Frontera Verde è una serie colombiana del 2019, composta da otto episodi della durata di poco meno di un’ora ciascuno. Diretta da Laura Mora Ortega, l’opera è stata girata da vari registi colombiani, tra cui Ciro Guerra, ed è stata distribuita da Netflix.

La trama di Frontera Verde

Helena è un’investigatrice di Bogotà che va nell’Amazzonia, al confine tra Colombia e Brasile, per indagare sulla morte di 3 suore missionarie. Arrivata sul luogo viene aiutata da Reynaldo, un poliziotto di origine indigena. Presto i due scopriranno un quarto cadavere di donna. Questa, a differenza delle altre ragazze morte, sembra aver subito uno strano rituale. Infatti è stato estratto dal suo corpo tutto il sangue e, attraverso un foro scavato nel suo petto, le è stato prelevato il cuore. Sul luogo di ritrovamento del corpo, però, non ci sono tracce del cruento rituale, neanche una goccia di sangue.

I sospettati sono tutti e nessuno. Nella selva vivono vari gruppi: diverse tribù indigene, narcotrafficanti, guerriglieri e gli abitanti delle vicine città brasiliane e colombiane.

Helena segue varie piste che la portano a riscoprire il suo passato. La detective, infatti, era nata nell’Amazzonia, dove i suoi genitori stavano scrivendo un libro sulle piante della foresta. Dopo la morte della madre, il padre la portò a Bogotà.

Piano piano Helena ricostruisce il puzzle e, con lei, lo spettatore. La trama poliziesca si mescola ad elementi magici e religiosi. Ushe, l’ultima ragazza uccisa, è una eterna, da decenni vive nella selva e non invecchia. Come lei, il suo compagno. I due detengono il segreto della natura, della Manigua. Nel cuore della selva è nascosto il sapere e la conoscenza del mondo intero, e i due eterni ne sono i custodi.

Il finale di Frontera Verde

Episodio dopo episodio, viene svelata la verità. Tuttavia, il colpevole è piuttosto improbabile e un po’ deludente. Nessuno dei gruppi presenti nell’Amazzonia è il responsabile dei femminicidi. C’è una presenza anacronistica che si inserisce nella storia per impadronirsi del segreto della selva.

Tuttavia la serie è abbastanza avvincente e il finale, che rimane abbastanza sospeso, lascia immaginare una seconda stagione.

La fotografia e il soundtrack

Ciò che colpisce di più della serie non è tanto la trama, che può risultare inverosimile e a tratti lenta, quanto l’ambientazione. Frontera Verde è girata dentro la foresta Amazzonica. Su Netflix, alla fine della stagione, è visibile un brevissimo ma interessante documentario dietro le quinte. Grazie a questo, il pubblico può scoprire come sono state realizzate le registrazioni. Gli attori e i registri raccontano le difficoltà incontrate nel trasportare la strumentazione all’interno della selva e nell’adattarsi al clima e ai problemi del luogo (animali, malattie, rapporto con le popolazioni locali).

Alcuni degli indigeni che compaiono recitando in Frontera Verde sono gli originari abitanti del luogo, coinvolti nel progetto dalla troupe cinematografica. Nel breve documentario finale, compare uno di loro invitando gli spettatori ad andare a visitare l’Amazzonia per scoprire i suoi misteri e la sua bellezza.

Al centro Ciro Guerra con tre indigeni locali e a destra l’attrice protagonista di Frontera Verde

Infatti, l’obbiettivo principale della serie è mostrare la foresta Amazzonica, il suo incredibile paesaggio, i colori e i suoni. La “colonna sonora” è realizzata con i suoni reali della selva: il rumore dell’acqua, del vento tra le foglie e del canto degli uccelli. Sono i suoni naturali del luogo che accompagnano le scene e creano la giusta atmosfera.

Anche la fotografia vuole mettere in risalto la naturalezza del luogo, riprendendo dall’interno e dall’alto la selva e concentrandosi sui corpi degli indigeni, mostrando i loro caratteri fisionomici con degli studiati primi piani. Curati sono anche i costumi: le popolazioni della selva usano trucchi, tatuaggi e capigliature ripresi dalle reali tribù indigene dell’Amazzonia.

Reale è anche la lingua che usano gli indigeni, il tikuna, che non è tradotta ma sottotitolata. L’uso del tikuna in Frontera Verde rientra nei progetti di salvaguardia delle lingue indigene attuati dai paesi centro-sud-americani.

Il messaggio

Lo scopo di Frontera Verde, come si è accennato, è quello di valorizzare la foresta Amazzonica, di presentarla come un luogo magico in grado di chiamare a sè il grande pubblico. Effettivamente vi riesce e lo spettatore rimane strabiliato dalla potenza della selva. Personalmente, dopo il quinto episodio, stavo cercando su Google prezzi e itinerari per visitare l’Amazzonia.

Ma, dietro all’omaggio alla natura, sembra nascondersi anche una sorta di messaggio femminista. La serie infatti fa riflettere sulla religione cristiana che venera la morte di Cristo in croce, contrapposta alle religioni indigene che venerano la vita e la madre. Le suore uccise rappresentano l’anello di congiunzione tra le due credenze: arrivano nella selva come convertitrici cristiane ma finiscono per credere nella manigua, nella madre terra. Il richiamo della selva è troppo forte in questi luoghi e anche le suore iniziano ad adorare la sua fertilità e la sua generosità e pregano nel nome della madre, della figlia e della manigua.

Ed ecco che il messaggio di Frontera Verde si trasforma in un messaggio di religiosità femminile. Le donne costudiscono il segreto della vita e sono le vere protettrici del mondo.

Inoltre sono due donne le protagoniste indiscusse della serie. Di stampo femminista è anche l’utilizzo frequente del termine femminicidio. Mentre, per altri versi, la serie non sembra fare centro da un punto di vista femminista, soprattutto per quanto riguarda la protagonista Helena. Viene mostrata come una donna forte e indipendente, ma spesso risulta scontrosa o, peggio, rappresentata come se fosse un uomo. Come se una donna, per sembrare forte, dovesse prima assumere comportamenti che la società riconosce come maschili.

Comunque, questa rappresentazione va via via affievolendosi durante la serie e il personaggio di Helena viene meglio definito e delineato man mano che la donna riscopre il suo legame con la madre terra.

Locandina di Frontera Verde

I narcos

Un altro punto dolente delle serie è che il gruppo di narcotrafficanti presente nella foresta risulti, alla fine, una presenza neutra o, addirittura, positiva. Non essendo i colpevoli degli assassinii, infatti, i narcos vengono scagionati da qualsiasi accusa e sembrano essere, anche loro, in armonia con la selva.

Tuttavia, una delle scene finali che rimane in sospeso alla fine della serie, ritrae il capo del gruppo intento a cercare il padre di Helena. Con quale scopo? Forse sarà il nuovo pericolo da affrontare nella seconda stagione? Potrebbe essere un buon modo per evitare di mostrare di buon occhio personaggi responsabili di terribili delitti che rendono la selva, ma anche molti altri luoghi dei paesi sud americani, pericolosi e non visitabili.

Quindi, se lo scopo di Frontera Verde è invitare il pubblico di tutto il mondo a visitare l’Amazzonia, la serie dovrebbe darsi da fare contro il narcotraffico e non mostrarlo come parte integrante dell’ecosistema amazzonico.

Conclusioni

Sperando che le divergenze elencate possano essere risolte in eventuali nuove stagioni della serie, Frontera Verde è un buon prodotto cinematografico. Una storia affascinante che mette in risalto le credenze e i misteri di uno dei luoghi più mistici della terra con una bellissima e studiata fotografia, con una grande attenzione per i costumi e le lingue locali e con grande coraggio da parte di tutto lo staff che non ha paura di inoltrarsi nella foresta per realizzare le riprese.

L’Amazzonia è il centro del mondo ed è la dimora di antichi saperi botanici e naturali da salvaguardare. In un mondo in cui la natura è sempre più in pericolo, la serie riesce nel suo intento di suscitare curiosità e rispetto nei confronti della selva e, con essa, del pianeta più in generale.

Leggi anche: Luz: the flower of Evil – Accettare il male per vivere in armonia

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here