Umberto D. è stato uno dei film meno compresi e apprezzati dal pubblico di Vittorio De Sica, nonostante sia un fulgido esempio del neorealismo italiano. Uscito in sala nel 1952, il soggetto del film è stato curato da Cesare Zavattini e la fotografia in bianco e nero da G. R. Aldo.

Il protagonista del film è un pensionato romano che, dopo aver lavorato per trent’anni al Ministero dei lavori pubblici, non riesce più ad arrivare a fine mese. Umberto Domenico Ferrari è tra i pensionati che partecipano al corteo di protesta con cui si apre la pellicola. I pensionati chiedono un aumento delle pensioni, prima di essere sgomberati dalle forze dell’ordine.

Umberto ha come unico amico il cagnolino Flaik, e vive recuperando giorno per giorno i soldi necessari per pagare l’affitto della stanza dove vive. Soldi che non bastano mai e che, per tenere il passo dei continui aumenti richiesti dalla padrona di casa, costringono Umberto a disfarsi, svendendoli, di alcuni dei suoi beni più cari.

Umberto e Flaik si ritrovano al canile

Umberto D. racconta, con una narrazione asciutta e cruda, il dramma dei pensionati del dopoguerra. Emarginati da una società in rapida evoluzione, gli anziani, ormai in balia degli acciacchi degli anni, diventano un peso e uno scarto da superare.

Antonia, la padrona di casa di Umberto, lo vuole fuori di casa a tutti i costi. Non solo continua ad aumentare l’importo dell’affitto, costringendo il povero pensionato a racimolare denaro ovunque possibile, ma nemmeno accetta anticipi né dilazioni. Il vecchio se ne deve andare, e la donna fa di tutto per spingerlo all’esasperazione: dall’affittare la sua stanza a una coppia di giovani amanti a buttare giù un muro per costruire un nuovo salone da ricevimento.

Flaik è l’unica compagnia del solitario Umberto. Il fido cagnolino è inseparabile, tra i due c’è un profondo legame d’affetto. Flaik è tutto il mondo di Umberto. Nulla vale più della sua compagnia.

Anche Maria, la serva di Antonia, è una figura positiva nella vita di Umberto. La giovane, nonostante la contrarietà della padrona, si prende cura, per quanto possibile, del suo anziano coinquilino. Fa da contraltare alla meschina arroganza di Antonia che non solo vuole Umberto fuori di casa, ma anche non si fa remore ad umiliarlo.

Umberto D. disegna il ritratto di un uomo piegato dalle costanti e crescenti difficoltà della vita, che vede nella compagnia di Flaik la sua unica ancora di salvezza. Compagnia capace di regalare gioia e spensieratezza anche nei momenti più bui.

Flaik davanti al Pantheon di Roma

Con un cast di attori non professionisti, tra i quali il professore di glottologia di origine trentina Carlo Battisti, che interpretato proprio il ruolo del protagonista, Umberto D. porta lo spettatore a scoprire le difficoltà di quelle persone che sprofondano lentamente in una condizione d’indigenza, dovendo fare i conti con il proprio stile di vita, la propria immagine pubblica e, a volte, anche la propria dignità.

Umberto D., per il suo carattere artistico e di testimonianza dell’animo umano, è stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, dove vengono ricordate le opere che hanno cambiato la memoria collettiva del paese tra il 1942 e il 1978.

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