Nato come romanzo dalla mente di Ira Levin, nel 1978 I ragazzi venuti dal Brasile diventa una delle pellicole più belle e controverse di Franklin J. Schaffner, già autore di opere di culto come Il pianeta delle scimmie, Patton e Papillon.

L’opera è un thriller fantascientifico che ruota attorno alla figura di Josef Mengele, dottore e carnefice ad Auschwitz, fuggito dopo la seconda guerra mondiale in Brasile dove è rimasto fino alla sua morte avvenuta nel ’79. L’altra figura ritratta è quella di Ezra Lieberman, ebreo sopravvissuto al campo di sterminio e divenuto col tempo un rinomato cacciatore di nazisti. Tale personaggio è liberamente ispirato a Simon Wiesenthal; dopo essere sopravvissuto al campo di sterminio ha speso parte della sua vita a rintracciare e a raccogliere informazioni sui nazisti latitanti.

Ad interpretare Mengele è Gregory Peck che si toglie gli abiti di un protagonista più positivo per vestire quelli di uno spietato e folle scienziato. Nel ruolo di Lieberman c’è invece Laurence Olivier. Quest’ultimo, uno dei maggiori esponenti del teatro inglese, dopo aver interpretato il nazista Szell nel film Il maratoneta, ora è un vecchio e anche stanco ebreo che, quando nessuno lo prende più sul serio, fa una terribile scoperta.

Ma il fulcro del romanzo di Levin e della pellicola di Schaffner è la Clonazione. Tematica questa che è poi la chiave di volta della storia.

I ragazzi venuti dal Brasile (The Boys from Brazil) – La trama

Il Dottor Josef Mengele, da anni nascosto in Brasile, viene accolto con tutti gli onori in Paraguay da altri vecchi e fedeli ex gerarchi nazisti. In una villa non molto lontana dalla città Mengele espone il suo progetto. Nell’arco di quasi tre anni 94 uomini di diversa nazionalità dovranno essere assassinati nei tempi prestabiliti. Nonostante non si conoscano, queste vittime hanno molte cose in comune: hanno e avranno tutti 65 anni quando saranno uccisi. Sono impiegati statali, hanno tutti una moglie più giovane e tutti hanno un figlio.

Sfortunatamente per Mengele la riunione viene registrata; prima che gli uomini del dottore possano uccidere la spia, questa avverte a Vienna il cacciatore di nazisti Ezra Lieberman. All’inizio quest’ultimo, sapendo da anni che Mengele è nascosto in America Latina, inizia a indagare su tale strano progetto ma senza troppo impegno. Nel frattempo Mengele ha già dato il via all’operazione e alcuni di quei 94 uomini sono già morti.

Lieberman, grazie al capo della polizia, riesce ad avere una lista con tutte le persone che ogni giorno perdono la vita. Messosi in contatto proprio con alcuni familiari delle vittime di Mengele, nota qualcosa di veramente strano. Molti di quei ragazzi sono incredibilmente identici. All’inizio Lieberman pensa semplicemente a una coincidenza. Successivamente è costretto a ricredersi quando capisce che questi bambini sono stati in realtà clonati da Mengele nel suo laboratorio nascosto in Brasile. Il dottore infatti, grazie a un campione di sangue e ad un lembo di pelle, è riuscito a clonare e riportare alla vita Adolf Hitler.

I ragazzi venuti dal Brasile (The Boys from Brazil).
Laurence Olivier nei panni di Ezra Lieberman.

Lieberman farà di tutto pur di fermare Mengele e il finale del film è un vero e proprio faccia a faccia fra Olivier e Peck; due interpreti che si incontrano e ragionano sul diverso modo di recitare.

Peck vs. Olivier – due attori a confronto

I ragazzi venuti dal Brasile usa la realtà per spingersi al di là della propria immaginazione; anche se il confine non è poi così lontano ed è quasi invisibile. Der weißer Engel (l’angelo bianco), come era stato soprannominato Mengele, all’interno del campo di concentramento di Auschwitz portò avanti per anni i suoi terribili esperimenti genetici, in particolar modo sui bambini e sui gemelli. Levin estrapola tale personaggio dalle fonti reali mettendolo all’interno di una storia di fantasia tanto inverosimile quanto possibile.

Lo stesso si può dire del personaggio di Lieberman che prende ispirazione dalla figura di Wiesenthal. A differenza di quest’ultimo, Lieberman è un uomo anziano che non viene più preso sul serio. La gente preferisce guardare al futuro piuttosto che alla tragedia della guerra e della Shoah. Ma Lieberman non si arrende e se nessuno è disposto a credergli dovrà reagire da solo e con i mezzi a sua disposizione. La cosa più strana è che quello che viene mostrato ne I ragazzi venuti dal Brasile, ritorna anche nella società di oggi.

Vi siete rammolliti e non vi importa più se i vostri figli dovranno vivere in un mondo dominato dagli Ebrei, dai Neri, dai Gialli e dagli Hippies!

Gregory Peck nei panni di Josef Mengele

Se il 2020 ci ha insegnato (non insegnato) qualcosa è che la storia si ripete e spesso nella sua maniera più tragica, violenta e ignorante. L’anno della più grande pandemia mondiale dopo la spagnola è stato allo stesso tempo l’anno del negazionismo nei confronti della stessa pandemia. Una sorta di revisionismo storico e scientifico che ha fatto dei più arroganti e incompetenti un faro per gli zotici e per coloro che ancora pensano che l’Olocausto sia tutta una montatura.

Tornando a I ragazzi venuti da Brasile Peck e Olivier sono rispettivamente tesi e antitesi di un momento storico in cui la scienza fa passi da gigante. Tuttavia bisogna sempre tenere d’occhio la storia per non ricadere nei medesimi errori. In nome dell’arte e di quel gioco autotelico che è la finzione, è meraviglioso vedere due attori così diversi essere protagonisti di una storia che è a metà strada fra la fantascienza e una scienza più concreta. Tutto questo in un film che, come vedremo, rasenta l’opera apocalittica per eccellenza.

Gregory Peck è il diabolico e folle Josef Mengele.

Schaffner si mette in gioco e non ha paura di andare oltre quella linea denominata “politicamente corretto”. Ad una regia, magari non rivoluzionaria, ma sempre brillante, il regista statunitense affianca altri grandi nomi del cinema americano e inglese come Denholm Elliot, Lili Palmer e James Mason.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here