Al suo terzo lungometraggio l’acclamato regista turco Ferzan Özpetek affronta temi a lui molto cari come la malattia, l’amore e la morte. Ne Le fate ignoranti infatti racconta le vicissitudini di Antonia (Margherita Buy), una giovane donna che improvvisamente perderà l’amato marito Massimo (Andrea Renzi) in un incidente stradale.

Successivamente Antonia tramite un quadro scoprirà che Massimo aveva un amante che si faceva chiamare fata ignorante. Sconvolta da questa scoperta la nostra protagonista andrà alla disperata ricerca della verità; ovvero quella cosa che, citando la talentuosa scrittrice Emanuela Breda, fa bene finché non brucia.

Il regista di Saturno contro e Mine vaganti si serve dei suoi consueti topòi narrativi per mettere alla berlina la falsità e l’ipocrisia di un certo tipo di borghesia perbenista. Antonia ne è l’emblema e nel corso della vicenda si troverà faccia a faccia con una realtà diametralmente opposta a quella che ha vissuto fino ad ora.

Margherita Buy è come al solito straordinaria nel calarsi nei panni di questa giovane, fragile e forte al tempo stesso, capace di trovare il coraggio di andare avanti grazie all’incontro catartico con l’amante del marito. Stefano Accorsi dal canto suo è impeccabile nell’incarnare un omosessuale sensuale e generoso che dona tutto se stesso agli altri. Il suo Michele simboleggia l’amore puro, quello che porta ad accontentarsi degli avanzi di una persona che non si può avere tutta per sé.

Stefano Accorsi e Margherita Buy ne Le fate ignoranti
Stefano Accorsi e Margherita Buy

Completano il cast attori feticci di Özpetek come Filippo Nigro, Serra Yilmaz e un sorprendente Gabriel Garko nel ruolo di Ernesto, un giovane malato di AIDS che ha perduto il suo lui.

Uscito nei cinema italiani nel 2001, Le fate ignoranti è stato un successo sia di critica che di pubblico. Stefano Accorsi e Margherita Buy si sono aggiudicati rispettivamente il Nastro d’Argento come migliori interpreti maschile e femminile. La seguente opera, impreziosita da una colonna sonora irresistibile che annovera canzoni latine, turche e brani contemporanei, rievoca Luis Buñuel per parlare della difficoltà che sovente hanno le persone nel dirsi le cose come stanno. I protagonisti della pellicola infatti fondamentalmente soffrono perché è stata negata loro la veridicità dei fatti.

Ferzan Özpetek, coadiuvato in fase di sceneggiatura dal fido Gianni Romoli, attinge alla sua esperienza personale per comunicare allo spettatore che dovremmo essere tutti quanti delle persone oneste con se stesse e con gli altri, dovremmo vivere la vita in modo istintivo e passionale senza farci assoggettare alle regole di ordine morale imposte dalla società.

Pertinente a tal proposito risulta essere il seguente aforisma del compianto poeta irlandese Oscar Wilde: “Ogni impulso che cerchiamo di soffocare fermenta nella nostra mente e ci avvelena”.

Non dobbiamo dunque avere timore di urlare, innamorarci, ridere, piangere; in altre parole si deve cercare di vivere senza la paura del giudizio altrui. Cosa affatto facile, in quanto come affermava l’indimenticato drammaturgo, e storico, Niccolò Machiavelli: “In generale, gli uomini giudicano più con gli occhi che con le mani, perché tocca a vedere a ciascuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei.”

Circondatevi di questi pochi a cui riesce, circondatevi di fate ignoranti!


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