Seguendo il canone ufficiale, Chicken Little, è il 46esimo Classico Disney che, a differenza dei suoi predecessori, venne interamente realizzato tramite la tecnica della computer grafica.

Uscito nel 2005, il lungometraggio ebbe l’unico onore, dato lo scarso successo di critica, di essere stato l’iniziatore di quella che sarà, tranne pochissime eccezioni, la nuova tecnica di animazione che adotterà l’azienda californiana per la produzione dei suoi futuri lungometraggi.

Il film vede come protagonista Chicken Little, un gracile polletto che viene deriso dalla comunità in cui vive per aver, in passato, lanciato il falso allarme di un invasione aliena, dopo che un “pezzo di cielo”, dalla forma esagonale, gli cadde in testa.

Il giovane pennuto, desideroso di riscattare la sua immagine, decide di iscriversi nella squadra di baseball della scuola dove in passato il padre ne era la star di punta.

Dopo un duro allenamento e una serie di partite “giocate” in panchina, il polletto riesce, nella finale del torneo, ad entrare in campo e, sotto l’occhio stupito dell’intera città, a far vincere alla squadra il campionato scolastico.

Ottenuta la popolarità tanto sperata, il suo momento di felicita verrà bruscamente interrotto dal ritrovamento di un secondo “pezzo di cielo” che si scoprirà essere parte di un gigantesco scudo usato da degli alieni per osservare la Terra.

Scesi nel pianeta per cercare loro figlio, scappato dalla navicella in seguito alla sua esplorazione da parte di Chicken Little e dei suoi amici, gli alieni iniziano a portare scompiglio nella città, disintegrandone, con le loro armi, tutti gli abitanti.

La catastrofe verrà fermata dallo stesso Little che riconsegnerà il piccolo alieno ai suoi genitori, arrivati sulla terra, non per scopi malvagi, ma per raccogliere ghiande, frutto di cui vanno ghiotti.

Per la realizzazione del lungometraggio, il regista Mark Dindal e il produttore Randy Fullmer, si ispirarono ad un racconto di origine europea dove il protagonista, il pulcino Henny Penny, si convince che il cielo stia per crollare dopo che una ghianda, staccandosi dalla quercia sotto la quale si stava riposando, gli cade addosso.

Ma forse, non tutti sanno che il lungometraggio del 2005 non è l’unico Chicken Little ad essere stato prodotto dagli studios americani.

Negli anni della seconda guerra mondiale, l’Office of the Coordinator of Inter-American Affairs, un ente che regolamentava gli affari bilaterali tra Stati Uniti e America Latina, commissionò a Disney la produzione di corti e lungometraggi di propaganda, con lo scopo di illustrare, alle popolazioni ispano-americane, il pericolo delle ideologie totalitarie, che in quegli anni stavano prendendo piede tra i paesi dell’America Meridionale.

Tra i tanti corti richiesti ve ne era uno, Chicken Little per l’appunto, uscito nel 1942, che, riprendendo la favola europea, intendeva spiegare agli spettatori le teorie di Goebbels, in cui questo affermava che per influenzare le masse, bisognasse puntare ai meno intelligenti.

Il corto, quindi, aveva lo scopo di dimostrare come la mente umana può essere facilmente forviata da pensieri pericolosi, come, ad esempio, quello dell’ideologia nazista, e di come questi possano condurre, addirittura, ad esiti disastrosi come la morte.

Nel corto, infatti, una volpe, leggendo un manuale di psicologia, riesce a convincere un giovane ed ingenuo polletto che il cielo stia per cadere. Questo, sempre su suggerimento della volpe, convince l’aia in cui vive, a rifugiarsi all’interno di una grotta dove, ad aspettarli, c’è la stessa volpe, pronta a divorarli.

Per i più curiosi, che vogliono vedere il cortometraggio nella sua interezza, è possibile trovarlo su YouTube.

Tornando al lungometraggio, dal finale tutt’altro che cruento, i messaggi che vengono trasmessi tramite la figura del piccolo Little sono molteplici, ma due sono i più evidenti (ed importanti).

In primis, la resilienza del pennuto ci dimostra che, nei momenti più bui della nostra esistenza, non bisogna mai perdersi d’animo, ma rialzarsi e continuare a lottare.

In fine, e forse il più emblematico dei diversi significati rintracciabili all’interno del cartone, perché presente nell’animale che incarna lo stereotipo della fifa, ovvero il pollo, troviamo il coraggio che, presente anche nelle persone più ansiose ed insicure, può farci affrontare gli ostacoli che troviamo davanti a noi in maniera diversa, facendoceli percepire meno spaventosi di quanto non lo sia già.

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