In ogni sorpasso che facciamo c’è sempre una minima percentuale di rischio, ma in talune circostanze non possiamo fare altro che superare i mezzi  che ci stanno davanti e proseguire imperterriti per la nostra via, confidando nelle proprie capacità e nella buona sorte. Ciò è ineludibile in quanto in strada come nella vita ci sono degli ostacoli che vanno inevitabilmente superati per andare avanti.

Dino Risi, uno dei più apprezzati registi italiani di sempre, si serve della suddetta metafora esistenziale per raccontare ne Il sorpasso la storia di due personaggi agli antipodi. Il primo, interpretato dall’indimenticato Vittorio Gassman, porta il nome di Bruno ed è l’emblema del classico romano millantatore e caciarone mentre Jean Louis Trintignant, nei panni di un giovane studente di nome Roberto, incarna il classico ragazzo timido ed impacciato che deve ineluttabilmente superare le proprie fobie per provare a vivere un’esistenza appagante.

I due protagonisti, dopo un incontro casuale avvenuto in una Roma ferragostana, si ritroveranno ad intraprendere insieme un viaggio improbabile all’insegna della goliardia e della bella vita. Il giovane si lascerà guidare da Bruno per tentare di superare una ad una tutte le sue paure; Risi però non si dimentica di ricordare intrinsecamente allo spettatore che c’è un limite che non deve essere superato in quanto, citando il noto scrittore francese Philippe Labro: “Non bisogna mai andare più veloci della propria velocità.”

Uscito nelle sale cinematografiche nel 1962, Il sorpasso strizza l’occhio al neorealismo offrendo allo spettatore uno spaccato della società italiana degli anni ’60, ovvero quella del cosiddetto boom economico, periodo storico in cui nel nostro paese imperversavano gioia e benessere e nel quale regnava un’ atmosfera di ottimismo contagioso che avvolgeva la nostra penisola da nord a sud.

Possiamo affermare con certezza che Il sorpasso rappresenta un capolavoro senza eguali del nostro cinema che non può e non deve essere dimenticato. Il regista di Profumo di donna e I Mostri riesce, alla stregua di molti autori dell’immarcescibile commedia all’italiana, a precorrere i tempi facendo prevalere nel lungometraggio in esame la disonestà e la superficialità di Bruno rispetto al candore e all’onestà di Roberto. Negli anni a venire infatti, dopo il miracolo economico, saranno individui dozzinali come quello interpretato da Gassman a dominare la scena italiana.

Coadiuvato in fase di sceneggiatura da Ettore Scola e Ruggero Maccari, Dino Risi riesce ad eludere il bozzettismo spicciolo, dando vita a personaggi complessi e sfaccettati. E se l’eclettico Gassman, qui scevro da ogni parvenza di manierismo, è superlativo nell’interpretare questa irresistibile canaglia tracotante, Trintignant se la cava altrettanto egregiamente nel dar vita a questo giovane insicuro, offrendo una performance misurata che esula da qualsivoglia gigionismo. I due dimostrarono di avere una forte alchimia dando vita a scene memorabili. Da menzionare risultano essere inoltre una giovane e affascinante Catherine Spaak nel ruolo della figlia di Bruno e il compianto Claudio Gora in quello del suo fidanzato, per usare un eufemismo, maturo.

Inserito meritatamente nella prestigiosa lista dei 100 film italiani da salvare, Il sorpasso, autentico archetipo del road movie, è impreziosito inoltre dalla splendida colonna sonora curata dal maestro Riz Ortolani che per l’occasione mise nel film pezzi molto in voga in quel periodo come Quando, quando, quando, St Tropez Twist, Per un attimo, Vecchio frak, Guarda come dondolo e Pinne, fucile ed occhiali per citarne alcuni.

Pensate che in origine il soggetto del film era stato scritto per Alberto Sordi; Rodolfo Sonego infatti, sceneggiatore feticcio di Sordi, ne ha rivendicato sovente la paternità. Mario Cecchi Gori, il produttore della pellicola, non era d’accordo sul finale e fece una scommessa con Risi. Qualora nell’ultimo giorno di riprese ci fosse stato brutto tempo si sarebbe girato il finale voluto da Cecchi Gori mentre in caso contrario il pluripremiato regista milanese avrebbe girato la sequenza che aveva scritto senza intralci. Cosa che poi avvenne.

Mi congedo con le parole pronunciate da Gassman, alias Bruno Cortona, durante una sequenza molto significativa dell’opera in questione. Queste corrispondono al significato più recondito di questa intramontabile pellicola e sono le seguenti: “A Robè, che te frega delle tristezze. Lo sai qual’è l’età più bella? Te lo dico io qual’è. È quella che uno c’ha giorno per giorno. Fino a quando schiatta… Si capisce.”

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