Devo ammettere che parlare di questo film di animazione mi mette in difficoltà. Avevo pensato a un incipit molto più aspro, ma non sarei riuscita a fare i conti con il mio senso di colpa. Non mi piace esprimere giudizi eccessivamente negativi. Ragion per cui ho deciso di non sbilanciarmi troppo, limitandomi a registrare una mia opinione, naturalmente soggettiva, a cui non nego la possibilità di essere discussa. Anzi! Solitamente quando un film o un libro mi lasciano insoddisfatta e perplessa, spero vivamente di trovarmi in uno di quei casi in cui non sono riuscita a scorgerne il potenziale e che qualcuno con più spirito di osservazione e acutezza di me riesca a illuminarmi sul mio errore di valutazione.

Nell’attesa di questo qualcuno, dovrete accontentarvi della mia acidità.

Ebbene amici, tutta questa premessa per dirvi che siamo arrivati al cinquantunesimo Classico Disney, più comunemente conosciuto come Winnie the Pooh – Nuove avventure nel Bosco dei 100 Acri, diretto da Stephen Anderson e Don Hall e uscito nelle sale nel 2011. Si tratta di un revival di Le avventure di Winnie the Pooh (1977) che segna per la Disney la fine dell’animazione in 2D, così da lasciare spazio alla tridimensionalità e aprire un nuovo capitolo di successi.

Le avventure di Winnie the Pooh (1977)

Il film è sempre ispirato al romanzo di A.A. Milne intitolato Winnie-the-Pooh e anche in questa nuova proposta della storia ritroviamo i vecchi protagonisti, frutto dell’immaginazione del bambino Christopher Robin: l’orsacchiotto Winnie, il maialino Pimpi, Tigro, l’asinello Ih-Oh, il coniglio Tappo, Kanga con il suo cucciolo Roo e il gufo Uffa. Tra una ricerca disperata di miele, una coda smarrita e innumerevoli saltelli tutti i personaggi sono impegnati in varie attività. A un certo punto però l’armonia e la leggerezza di spirito degli animaletti viene turbata dalla minaccia di una misteriosa e dispettosa creatura, l’Appresto, che si sospetta abbia rapito Christopher. Per il gruppo è il momento quindi di mettersi all’opera ed elaborare un piano per contrastare il mostro e liberare così l’amico scomparso.

Come di certo avrete intuito dall’introduzione, il film non è tra quelli che preferisco, anzi onestamente non lo apprezzo molto, ma comunque non è privo di note positive, malgrado la maggioranza, a mio avviso, di quelle dolenti. Per cominciare dalle prime, fortunatamente anche in questa nuova versione del cartone viene conservata la forte presenza del personaggio del narratore che triplica l’esperienza di fruizione del racconto rendendoci contemporaneamente spettatori, lettori e ascoltatori di un libro che è lui a tenere tra le mani. Trovo questa commistione di linguaggi simpatica e, con tutta probabilità, anche stimolante per il tipo di pubblico a cui il film principalmente si rivolge, ossia i bambini. Sempre adottando la loro prospettiva si può scorgere l’altro punto a favore del revival. Sto parlando dei disegni delle ambientazioni e dei personaggi. È naturale che un bosco rigoglioso abitato da teneri animaletti di pezza riesca a solleticare e a divertire l’immaginazione dei più piccoli attratti dalla dolcezza che ciascun personaggio sprigiona.

È sempre dai protagonisti però che dipendono i problemi del film. Mi sembra infatti che le caratteristiche distintive di ciascun personaggio che ci erano state presentate in modo simpatico nella versione del 1977, in questo film vengano esageratamente accentuate fino a sfiorare il ridicolo e a provocare addirittura irritazione. Winnie the Pooh è letteralmente ossessionato dal miele; Pimpi si fa comandare a bacchetta dall’orsacchiotto senza opporsi; Uffa è estremamente egocentrico e pedante nell’ostentazione della sua conoscenza; Kanga, l’unico personaggio femminile, viene completamente ignorata e relegata in secondo piano a fare la maglia; Ih-oh ti trascina insieme a lui nell’abisso della sua tristezza. Insomma si sfocia in un’eccessiva caratterizzazione dei protagonisti che disturba lo spettatore. Posso capire che si voglia far comprendere molto bene ai bimbi la morfologia delle emozioni e delle personalità così da imparare a conoscerle e a distinguerle al meglio, ma credo che si sia puntato troppo su questi aspetti, a tal punto da far apparire i personaggi piuttosto ingenui e a tratti poco svegli.

In conclusione, il mio consiglio è di evitare questa nuova versione e di rifarsi esclusivamente alla prima se si vuole fare la conoscenza del mondo di Winnie the Pooh. Se proprio non potete fare a meno di vederla, allora vi e mi auguro che possiate diventare quel famoso qualcuno capace di farmi cambiare idea su questo film. Ci spero tanto!

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