando il film fu girato la stessa cosa era avvenuta in Cile.

Quindi c’era poco da stare tranquilli. Ma forse è proprio qui che si insinua la risata, negli angoli più incerti, insicuri e tetri della storia. La pellicola di Monicelli ha il delicato compito di distruggere tali comportamenti nocivi per una nazione. Alla fine dei conti, in una dittatura, di qualsivoglia colore e ideologia, ad arricchirsi non è mai il popolo ma il primo della fila. Il tiranno con i suoi umili e fedeli sottoposti. Nell’era della commedia italiana la risata era l’arma più forte per combattere. Oggi con il “politicamente corretto” si è perso il gusto di sfottere e deridere un pensiero politico che per il bene comune non dovrebbe esistere. Purtroppo c’è e di questo passo ci sarà sempre.

Vogliamo i colonnelli, di Mario Monicelli. Interpretato da UgoTognazzi.
Ugo Tognazzi è l’onorevole Giuseppe Tritoni in una delle ultime scene del film.

Anche il film Vogliamo i colonnelli, come lo stesso golpe di Borghese, ha un capo unico e indomito. Tognazzi, uno dei più grandi attori del nostro cinema, è semplicemente unico nonostante l’opera di Monicelli non abbia avuto un grande successo. Con un accento marcatamente toscano l’attore ritrae un individuo che vorrebbe il potere ma finisce miserabilmente col fallire. Assieme a lui anche Camillo Milli, Antonino Faà di Bruno, Max Turilli e molti altri caratteristi del nostro cinema.

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