Per non fare confusione con l’omonimo singolo di Ben E. King del 1961, Stand By Me uscì in Italia con il sottotitolo “ricordo di un’estate”. Tratto dal racconto The Body di Stephen King, quattro anni prima del successo di Misery, il regista Rob Reiner porta sul grande schermo un’opera del celebre scrittore americano.

Stand By Me: Ricordo di un’estate. (Da sinistra) Will Wheaton, Jerry O’Connell, Corey Feldman e River Phoenix.

Film dal gusto agrodolce; non proprio una commedia ma un piccolo e gradevole dramma adolescenziale. Stand By Me è una pellicola interpretata da ragazzini ma rivolta forse ad un pubblico più adulto, che ritrova nell’avventura dei quattro amici tutta la giovinezza ormai smarrita.

Anche il racconto di King, infatti, a differenza dei suoi classici come The Shining o IT, rifiuta la dimensione fantastica e sanguinolenta, per realizzare una storia più verosimile e al contempo incredibilmente nostalgica. Come nel testo, così nel film del 1986, ritroviamo tematiche e tratti cari alla letteratura di Stephen King, come l’amicizia, l’avventura e la presenza di giovani protagonisti.

Stand By Me: ricordo di un’estate – La trama

Gordon Lachance, uno scrittore di mezza età, interpretato per l’occasione dal pacato Richard Dreyfuss, apprende da un articolo sul giornale della morte di Chris Chambers, suo amico d’infanzia e compagno di tante avventure. Avventure come quella che Gordie, come spesso veniva chiamato, si ritrova a scrivere e raccontare, mentre nella sua mente riaffiorano i ricordi.

L’azione si sposta indietro, nella Castle Rock degli anni Cinquanta. Gordie, Chris, il grassottello Vern Tessio e l’esagitato Teddy Duchamp, stanno cercando qualche idea per trascorrere le assolate e assopite giornate estive. Ad un certo momento vengono a sapere della morte di Ray Brower, un loro coetaneo che si era allontanato per una passeggiata e non era più tornato a casa. Si scopre che il corpo del ragazzo è vicino alla ferrovia, e i quattro amici vogliono recuperarlo per diventare eroi agli occhi di tutti.

Richard Dreyfuss nei panni dell’adulto Gordie Lachance.

Naturalmente Brower è solo un pretesto per permettere ad ognuno di loro di superare i propri problemi e paure. Gordie vuole vedere il cadavere per poter realizzare e superare la morte del fratello maggiore Danny, morto pochi mesi prima a causa di un incidente. Chris, da fare suo, vuole mettere fine a tutte le dicerie sul suo conto. Il ragazzo infatti è visto dall’intera comunità come un ladro e uno scapestrato, proprio come il padre e il fratello; riportare a casa il corpo di Ray Brower potrebbe essere un modo per acquistare finalmente simpatia ma soprattutto stima.  Tale viaggio permetterà infatti a Chris di confessare a Gordie il suo sogno, quello di voler andare via da Castle Rock per rifarsi una vita migliore, e a Gordie di confidare al migliore amico il dolore che ancora prova per Danny.

Tuttavia, tutti i componenti del gruppo compiono questa specie di spedizione come ultima birbonata prima della fine dell’estate, e cioè nel momento in cui dovranno andare al ginnasio, prendendo ognuno la propria strada. Tale episodio segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, dalla quiete e anche tediosa vita di Castle Rock verso un futuro diverso e sicuramente più distante.

La giovinezza e l’età adulta secondo Stephen King

Racconto e film di formazione ambientati, come spesso accade, nell’allegorica e idealizzata cittadina di Castle Rock che, alla pari della Macondo di Cent’anni di solitudine o de I funerali della Mamá Grande di Gabriel Garcia Marquez, fa di un piccolo e utopico angolo d’America il centro del mondo. E infatti King c’entra davvero il bersaglio, attraverso la rappresentazione degli Stati Uniti degli anni Cinquanta, periodo della sua infanzia e adolescenza.

Uno dei maestri della letteratura fantastica e dell’orrore, regala al pubblico un sentito e affezionato omaggio alla sua giovinezza e a quella di chiunque possa riconoscersi nelle peripezie di Gordie, Vern, Chris e Teddy. Come avviene anche nel celebre It, King racconta un pezzo di vita che non torna più, se non nei ricordi: King narra e favoleggia dell’età più bella, spensierata e ingenua di un essere umano, ma stavolta senza l’impiego di un’immagine maligna e simbolica come quella di Pennywise. C’è comunque, anche qui, la presenza del pericolo e del male, che trovano una concretizzazione nella figura dello scapestrato Ace Merrill.

Kiefer Sutherland in una scena del film.

La breve opera di King è un requiem a una fase dell’esistenza in cui l’amicizia è una delle poche cose che contano; un momento in cui si può essere ciò che si vuole attraverso l’immaginazione e la speranza. Speranza che a volte si ferma o muore con l’età adulta, e se questo sembra confermarsi con Vern e Teddy, per Chris e Gordie, invece, quei sogni sembrano avverarsi. Gordie diventerà infatti uno scrittore e Chris riuscirà ad andare via dal piccolo villaggio e dalla sua famiglia diventando avvocato.

Rob Reiner coglie l’essenza di King

Rainer cambia il titolo originale optando per Stand By Me, rifacendosi alla celebre canzone del già citato Ben E. King; canzone che ritorna durante tutto il film, scandendo le sue parti più importanti. Allo stesso modo dello scrittore, Reiner coglie in pieno il melodramma e la nostalgia, riuscendo a ricreare l’atmosfera del libro.

Magnifica ricostruzione degli Stati Uniti degli anni Cinquanta, ma soprattutto splendida l’interpretazione degli attori, fra le quali è doveroso menzionare quella di Kiefer Sutherland, nella parte del delinquente Ace Merrill, e quella dell’allora sedicenne River Phoenix. L’attore, che sarebbe morto solo sette anni più tardi, mostra già la sua bravura con il personaggio di Chris Chambers. La prematura morte ha privato il cinema di un attore eccezionale, anche se poi l’eredità è stata raccolta dal fratello minore Joaquin, che l’ha usata non solo per celebrare la memoria del fratello, ma allo stesso tempo anche per distaccarsene un po’, cercando un’autonomia e uno spessore che ha poi trovato grazie al film di Todd Phillips, Joker.

Foto di famiglia: River Phoenix assieme a suo fratello Joaquin.

A questi attori si aggiungono anche Will Wheaton, Jerry O’Connell, John Cusack e Corey Feldman, noto per aver vestito un anno prima i panni di Clark Devereux nel cult di Richard Donner, I Goonies. Fra i tanti rifacimenti cinematografici delle opere di Stephen King, come Le ali della libertà o The Mist, Stand By Me: Ricordo di un’estate è senza ombra di dubbio uno dei più intensi e famosi. Rob Reiner, dopo un breve periodo come attore comico, passa dietro alla macchina da presa. Fra tutti i suoi indimenticabili film, questo è forse uno dei più belli e personali.

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