Rudy Ray Moore è il personaggio realmente esistito attorno al quale ruota il film di Craig Brewer, Dolemite Is My Name. Un biopic del 2019 interpretato da un redivivo Eddie Murphy, che dopo tre anni lontano dal set, torna a fare l’attore.

Dolemite Is My Name (2019).
Dolemite Is My Name (2019), regia di Craig Brewer.

Noto soprattutto per aver inventato il personaggio di Dolemite, Moore è stato uno dei fautori di una comicità spinta, dissacrante e oscena che riuscì ad attecchire negli anni ’70, in particolar modo negli ambienti della società afroamericana. Brewer (Footloose, Black Snake Moan) dirige per la prima volta uno dei volti della comicità americana e nera in un biopic davvero distante dai film che per anni Murphy ha interpretato.

Dolemite Is My Name (2019) – La trama

In un momento ben preciso della storia degli Stati Uniti, in cui il panorama artistico, quello comico in particolare, era ancora dominato dalla commedia bianca, Rudy Ray Moore riesce a fare la differenza e a trasformare quell’umorismo imbellettato e spesso scontato in una comicità dissacrante, sessualmente esplicita. Insomma una novità che fece subito scalpore: comici odierni come Ricky Gervais, Louis C.K., e lo stesso Murphy, devono molto a innovatori come Moore.

Dopo una serie di lavori, per lo più fallimentari, come il ballerino e il comico durante la guerra, Moore trova lavoro al negozio di dischi Dolphin’s of Hollywood, e lì resta fino al miracoloso incontro con uno sconosciuto senzatetto che gli racconta le avventure sconce e depravate di un tale Dolemite. Folgorato da questa scoperta, Rudy ruberà le divertenti parabole dello sconosciuto trasformandosi ben presto in una leggenda; un simbolo non solo di una comicità ma anche di un’intera etnia. Etnia che in America combatte ancora oggi per i propri diritti e per la libertà.

Murphy come Moore, emblema della commedia nera

A differenza dei ruoli precedenti, quello di Dolemite è un personaggio estremamente rivoluzionario, impostosi in un periodo storico in cui emerse il culto della comicità di colore, quella afroamericana soprattutto. Di quegli stessi anni si ricordano anche pellicole che erano inizialmente destinate ad un pubblico di colore e che facevano parte di quella corrente artistica che passerà alla storia con il nome di Blaxploitation: Blacula, di William Crain, resta uno degli esempi di questo genere.

Con Mike Epps, Craig Robinson, Wesley Snipes e Snoop Dog nella parte di Roj, Dolemite Is My Name è una divertente commedia biografica su di un uomo che ha contribuito a cambiare le cose, e che ha permesso che la chiusa e impaurita società bianca si aprisse anche a quella afroamericana. Il film di Brewer racconta le fasi salienti della vita di questo comico. Murphy, anche lui rappresentante della commedia statunitense, è, sulla stessa scia di Moore, un artista che, grazie alla stand up comedy, alla gavetta al Saturday Night Live, e a film indimenticabili come Il professore matto, Una poltrona per due e alla saga di Beverly Hills Cop, ha davvero contributo affinché anche l’ironia nera diventasse non solo un genere, ma anche uno stile di vita.

A un anno di distanza dalla realizzazione di Dolemite Is My Name, Brewer dirige nuovamente Murphy nel film Il principe cerca figlio, sequel del cult del 1988, Il principe cerca moglie, diretto a suo tempo da John Landis. Con Dolemite, Murphy e Brewer riescono, a loro modo, a creare un qualcosa molto più allettante. Con il film successivo quell’aria di apparente novità sembra già svanita.

Dolemite Is My Name, infatti, risarcisce l’ormai sessantenne Murphy che ultimamente non era riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda. Molti erano stati i flop commerciali che avevano pesato sulla carriera e sulla reputazione di uno degli attori più amati dal pubblico non solo americano. Da Norbit in poi, passando per Piacere Dave, Immagina che… e Una bugia di troppo, si potrebbe parlare della fase calante di Murphy. Tuttavia, il film di Brewer ha permesso all’attore, comico e cantante di tirare su la testa, anche se per un breve periodo di tempo.

Craig Brewer e Eddie Murphy.

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