Uscito al cinema nel 2008 Gran Torino è una vera e propria pietra miliare di Clint Eastwood regista.

Il monumentale attore statunitense, nel suddetto film, racconta le vicissitudini di Walter Kowalski (Clint Eastwood), un reduce della guerra di Corea che trascorre la sua monotona e grigia esistenza nella periferia di Detroit. L’uomo, divenuto vedovo dopo cinquant’anni di matrimonio, non ha un buon rapporto con la sua famiglia, la quale lo va a trovare esclusivamente per interesse. È, inoltre, un fervente nazionalista che, per usare un eufemismo, mal tollera i vicini di casa asiatici. A seguito di un fatto increscioso però Walter inizierà a frequentarli scoprendo così di avere molte cose in comune con loro.

Il duro di Hollywood per antonomasia utilizza il razzismo come espediente per realizzare un’opera intensa che affronta anche gli spinosi temi della religione, della guerra, della vecchiaia e della morte. Walter in realtà non se ne è mai andato dalla Corea e in tutti questi anni ha vissuto con il senso di colpa per aver ucciso tanti innocenti. Padre Janovich (Cristopher Carley), un giovane parroco molto amico della defunta moglie Dorothy, tenterà in tutte le maniere di alleggerire il fardello di Walter. Quest’ultimo vedrà nei suoi vicini un’occasione di redenzione dei propri peccati.

Il regista di Million Dollar Baby e I ponti di Madison County analizza una realtà difficile in cui vivere; nel quartiere in cui abita il protagonista convivono, in maniera conflittuale, numerose etnie. Un fenomeno questo che sfocia sovente in delinquenza. Pertinente a tal proposito risulta essere il seguente aforisma del compianto filosofo francese Voltaire: “Di norma, gli uomini sono stupidi, ingrati, invidiosi, bramosi degli averi altrui; abusano della propria superiorità quando sono forti e diventano delinquenti quando sono deboli.”

Clint Eastwood è magistrale nell’interpretare quest’individuo rimasto irrimediabilmente traumatizzato dalla guerra che lo ha visto coinvolto. Walter è un uomo totalmente annichilito sia dal dolore fisico che da quello dell’anima. Lo stesso Bee Vang, nei panni del co-protagonista Thao, è bravissimo nel calarsi nei panni di un ragazzo dai sani principi che cerca faticosamente di prendere la strada giusta.

Gran Torino è stato acclamato sia dalla critica che dal pubblico, arrivando ad incassare la ragguardevole cifra di 270 milioni di dollari in tutto il mondo. Il titolo fa riferimento a una vecchia macchina che Walter custodisce gelosamente nel suo garage. Sarà proprio grazie all’automobile in questione che il protagonista entrerà in contatto con la famiglia asiatica.

Si può dire dunque che la Gran Torino rappresenti l’anello di congiunzione che sancisce il passaggio dal vecchio Walter al nuovo Walter. Esso infatti nel corso della vicenda riuscirà progressivamente a liberarsi dei pregiudizi che albergano dentro di lui.

Correlate con il senso intrinseco dell’opera in questione risultano essere le seguenti parole dell’indimenticato Nelson Mandela: “Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio.”

In definitiva Gran Torino è un film imperdibile da vedere e rivedere. Quindi mi raccomando guardatelo! Non vorrete mica far incazzare Mr. Kowalski?!

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