Dopo il successo del film omonimo diretto da Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, La mafia uccide solo d’estate è diventata una serie televisiva per la regia di Luca Ribuoli. Anche stavolta si cerca di dare una rappresentazione vera e spietata di Cosa Nostra, ma allo stesso tempo questo morbo è descritto attraverso gli occhi di un bambino.

La mafia uccide solo d’estate.

Nel corso degli anni la televisione e il cinema hanno raccontato la Mafia in ogni sua sfaccettatura. Tra i film più famosi che hanno per protagonista Cosa Nostra è doveroso citare veri e propri capolavori come Il padrino, I cento passi e Il giorno della civetta. Sul fronte delle serie TV, tra quelle che meglio hanno saputo raccontare il fenomeno mafioso ci sono indubbiamente La piovra, Il capo dei capi e il più recente Gomorra.

Dopo questo excursus vado a parlare de La Mafia uccide solo d’estate, serie televisiva italiana di successo andata in onda per due stagioni su Rai 1 dal 2016 al 2018. Questa serie, rispetto a quelle realizzate finora sulla criminalità organizzata, ha una peculiarità, ovvero racconta il fenomeno mafioso attraverso il punto di vista di un fanciullo. Espediente questo recentemente usato con successo in bellissime opere come Jojo Rabbit e Padrenostro.

La mafia uccide solo d’estate si svolge nella Palermo di fine anni ’70 e racconta le vicissitudini della famiglia Giammarresi, composta dai coniugi Lorenzo (Claudio Gioè) e Pia (Anna Foglietta), dal figlio Salvatore (Edoardo Buscetta), dalla figlia Angela (Angela Curri) e da Massimo (Francesco Scianna), il fratello di Pia. Questi individui cercheranno, chi più chi meno, di restare fedeli a se stessi nonostante la Mafia si avviluppi incessantemente sulle loro esistenze. Lorenzo è indubbiamente il più integerrimo di tutti e rifugge qualsivoglia raccomandazione di stampo mafioso.

Pia è un’insegnante frustrata a causa del fatto che dopo tanti anni ancora non le hanno assegnato la cattedra che meriterebbe. Salvatore è il vero protagonista del film, tanto che la voce fuori campo di Pif racconta le cose dal suo punto di vista. Salvatore è un bambino sensibile e curioso che si pone innumerevoli domande su cosa sia realmente la mafia. Infine abbiamo Angela, un’adolescente ribelle alla disperata ricerca dell’amore e Massimo, il meno intransigente della famiglia. Massimo infatti non ha remore nel chiedere favori al fine di facilitarsi la vita.

Parallelamente alle vicende di questi personaggi Luca Ribuoli, coadiuvato in fase di sceneggiatura da Stefano Bises, Michele Astori e dallo stesso Pif, racconta le vicende realmente accadute dei protagonisti della cosiddetta Guerra di mafia, che scoppiò in quegli anni e che vide contrapposte la mafia palermitana e quella corleonese. Contemporaneamente vediamo coloro che hanno avuto il coraggio di combattere tenacemente contro questa terribile piaga sociale atavica. La serie infatti esalta giustamente autentici eroi del calibro di Boris Giuliano, Rocco Chinnici, Mario Francese, Piersanti Mattarella, Gaetano Costa e tanti altri. Persone che hanno dato la propria vita per la libertà. Pif in un’intervista affermò di voler fare con questa serie TV una vera e propria “crociata” contro la Mafia che doveva arrivare sino alla morte di Falcone e Borsellino. Tuttavia, l’artista palermitano annunciò con rammarico che la Rai non intendeva realizzare una terza stagione.

Claudio Gioè, dopo aver interpretato il boss Totò Riina ne Il capo dei capi, si ritrova paradossalmente ad interpretare un ruolo che ne è l’antitesi. Lorenzo è un uomo retto e coscienzioso che è combattuto costantemente tra la voglia di cambiare le cose e la paura di farlo. La Foglietta è come al solito straordinaria nel calarsi nei panni di una donna forte e fragile al tempo stesso; a differenza di Lorenzo, essa subisce vagamente il fascino del male. Infine non si può non menzionare Francesco Scianna. Egli è sublime nel dar vita ad un uomo vitale e ironico che inconsciamente si fa più scrupoli di quanto sembri.

La mafia uccide solo d’estate ridicolizza Cosa Nostra in modo irresistibile. Nel corso delle puntate infatti vediamo un Totò Riina vessato dalla sua sconfinata ignoranza, Tommaso Buscetta vittima della sua presunta virilità, e Vito Ciancimino annichilito dalla sua stessa ferocia. Il regista de Il commissario Manara e La squadra mostra allo spettatore quanto sia difficile convivere quotidianamente con la Mafia senza farne parte. Essa infatti s’insinua in ogni singolo aspetto del contesto sociale palermitano e non solo.

La mafia uccide solo d'estate. La serie televisiva diretta da Luca Ribuoli.
Francesco Scianna in una scena della serie.

Consiglio dunque a tutti voi di guardare questa serie disponibile su Raiplay. Mi congedo con le seguenti parole dello scrittore italiano Luigi Garlando; parole fortemente pertinenti con il significato intrinseco de La mafia uccide solo d’estate. “Quando la pianta è ancora piccola è più facile raddrizzarla. Più cresce storta, più sarà difficile farlo dopo. Anche da piccoli si può combattere contro il mostro. Abituarsi alle prepotenze, scambiarle per leggi giuste, è già un modo di perdere la guerra. Difendere le proprie figurine è già un modo per vincerla”.

Leggi anche: In guerra per amore – Pif, in guerra per la legalità.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here