Death to 2020 è un film inglese prodotto da Netflix che racconta ironicamente le vicende dell’anno appena conclusosi. Dai creatori di Black Mirror, con Samuel L. Jackson e Hugh Grant, Death to 2020 è un falso documentario basato su false interviste, false ricostruzioni e un enorme sarcasmo volto a ironizzare su qualsiasi argomento. Un’opera che si fa gioco della regina inglese, della politica statunitense, del capitalismo, dei giovani, della destra e della sinistra.

Definito da varie testate giornalistiche, anche italiane, come un prodotto poco divertente, in realtà Death to 2020 è un film simpatico e anche informativo. La critica spietata del film è rivolta a tutti e riesce nel suo intento di divertire il pubblico ma anche di farlo ragionare e indignare.

death to 2020
I personaggi di Death to 2020

La trama

Il film si basa sull’alternarsi di finte interviste a vari personaggi: giornalisti, esperti, magnati, youtuber, segretari di partito, persone comuni e persino la regina Elisabetta. Nel frattempo vengono narrate le vicende dell’anno partendo da gennaio, mese per mese. Il focus è sull’Inghilterra ma soprattutto sugli USA e sulle vicende presidenziali.

Tra una scena e l’altra compaiono anche delle simpatiche ricostruzioni che aumentano il senso di trovarsi davanti a un documentario e, allo stesso tempo, esplicitano che il documentario non è realistico. Oltre a queste, si inseriscono in Death to 2020 anche registrazioni reali di quanto accaduto durante l’anno.

Le critiche più violente sono contro il governo Trump e contro il cittadino medio che lo sostiene. L’unico movimento che sembra essere presentato positivamente è il Black Lives Matter. Trump viene fortemente ridicolizzato per la sua politica razzista. Tuttavia anche le persone di colore non si salvano dalla critica: una delle persone comuni intervistate è una ricca donna nera che pare non notare di essere nera ed esprime ogni sorta di infondata paura e mancanza di fiducia nei confronti degli altri afro-americani.

Anche le donne e i movimenti femministi sono da una parte difesi e dall’altra ridicolizzati attraverso le interviste. Nessuno sfugge alla satira ma qualcuno è criticato più degli altri. Il magnate Bark Multiverse, ad esempio, rappresenta un qualsiasi ricco capitalista che si cura solo apparentemente dei problemi ambientali e dell’epidemia. Jaenetta Grace Susan è una portavoce del partito repubblicano statunitense che afferma e nega costantemente le stesse affermazioni.

Non mancano all’appello neanche Boris Jhonson, criticato per aver inizialmente rifiutato il lockdown, e il nuovo presidente degli USA, Joe Biden.

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Samuel L Jackson in Death to 2020

Perchè guardare Death to 2020

Death to 2020 è un’opera ironica. Non vuole rendere omaggio ai morti di Covid o consolare il suo pubblico. E’ un film che vuole unicamente sdrammatizzare e criticare, presentando le incongruenze di un mondo corrotto e incoerente che l’epidemia ha contribuito a smascherare.

Uno spettatore italiano può trovare il documentario poco esaustivo perché l’Italia non è praticamente mai citata e nemmeno i vari momenti che sono stati maggiormente al centro dell’attenzione sui nostri giornali o sui nostri social. Non bisogna aspettarsi che in Death to 2020 tutto inizi con lo schiaffo del papa o che si parli in modo approfondito dei negazionisti o del nostro lockdown.

A livello internazionale, a parte un accenno a Greta Thunberg, il grande assente sono anche i vari disastri ambientali dell’anno. Ma Death to 2020 è utile per maturare uno sguardo critico sulle vicende angloamericane, per capire cosa realmente avveniva negli USA mentre in Italia le uniche notizie che trapelavano erano sul virus.

Il merito dell’opera

Death to 2020 è stato uno dei primi programmi a proporsi una narrazione cinematografica degli eventi dell’anno. Probabilmente il primo e l’unico ad avere il coraggio di farlo con ironia.

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Netflix è riuscito a criticare anche sè stesso. Infatti nel documentario inserisce della pubblicità a favore di alcune sue produzioni, ironizzando sul grande guadagno che la casa cinematografica ha ottenuto durante la pandemia.

E infine, invece che un augurio per il nuovo anno, Death to 2020 termina con sarcasmo preannunciando un 2021 ancora peggio. Insomma una vera e propria satira che si fa beffa di tutto e, allo stesso tempo, denuncia tutto.

Secondo Dario Fo “la satira è un’espressione che è nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente”. Death to 2020 rappresenta proprio questo: un’espressione che nasce in un anno di dolore e rifiuta tutte le idee politiche e ideologiche che attanagliano la società moderna. E, anche se la satira non offre soluzioni ai problemi che presenta, riesce nel suo intento liberatorio e desacralizzante.

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