A distanza di quattro anni tornano sul grande schermo le vicissitudini di Monica (Paola Cortellesi) e Giovanni (Antonio Albanese). In Come un gatto in tangenziale i due, socialmente agli antipodi, finivano per mettersi insieme. Nel sequel invece vediamo che la relazione tra Monica e Giovanni si è già conclusa. L’espediente per farli rincontrare sarà l’arresto di Monica, la quale chiederà aiuto a Giovanni per uscire dal carcere.

Dopo il grande successo del primo film, il talentuoso Riccardo Milani realizza un secondo capitolo decisamente all’altezza del precedente. Il regista di Scusate se esisto! e Il posto dell’anima non si limita a riproporre pedissequamente la medesima formula del primo lungometraggio bensì riesce mirabilmente a fare di Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto un bellissimo film di denuncia che esula dal suo predecessore.

Paola Cortellesi e Antonio Albanese suggellano la loro proverbiale alchimia dando vita a sequenze da antologia. Essi inoltre sono affiancati da attori di prim’ordine come Claudio Amendola, Sonia Bergamasco e le new entry Sarah Felberbaum e Luca Argentero. La prima interpreta la nuova compagna di Giovanni mentre Argentero incarna un giovane sacerdote che si prodiga molto per aiutare concretamente il prossimo.

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Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto è un’imperdibile commedia all’italiana garbata ed intelligente che affronta tematiche sociali importanti come la violenza sulle donne, l’importanza incontrovertibile dell’arte nella società e il ruolo della chiesa ai giorni nostri.

Non mancano inoltre omaggi a veri e propri capolavori della settima arte come Shining, Il settimo sigillo e Dramma della gelosia. L’ormai premiata ditta Milani\Cortellesi, marito e moglie nella vita, dimostra in ogni pellicola che porta sul grande schermo di conoscere molto bene il cinema. I loro lavori poggiano su basi solide e niente è mai lasciato al caso. Anche in scene all’apparenza banali si cela spesso un significato intrinseco che lo spettatore più sensibile può riuscire a carpire.

Correlato con il senso più recondito del film in questione risulta essere il seguente aforisma del noto scrittore italiano Massimo Bisotti: “Nessuna storia è mai perfetta e c’è sempre qualcosa che dobbiamo essere disposti a perdere di noi stessi per poter poi trovare qualcosa di più grande e ancora sentirci a casa.”

Con l’ausilio di Giulia Calenda, Furio Andreotti e dalla stessa Paola Cortellesi, Riccardo Milani partorisce uno script equilibrato e brillante, che comunica palesemente al pubblico che con la cultura si mangia! D’altronde, come ha asserito Claudio Abbado, “la cultura permette di distinguere tra bene e male, di giudicare chi ci governa. La cultura salva.”

In definitiva consiglio spassionatamente la visione di questo film. E mentre Monica e Giovanni sono ritornati a Coccia di Morto noi facciamo una bella cosa: torniamo al cinema!

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