Il cinema non è solo semplice intrattenimento. Esso è anche un modo per scoprire personaggi che nel corso dei secoli hanno davvero cambiato la storia del mondo. Sacco e Vanzetti sono i simboli di una libertà ricercata nel paese di cui si pensava esserne la culla. In verità l’America in questo preciso contesto ha dimostrato che le idee democratiche di uguaglianza e tolleranza non siano state altro che una terribile illusione.

Sacco e Vanzetti (1971), regia di Giuliano Montaldo.
Riccardo Cucciolla e Gian Maria Volonté nei panni di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.

Il processo a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti è diventato col tempo l’emblema della disparità, della disuguaglianza e di una politica repressiva che era ed è presente anche nella presunta terra delle opportunità. Il film di Giuliano Montaldo del 1971 ricostruisce fedelmente gli eventi iniziati la notte del 9 maggio 1920 e che poi si sono conclusi con la condanna a morte avvenuta il 23 agosto 1927.

Sacco e Vanzetti – La trama

Bartolomeo Vanzetti (Gian Maria Volonté) è un pescivendolo piemontese trasferitosi in America per cercare fortuna. Nicola Sacco (Riccardo Cucciolla) è un calzolaio originario di Foggia, anche lui negli Stati Uniti per vivere in maniera più decente. Entrambi vivono a Boston ed entrambi fanno parte di un gruppo di anarchici; razza particolarmente mal vista nella societá wasp.

Una sera, mentre stanno per partecipare ad un comizio per discutere sull’affare Salsedo, un loro compagno misteriosamente volato dalla finestra del Bureau of Investigation di New York, Vanzetti e Sacco vengono fermati dalla polizia che, frugando nelle loro tasche, trova una rivoltella. Portati di corsa alla centrale di polizia vengono interrogati per ore ed ore prima di essere sbattuti in cella. Pochi giorni dopo i due sono ufficialmente accusati di aver partecipato alla rapina avvenuta al calzaturificio Slater & Morril di South Braintree e di aver ucciso a colpi di pistola il cassiere Albert Parmenter e la guardia giurata Alessandro Berardelli.

Le prove della loro innocenza, che sarebbe facilmente dimostrabile, vengono costantemente fatte sparire o ricoperte da accuse e indizi creati per l’occasione. A guidare il lungo processo è il giudice Webster Thayer il quale da subito è intenzionato a processare i due uomini; in più occasioni, infatti, si ritroverà a descrivere gli accusati come bastardi anarchici. Tuttavia il processo dura sette anni; durante questo lungo periodo gli avvocati difensori di Sacco e Vanzetti sono costretti ogni volta a scontrarsi contro il sistema giudiziario americano, che fa di tutto pur di bloccare ulteriori sviluppi a loro vantaggio. Per ultimo, l’intervento del governatore Fuller. Quest’ultimo, nonostante dubiti sulla colpevolezza dei due italiani, non li salverà dalla sedia elettrica; al contrario, userà tutto questo caso mediatico e la loro morte per portare a termine quella politica contro i nemici dello stato e della cosiddetta libertà americana.

Pochi giorni prima del verdetto, Vanzetti rilascia in aula un discorso: “Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra, non augurerei a nessuna di queste creature ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un anarchico, e davvero io sono un anarchico; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano. Se voi poteste giustiziarmi due volte, e se potessi rinascere altre due volte, vivrei di nuovo per fare quello che ho fatto già”.

L’arringa finale di Vanzetti è il monito che riecheggia nelle menti libere o soppresse degli innocenti; nel film di Montaldo questi due personaggi ritrovano una perfetta veridicità grazie alla recitazione di Volonté e di Cucciolla. Sacco e Vanzetti è probabilmente uno dei più famosi, nonché uno dei migliori, film giudiziari mai diretti nella storia del cinema. Montaldo, noto per film socialmente impegnati ma anche per thriller e drammi unici come Il giocattolo, Gli intoccabili, Giordano Bruno e Gli occhiali d’oro, restituisce la voce agli oppressi della storia attraverso una narrazione fredda, lineare, lucida. Così com’è lucida la purezza dei due Italiani.

Il regista, vincitore del David di Donatello alla carriera e quello come migliore attore protagonista nel film Tutto quello vuoi, si circonda di grandi attori italiani e inglesi come i già citati Cucciolla e Volonté. Da citare anche Cyril Cusack nella parte dell’algido avvocato Frederick Katzmann e Milo O’Shea nei panni dell’avvocato difensore Fred Moore. A questi si aggiunge la straordinaria colonna sonora composta da Ennio Morricone e la canzone Here’s to You cantata da Joan Baez. Questa perla musicale è diventata col tempo un vero e proprio inno alla libertà e all’uguaglianza.

Sì, Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre idee, che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire!

Lettera di Nicola Sacco al figlio Dante

La vicenda di Sacco e di Vanzetti s’inserisce in un contesto politico, sociale e culturale funestato dall’aumento della criminalità e dal diffondersi di una possibile rivoluzione anarchica e comunista. Proprio in America i due italiani hanno affrontato pene terribili e ingiuste. Pene che alla fine li hanno portati alla morte per mano di un paese liberale che, tuttavia, mostrava le sue paure e incertezze nei confronti di individui ritenuti sovversivi e feccia. L’America che ha sempre cercato di difendere le proprie radici e i propri fondamenti costituzionali, ha creato crepe in un paese che ancora oggi è motore dell’economia; allo stesso tempo è anche lo specchio della modernità, da una parte, e della disuguaglianza dall’altra.

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