Smetto quando voglio è un film italiano del 2014 girato da Sydney Sibilia. Primo capitolo di una fortunata saga composta da altri due capitoli: Masterclass e Ad honorem.

Con una serie di interpreti di grande successo, tra cui il recentemente scomparso Libero de Rienzo, il film è stato nominato a numerosi premi.

Smetto quando voglio
Libero de Rienzo interpreta Bartolomeo

La trama

Pietro (Edoardo Leo) è un ricercatore sottopagato che si mantiene dando ripetizioni a irriverenti studenti delle superiori. Stanco di sprecare il proprio talento, decide di creare una task force di ricercatori e laureati in vari ambiti per dare una svolta alla propria vita.

Smetto quando voglio è una denuncia allo stato italiano, uno stato corrotto che non finanzia i giovani e l’educazione, uno stato che genera una fuga di cervelli sempre più consistente. Infatti, come mette in evidenza l’opera, in Italia più si è preparati più è difficile trovare lavoro e, ancora di più, è impossibile sostenersi facendo il ricercatore di professione.

Pietro chiama a raccolta una schiera di personaggi super laureati per mettere sù una banda di spacciatori. Il gruppo sintetizza una nuova droga che, non facendo parte della lista delle sostanze illegali, può essere venduta senza cadere nel reato di spaccio. Tuttavia la vendita della sostanza stupefacente porterà il gruppo ad affrontare varie peripezie e inconvenienti.

I personaggi di Smetto quando voglio

Alberto (Stefano Fresi) è un chimico che, avendo perduto i finanziamenti per la sua ricerca, per guadagnarsi da vivere fa il lavapiatti in un ristorante cinese. Sarà lui a creare la molecola perfetta per sbancare nel mercato di stupefacenti di Roma.

Mattia (Valerio Aprea) e Giorgio (Lorenzo Lavia) sono due esperti latinisti che lavorano come benzinai. Forse i due personaggi più divertenti del film con le loro esclamazioni in latino nei momenti più impensabili.

Arturo (Paolo Calabresi) è un archeologo che lavora per l’università per una paga da fame. Sarà lui a procurarsi gli strumenti, rubandoli dai laboratori universitari, per produrre la droga. Andrea (Pietro Sermonti), invece, è un antropologo disoccupato.

Infine Bartolomeo (Libero de Rienzo) è un’economista che cerca di arrotondare con il poker, un pezzo immancabile nella banda dei ricercatori. Non si può avviare un’attività senza il parere di un esperto di economia.

Conclusioni su Smetto quando voglio

Smetto quando voglio è un film che funziona perché con ironia fa riflettere su un grande problema italiano, quello della mancanza di finanziamenti per la ricerca e della mancanza di sbocchi professionali consoni a un livello di preparazione accademico elevato.

Esemplare la scena in cui Andrea deve fingere di non essere laureato, modificando il proprio modo di parlare e vestire, per essere assunto in una officina meccanica. Per fingersi ciò che non è utilizza proprio la sua laurea in antropologia che gli permette di sapere come si comporta un meccanico medio e imitarlo.

La disperazione dei personaggi del film è una disperazione reale che moltissimi giovani soffrono nel nostro paese. Mentre nel film questi giovani si improvvisano spacciatori, nella realtà se ne vanno dall’Italia alla ricerca di un paese che sappia valorizzarli. Si calcola che i giovani che lasciano l’Italia per motivi di studio e lavoro siano di più degli immigrati che entrano nel paese.

Smetto quando voglio si conclude senza offrire una soluzione al problema ma criticando la via dell’illegalità. Insomma, la risposta non è utilizzare la proprio conoscenza in attività illecite, anche se la disperazione è tale da far prendere in considerazione questa opzione a molti giovani. La questione rimane aperta ma la denuncia è forte, presente e si protrae nei due successivi capitoli della saga. Una saga che ha per la prima volta portato l’attenzione su un problema profondo della gioventù italiana.

Una scena tratta dal secondo capitolo della saga.

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