Malcolm & Marie arriva su Netflix il 5 Febbraio 2021, prodotto dalla stessa piattaforma dai tentacoli globali. Il marketing dell’era digitale è, come al solito, non paragonabile alle gigantesche campagne delle major per promuovere il nuovo Fast and Furious del caso. Qualche post su Facebook e Twitter, qualche articolo della stampa di settore americana, that’s it.

Il film è stato girato interamente durante l’imperante pandemia di Covid-19 dal regista Sam Levinson, alla terza avventura nei feature film. Inizialmente dubbioso, data la continua spazzatura sfornata da Netflix in tempi recenti (lontano è il tempo in cui Netflix era solo l’affascinante creatura che aveva creato House of Cards), mi sono fatto affascinare dalla presenza di Zendaya e George David Washington nonché dalla bravura di Sam Levinson, showrunner di Euphoria, magnifica serie targata HBO .

In un momento di caos generale nel mondo dell’intrattenimento USA, Zendaya e Sam Levinson iniziano a collaborare sull’idea che diventerà Malcolm & Marie. A Levinson viene l’idea di incentrare il film sul litigio tra un regista e la fidanzata, la quale si è dimenticato di ringraziare dopo la premiere del suo film.

Malcolm & Marie - Netflix
Malcolm e Marie nello shot utilizzato da Netflix per la promozione del film

Levinson ha scritto le prime 60 pagine dello script in 10 giorni, per poi completarlo dopo che George David Washington si era unito al progetto. L’attore stava aspettando l’uscita nei cinema di Tenet, con la paura che fosse l’ultimo progetto che avrebbe fatto per molto tempo, e ha deciso di partecipare la progetto.

Il film è stato girato allla Caterpillar House di Carmel, California. Il luxury resort era infatti chiuso agli ospiti e disponibile all’affitto per la produzione del film. La scelta del luogo dove girare è ricaduta proprio sulla giurisdizione di Carmel, unico luogo in California dove era possibile girare senza uno specifico permesso. La casa è uno dei co-protagonisti del film, con la sua architettura aperta e i suoi lunghi corridoi essa contribuisce alla creazione della tensione nei vari botta e risposta di Malcolm e Marie.

Arrivati alla location, il cast e la crew hanno dovuto sottoporsi alla quarantena di 14 giorni mentre Levinson completava lo script. La produzione, con l’aiuto di epidemiologi americani,  ha organizzato un sistema per far lavorare ogni dipartimento artistico separatamente, ogni membro dotato di mascherine e idratazione adeguata. I protocolli Covid-19 hanno diviso i ruoli della crew in due: durante il giorno la produzione lavorava al set, mentre la sera Levinson girava coadiuvato solamente dal direttore della fotografia Marcell Rév.

Il film è girato in bianco e nero, simbolo dell’astrazione del litigio tra i due protagonisti. La pellicola parla di Hollywood ed è piena di zeppa di references, che vanno dalla Golden Age alla contemporaneità. La frizione che si instaura tra i protagonisti non è un litigio di coppia, bensì una riflessione sul medium e sui suoi critici, che Levinson affida alle parole di Malcolm.

La diatriba parte da un avvenimento concreto, il mancato ringraziamento di Malcom verso Marie. Malcolm si sarebbe ispirato, per la storia del suo ipotetico film, alla vita da ex-tossica di Marie e la ragazza gli recrimina il mancato ringraziamento nonché il mancato casting come attrice protagonista. In un epico monologo recitato da George David Washington, Sam Levinson prende di mira la stampa di settore americana. Da qualche anno i film americani devono sempre passare sotto l’occhio censore di una stampa sempre volta alla ricerca del messaggio, della grande morale dietro ogni opera. Lo stile del regista e l’atmosfera creata debbono diventare quasi secondari, gregari di un presunto significato umanitario-sociale (?) che i film devono avere.

Sempre più film statunitensi sono diventati pregnati da messaggi moraleggianti, focalizzati a privilegiare certe visioni del mondo piuttosto che a creare un’opera d’arte con stile e visione unici. Malcolm & Marie è un film che riflette su questa triste realtà e che potrebbe non piacere agli eye-ball della critica americana e non.

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