Il Gattopardo è un kolossal del 1963 diretto da Luchino Visconti. Il regista di Senso, Rocco e i suoi fratelli e Ossessione, dirige un cast di attori internazionali come Burt Lancaster, Alain Delon e Claudia Cardinale per allestire la trasposizione coinematografica del romanzo omonimo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Il Gattopardo, regia di Luchino Visconti.
Il Gattopardo (1964). Una scena del film.

Gattopardismo, o Gattopardite, è un termine entrato nel vocabolario della lingua italiana e sta a significare il facile adattamento delle classi dominanti, o di quelle che furono le classi dominanti, all’interno di un nuovo contesto sociale e politico; naturalmente mantenendo invariato il proprio status e il proprio potere. Praticamente una delle beffe più grandi che potessero avvenire in Italia, oltre agli interminabili problemi che ci hanno sempre seguito, sin da quella storica unione del 1861. Il Gattopardo è probabilmente uno dei più celebri romanzi della letteratura italiana; l’opera in questione parla proprio degli eventi immediatamente precedenti all’Unità. Il film narra di quegli uomini, come il principe di Salina, che decisero di sposare la causa unionista proprio per non perdere la propria egemonia.

Il Gattopardo non è solo un grande romanzo che descrive una delle tante magagne politiche e sociali di questo paese. Nel 1963, sotto la regia di Luchino Visconti, il libro è diventato un Epic Movie inestimabile, un colossale film in costume famoso in tutto il mondo non solo per le interpretazioni degli attori o per la regia; soprattutto, per una storia nascosta che raramente ci raccontano a scuola. Nessuno vuole sapere di come quegli stessi mali che affliggevano l’Italia prima dell’unità ci hanno seguito fino a qui. È sempre più bello e di sicuro più avvincente ascoltare le imprese di Peppino Garibaldi e dei suoi Mille, dell’incontro a Teano con il Re o del saggio e diplomatico Conte di Cavour.

Ogni epoca ha avuto il suo Gattopardo, ogni regime e ogni nuovo governo vedrà le stesse facce riproporsi all’infinito, cambiare stendardo e poltrona. Ciò che non cambia sarà sempre la certezza che quel potere verrà mantenuto per sempre a scapito delle classi sociali più basse e marginalizzate. Romanzi come Il Gattopardo di Lampedusa o Il sorriso dell’ignoto marinaio di Vincenzo Consolo danno una versione diversa della storia; vera ma non sempre epica, casta e dignitosa. Film come quello di Visconti con la forza delle immagini si annovera tra i film più belli del cinema italiano; e il suo valore non fa che crescere nel momento in cui nuove generazioni di cinefili scoprono uno dei capolavori della Settima Arte.

Il Gattopardo – La trama

Burt Lancaster nei panni del Principe di Salina.

Con lo sbarco di Garibaldi a Marsala e il cambio di rotta, Don Fabrizio Corbera, principe di Salina (Lancaster), appartenente ad un’antica famiglia dell’aristocrazia siciliana, teme che con l’Unità d’Italia promossa dai Savoia, i suoi titoli e il suo potere possano per sempre svanire. Tuttavia, viene persuaso dall’amato nipote Tancredi (Delon) il quale, arruolatosi con i garibaldini, fa intendere allo zio che appoggiare l’unione sia l’unico modo perchè non perdano tutto ciò che hanno. “Bisogna che tutto cambi, se vogliamo che rimanga com’è”, dice il giovane ad un certo momento, mentre il suo patriottismo di facciata cresce con l’amore che nutre per la bella Angelica (Cardinale), figlia del rozzo Calogero Sedara (Paolo Stoppa), uomo di umili origini che aveva però fatto carriera nella politica.

Nel frattempo Don Fabrizio giunge ormai alla conclusione che l’aristocrazia decadente debba mescolarsi con la nuova borghesia e con la nascita di un nuovo stato. Egli rifiuta la carica di senatore del nuovo regno d’Italia ma comunque capisce di essere riuscito nell’impresa. Il principe Salina, come tutti i componenti della sua nobile famiglia, passano da una metà all’altra dell’800; sia avviano verso un futuro distante dall’antico regime che poi arriverà, pian piano, a sfociare nel ventesimo. Don Fabrizio passa da un’epoca all’altra e senza il minimo sforzo; eppure, e questo si vede alla fine della pellicola, capisce di essere anche lui una reliquia no degna per quella nuova era.

“Noi fummo i gattopardi, i leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene; e tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”

Don Fabrizio Corbera, principe di Salina

Dall’uscita un pò fiacca alla fama eterna

Il momento in cui i garibaldini arrivano in Sicilia.

Accusato di aver promosso le parole di un conservatore e reazionario come Lampedusa, il film di Visconti fu all’inizio criticato molto duramente e su più fronti. Da una parte c’era il Partito Comunista Italiano, che non vedeva di buon occhio il romanzo. Per questo motivo il regista, noto per le sue idee comuniste, decise di allegare alla versione originale alcune scene che mostravano lotte contadine e operaie. Un escamotage inutile, che non risparmiò critiche da parte della sinistra e di molti intellettuali che tacciarono l’opera di Visconti come anti-storica.

Dall’altra parte, invece, c’era sempre lei a mettere i bastoni fra le ruote: l’America. Anche stavolta, come spesso era successo con opere europee e italiane, il produttore statunitense rimontò il film di Visconti senza alcune scene; il film fu accorciato di più di mezz’ora. Questo contribuì al fallimento oltre oceano mentre in Europa Il Gattopardo venne sì osteggiato, ma anche osannato come un meraviglioso affresco e immortale capolavoro. Burt Lancaster, che nella pellicola veste i panni del protagonista, cercò inutilmente di fare uscire il film originale negli Stati Uniti. Solo a distanza di anni l’opera fu finalmente fatta girare così come l’aveva pensata inizialmente il regista. Anzi, con il tempo finì per essere accettata e santificata da registi del calibro di Martin Scorsese. Il film, inoltre, fa parte della lista dei 100 film italiani da salvare.

Gli interpreti e le scene memorabili

Che le interpretazioni di attori come l’americano Lancaster e il francese Delon siano davvero memorabili questo è un fatto risaputo. Il primo ottenne la parte senza il consenso totale di Visconti, che invece avrebbe preferito Laurence Olivier. Tuttavia, la recitazione sobria e naturale di Lancaster convinse non solo il regista ma anche il pubblico. Nel 1976 l’attore statunitense tornò nuovamente in Italia, stavolta sotto la regia di Bernardo Bertolucci. In Novecento, infatti, Lancaster interpreta il vecchio proprietario terriero Alfredo Berlinghieri; anche lui, come il principe di Salina, sa che il cambiamento è vicino e come lui capisce di essere solo un cimelio ammuffito.

Delon, che tre anni prima aveva già lavorato con Visconti nel film Rocco e i suoi fratelli, si ritrova ora ad interpretare il giovane e passionario Tancredi che, tornato dalla sua impresa fra le fila garibaldine, segue lo zio e nel frattempo si lascia coinvolgere dall’amore per Angelica Sedara; ques’ultima interpretata da una giovanissima Claudia Cardinale. Attorno ai tre personaggi principali, compaiono altri grandi interpreti del cinema italiano come Romolo Valli, nella parte di Padre Pirrone, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Serge Reggiani, Giuliano Gemma e Terence Hill.

La famosa scena del valzer sulle note di Giuseppe Verdi.

Per quanto riguarda alcune sequenze, potremmo stare tutta la notte ad elencare quali sono le più belle. Di sicuro tutte quelle in cui sono fedelmente ricostruite le battaglie più importanti avvenute in Sicilia dopo l’arrivo di Garibaldi. Grazie alla fotografia di Giuseppe Rotunno, tutto il film è costellato di scene che ci trasportano nella Sicilia di quegli anni. Eppure Il Gattopardo non sarebbe il monumento che è senza la famosa sequenza del Valzer ballato da Lancaster e Cardinale alla fine del film.

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