Venerdì 19 giugno 2021, nella splendida cornice della Rocca del Leone di Castiglione del Lago il cinema è tornato protagonista. Dopo Pupi Avati e il suo Lei mi parla ancora, Castiglione Cinema accoglie Francesco Bruni e il suo Cosa sarà, film autobiografico con Kim Rossi Stuart, Lorenza Indovina e Barbara Ronchi. Il regista livornese, sceneggiatore fidato di Paolo Virzì, è stato accolto sul palco della kermesse organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e gli è stato consegnato il Premio Castiglione Cinema 2021 – RdC incontra.

Accolto sul palco da Valerio Sammarco, critico e giornalista della Rivista del Cinematografo, Bruni ha raccontato della genesi del suo film, della sua evoluzione da sceneggiatore a regista e della sua filosofia di cinema, per cui la vita viene prima.

Cosa sarà è un film autobiografico: “Questo è un film autobiografico– racconta Bruni -perché racconta la mia malattia. Nello stesso periodo anche Mattia Torre stava affrontando lo stesso percorso, purtroppo con un esito diverso. Sono stato in costante collegamento con lui, a fare a gare a chi avessi i valori migliori. Lui era un maestro nel raccontarsi con umorismo.”

“In questo film- continua –mi sono mosso tra il dramma e l’umorismo facendo attenzione a non eccedere né da una parte né dall’altra. Per me è stato un processo naturale, come tirare un calcio a un pallone per un calciatore.”

Cosa sarà di Francesco Bruni (2020)
Kim Rossi Stuart è Bruno Salvati in Cosa sarà (2020)

Il protagonista è una sorta di alter ego dello stesso Francesco Bruni: “Kim Rossi Stuart interpreta questo regista, di nome Bruno Salvati, incapace di scendere a compromessi nel suo lavoro e che si trova ad affrontare un tumore del sangue.  Grazie al suo lavoro sul set ho dovuto riconoscergli il ruolo di cosceneggiatore. Intorno a lui- prosegue -ci sono quattro donne che gli sono superiori in tutto. A cominciare dal primario, interpretato da mia moglie Raffaella Lebboroni. Il protagonista non è un eroe ma è pieno di difetti. La malattia è occasione di metterlo di fronte ai suoi difetti e debolezze. Le donne rivendicano il loro ruolo mentre si rivela la fragilità maschile.”

“I personaggi virtuosi in commedia non interessano, per questo i miei protagonisti sono pieni di difetti” aggiunge. “C’è l’idea che il regista, essendo una figura pubblica, sia sempre un uomo di successo. Bruno Salvati, invece, è campione di quei registi non inseriti nelle maglie del sistema e che non hanno voluto scendere a compromessi. Anch’io ci sono passato e ho voluto rendere omaggio ai colleghi.”

Francesco Bruni ha esordito alla regia solo nel 2011, con il film Scialla, nonostante una carriera lunga ormai trent’anni: “Quando sei uno sceneggiatore– spiega -sei un gregario di lusso e interpreti la sensibilità dei colleghi. Invece, scrivendo per se stessi si racconta un proprio stile. La mia avventura come regista nasce per caso quando Beppe Caschetto mi chiese di scrivere una commedia sulle corna. Non avendone esperienza, almeno da quello che so, proposi di scrivere una commedia sul conflitto genitori-figli. Me ne propose poi la direzione e accettai.”

Una scena da Scialla (2011)

“Il set è un mondo a sé, ed esclude chi non ne fa parte. Inizialmente ne fui terrorizzato” racconta. “Prima di presentarmi sul set di Scialla chiamai Paolo Virzì e gli dissi che mi stavo cagando sotto. Mi disse di fare attenzione a Vladi, l’attrezzista: <Se lo vedi cupo parlaci che qualcosa va storto, se invece è sereno vai tranquillo.> Il giorno dopo, sul set della scuola, inizia a spostare dei banchi e questo Vladi mi disse: <Vedi quella sedia con scritto regista? Stai là>.”

Prima della proiezione del film, c’è stato tempo anche per presentare una prima edizione critica sul cinema di Francesco Bruni, scritta da Claudia Munarin per la Fondazione Ente dello Spettacolo: “La monografia La vita viene prima. Il cinema di Francesco Bruni nasce come tesi di laurea magistrale in lettere moderne alla Cattolica. Scoprii- racconta l’autrice -che alcuni amici potevano mettermi in contatto con Bruni, il regista di Scialla e altri film che avevo amato. Dopo la tesi c’è stata la possibilità di approfondire il lavoro in una modalità meno accademica come libro nato dall’incontro con Francesco Bruni e Paolo Virzì.”

Il libro è stato accolto positivamente dallo stesso regista livornese che ha confessato come lo abbia aiutato a rimettere in fila i propri ricordi.

La grande lezione di cinema di Francesco Bruni offerta al pubblico di Castiglione Cinema può essere riassunta dal seguente scambio di battute con Claudia Munarin:

-Mi ha colpito molto che ha domande precise su come avevate avuto alcune idee te e Virzì rispondevate di non sapere come aveste fatto…
-Questo perché l’ispirazione non si sa da dove viene.

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