Dopo aver ottenuto ottimi consensi sia di critica che di pubblico con La ragazza del lago, il talentuoso regista Andrea Molaioli porta sul grande schermo una vicenda che ricorda chiaramente il celebre crac Parmalat. Il gioiellino (2011) infatti racconta le vicissitudini di una grande azienda agro-alimentare di nome Leda in continua espansione.

Amanzio Rastelli (Remo Girone), il patròn della suddetta società, è circondato da stretti collaboratori di cui si fida ciecamente, uno su tutti Ernesto Botta (Toni Servillo), un burbero ragioniere totalmente dedito al suo lavoro. In seguito nello staff della Leda si aggiungeranno personaggi di rilievo come Laura Aliprandi (Sarah Felberbaum), la nipote di Amanzio e Filippo Magnaghi (Lino Guanciale), un giovane di talento.

Andrea Molaioli, memore della lezione degli indimenticati Elio Petri e Francesco Rosi, realizza un vero e proprio film d’impegno civile che mette alla berlina il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa.

Il cast è di prim’ordine e annovera autentici fuoriclasse del cinema italiano; Toni Servillo è come al solito sublime nel dar vita ad un uomo metodico e irascibile che al di fuori del lavoro conduce un’esistenza grigia e monotona. La stessa Sarah Felberbaum se la cava egregiamente nei panni di una giovane donna ambiziosa e affascinante che riuscirà a sedurre persino l’inafferrabile rag. Botta. L’inossidabile Remo Girone, dal canto suo, è ineccepibile nell’interpretare un autentico tycoon italiano che non è disposto per niente al mondo a rinunciare al suo gioiellino.

Un plauso va anche al giovane Lino Guanciale che suggella tutto il suo talento nel dar vita ad un individuo onesto e fragile che non riesce a metabolizzare la disonestà che lo circonda. Da menzionare infine il grande Renato Carpentieri che incarna con la consueta maestria che lo contraddistingue un politicante corrotto.

Il gioiellino (2011)

Andrea Molaioli, coadiuvato in fase di sceneggiatura da Ludovica Rampoldi e Gabriele Romagnoli, strizza l’occhio a Oliver Stone e ad Adam McKay regalandoci una pellicola affascinante e coinvolgente dal respiro internazionale che svela i retroscena più infimi del mondo della finanza.

Pertinente a tal proposito risulta essere il seguente aforisma del compianto produttore cinematografico Robert W. Sarnoff: “La finanza è l’arte di far passare i soldi di mano in mano, finché non spariscono.”

Girato tra Acqui Terme, Torino, New York, San Pietroburgo e Mosca, Il gioiellino ai David di Donatello ha ricevuto tre candidature rispettivamente per la miglior attrice protagonista, il miglior direttore della fotografia e il miglior musicista. Ai Nastri d’argento, invece, Mario Iaquone ha conquistato il premio per il miglior sonoro in presa diretta, Sarah Felberbaum si è aggiudicata il prestigioso Premio Guglielmo Biraghi e Toni Servillo ha ricevuto una candidatura per il miglior attore protagonista.

Mi congedo con le seguenti parole satiriche del celebre comico italiano Beppe Grillo fortemente pertinenti col significato intrinseco del lungometraggio in questione: “Come fai a fallire con il latte? Fa tutto la mucca. Te lo mungi, lo vendi e non le dai un cazzo. Ecco perché la mucca è pazza, perché si rende conto che è l’unica che si fa un culo così e non guadagna niente.”

Vi auguro buona visione consigliandovi spassionatamente di non perdervi questo autentico gioiellino del cinema italiano.

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