Al suo quarto film da regista Carlo Verdone porta sul grande schermo Acqua e sapone. Uscita nelle sale nel 1983 l’opera ha un titolo che rievoca Borotalco, vero e proprio exploit verdoniano uscito al cinema l’anno precedente.

Acqua e sapone è un’esilarante commedia degli equivoci che vede come protagonisti Rolando Ferrazza (Verdone), un trentenne laureato che sbarca il lunario facendo il bidello in un convento e Sandy Walsh (Natasha Hovey), una giovane modella americana arrivata da poco a Roma per lavoro. La madre della ragazza, interpretata dalla fascinosa Florinda Bolkan, è fermamente decisa a contattare il celebre teologo Michael Spinetti al fine di fargli impartire lezioni private a Sandy.

Acqua e sapone (1983), regia di Carlo Verdone.
Natasha Hovey e Carlo Verdone in una scena di Acqua e sapone (1983).

Il caso vuole che Rolando lavori proprio nel convento dove risiede l’illustre padre Spinetti. Quando la madre chiamerà Rolando, quest’ultimo si spaccerà per il sacerdote al fine di percepire il generoso compenso di Cinquecento dollari a settimana per fare da insegnante a Sandy. Seguiranno equivoci a non finire.

Etichettata come una delle pellicole minori di Verdone, Acqua e sapone, dietro ad un’apparente banalità, cela in realtà temi di un certo spessore come quello della disoccupazione giovanile e dei cosiddetti “bambini prodigio”. Il primo, più che mai attuale, si riscontra nel personaggio interpretato da Verdone. Rolando infatti è un ragazzo laureato che nonostante ciò si trova momentaneamente a svolgere un lavoro denigrante e poco remunerativo.

Contemporaneamente vediamo l’incantevole Natasha Hovey incarnare l’emblema stesso dell’enfant prodige. Nel corso degli anni il mondo dello spettacolo ha visto sovente transitare giovani che spesso non sono riusciti, a causa della loro giovane età, a reggere il peso della notorietà, finendo loro malgrado nel dimenticatoio.

Pensiamo ad esempio a personaggi come Macaulay Culkin, Andrea Balestri e Giorgio Cantarini tra i tanti. Giovani stelle che non sono riuscite a tenere accesa la fiamma del successo poiché schiacciati dal peso delle aspettative. La protagonista femminile di Acqua e sapone è incessantemente vessata da una madre opprimente e pedante che per il successo sacrifica la figlia adolescente a una vita piena di regole e di impedimenti che stonano con l’età di Sally.

Da menzionare l’ormai iconica Elena Fabrizi, alias Sora Lella. L’intramontabile attrice romana, dopo aver interpretato magistralmente la nonna di Mimmo in Bianco, rosso e Verdone torna ad interpretare il medesimo ruolo anche in questa pellicola. Ruolo che le permetterà di conquistare l’agognato David di Donatello come miglior attrice non protagonista. La scena della telefonata in romanesco è divenuta ormai di culto e spopola sui social.

Coadiuvato in fase di sceneggiatura da Franco Ferrini ed Enrico Oldoini, Carlo Verdone realizza uno script dinamico e coinvolgente capace di affrontare con ironia temi spinosi. Un plauso all’indimenticabile colonna sonora scritta da Vasco Rossi e cantata dagli Stadio.

Correlato con il significato intrinseco del film in questione risulta essere il seguente aforisma dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij: “Questi giovani si rendono conto che il sacrificio della vita è, forse, in molti casi, il più facile fra tutti i sacrifici e che sacrificare, per esempio, cinque o sei anni della propria impetuosa giovinezza a uno studio arduo e faticoso, al sapere, sebbene allo scopo di decuplicare in se stessi le forze per servire quella stessa verità e quella stessa causa che si è presa a cuore e che ci si è proposti di perseguire, è molto spesso superiore alle forze di molti di loro.”

La Sora Lella e Verdone.

Consiglio dunque spassionatamente la visione di questo gioiellino del cinema italiano che induce lo spettatore a servirsi della leggerezza per scrollarsi di dosso le cose che lo tormentano. Proprio come quando ci laviamo le mani sporche con un po’ di acqua e sapone.

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